ANGELO SANTE BASTIANI – AMBESA’ IL DIAVOLO BIANCO

  

Angelo Sante Bastiani, già da bambino era ammaliato dall’Africa. Appena ventiduenne, col grado di caporale, si offrì volontario per l’Africa Orientale e vi giunse giusto in tempo per partecipare alla guerra d’Abissinia, scoppiata il 3 ottobre 1935. Da poco indossato il nuovo grado di caporal maggiore, partecipò, con la 1^ Divisione Eritrea, alla battaglia di Mai Ceu dove si distinse come portaordini, per coraggio ed abnegazione, meritandosi la sua prima Decorazione al Valor Militare. Terminata quella campagna, con la promozione a sergente, cominciava ad apprezzare i guerrieri indigeni per la lealtà e la forza in combattimento che dimostravano. All’epoca, l’esercito coloniale usava arruolare in bande irregolari tali guerrieri, mettendoli sotto il comando di ufficiali particolarmente carismatici che fossero quindi in grado di ottenere rispetto da parte di quegli uomini dal carattere particolarmente forte. Bastiani chiese al comando di Dessié, dal quale dipendeva, di poter arruolare un Banda di irregolari tutta sua, ma il grado di sergente che indossava all’epoca gli valse una momentanea risposta negativa.

Alcuni mesi più tardi, considerando le indubbie qualità militari da lui dimostrate, il Comando autorizzo Bastiani a costituire la “sua” banda. Egli arruolo, con l’aiuto di due sottufficiali ascari, centosessanta elementi scelti con attenzione e rigore, tra i fieri guerrieri Amhara. La banda venne impiegata quasi subito – giusto il tempo di un breve addestramento – nella zona del Mes dove i Ras ribelli si erano rifugiati in massa con i loro uomini e destavano non poche preoccupazioni ai comandi militari coloniali italiani. Il coraggio ed il carisma di Sante Bastiani divenne quasi subito leggendario, prima tra gli uomini della sua banda, che cominciarono a chiamarlo Ambesà Bastiani (Bastiani il leone), poi anche tra i ribelli. Essi, più che non volersi sottomettere alla dominazione italiana, continuavano a combattere una guerriglia infinita tra di loro, creando così un clima di incertezza e di rischio sociale inaccettabile.

La Banda Bastiani giocò un ruolo eccellente nell’attività antiguerriglia. Dopo aver conquistato Ghiscià, raggiunse zone dell’altipiano abissino (il Mens, l’Ambassel, Mishe Mariam, il Beghemeder, il Lasta) che, fino a quel momento, erano santuari della guerriglia abissina. Sante Bastiani e i suoi non solo non incontrarono quasi resistenza, ma furono accolti benissimo dalle popolazioni locali, fortemente taglieggiate dai ribelli. Il Ras Teddesciè era uno dei più accaniti taglieggiatori. La Banda Bastiani lo scovò e lo inseguì fino al passo Mincì dove ingaggio una battaglia brevissima ma decisiva. La fama di Bastiani era all’apice. Ormai egli era “Ambesà”, cioè “Leone”.

Nella battaglia di Darentà fu ferito ad un braccio da un colpo di scimitarra. Nell’aprile 1940 un altro colpo di scimitarra lo ferì ad una gamba. Ancora non era guarito che venne colpito all’altra gamba. Non potendo stare in piedi e dovendo dare battaglia al capo shiftà Iggigù, utilizzò una barella di fortuna, costruita utilizzando due fucili come bastoni, con cui si fece portare in prima linea e diresse l’attacco. Naturalmente Iggigù fu sonoramente battuto. Dopo la vittoria, Bastiani fu obbligato al ricovero ospedaliero. Tornò abile il 28 novembre 1940 e, per non abbandonare ancora gli uomini della sua banda, rinunciò alla licenza di convalescenza di trenta giorni che gli era stata prescritta.

Ormai era in corso la seconda guerra mondiale e gli inglesi sfruttavano la ribellione dei shiftà a loro favore. La Banda Bastiani venne inviata nel Semien a combattere il degiacc Negasc che si era asserragliato sull’Amba Cinerfà. Il Negus spalleggiava il capo ribelle che aveva messo una taglia di 10.000 talleri sulla testa di Bastiani. Quest’ultimo, ora chiamato dai suoi uomini “Diavolo zoppo”, con una manovra particolarmente ardita, svolta avanzando su tre direttrici parallele, conquistò l’Amba Cinerfà, meritandosi un’altra Medaglia d’Argento al Valor Militare e un incremento della taglia da parte di Negasc. Ma Bastiani era talmente rispettato che nessuno gli torse un capello. La guerra però volgeva al peggio. Il comando di Gondar contava forze impari, tra le quali la banda Bastiani era un reparto di punta. Bastiani fu richiamato in fretta e furia a Zerimà, dove c’era un fortino saldamente in mano italiana. La banda vi giunse ad aprile 1941. Poco dopo il fortino venne preso d’assedio dai ribelli di Negasc. Bastiani contrattaccò con i suoi che si si batterono come leoni e, dopo lunga e sanguinosa battaglia, spezzarono l’assedio e raggiunsero Debrivar. Per questa brillante azione, il generale Nasi promosse Bastiani sottotenente per merito di guerra.

Vicino a Debrivar sorge la montagna di Uolchefit dove 1500 uomini, al comando del tenente colonnello Gonella, erano appostati a difesa. Tra di essi la Banda Bastiani che il 27 aprile, con un attacco di sorpresa, catturò una postazione di artiglieria inglese che batteva le nostre linee. Successivamente il 22 giugno, nella battaglia del passo Cina, Bastiani catturò Ras Aielu Burrù che, solo per l’intervento del “Diavolo zoppo” non venne linciato dai “leoni di Uolchefir”. La guarnigione resistette a tutti gli attacchi meno che a quelli della fame. Le forze italiane, nella posizione in cui si trovavano, non potevano essere rifornite e quando esaurirono i viveri, e mangiarono tutti gli animali disponibili, dovettero arrendersi. Il 24 settembre il tenete colonnello Gonella fu autorizzato a trattare la resa agli inglesi.

Bastiani era posizionato a Debarek. Riunì i suoi uomini, tagliò in piccoli pezzi la stoffa verde della bandiera della sua Banda e ne consegnò uno a ciascuno dei suoi guerrieri. Il 28 settembre gli italiani si arresero e ricevettero l’onore delle armi. Tra di essi anche la Banda Bastiani. Quando Angelo Sante Bastiani prese commiato dai suoi uomini, essi passarono uno ad uno davanti al loro capo e gli baciarono la mano, mentre lui rispondeva loro col saluto militare: fu una scena commovente ed esaltante al tempo stesso, che desto ammirazione soprattutto tra gli inglesi.

Antonio Daniele

 

NOTE BIOGRAFICHE

Nato a Licciana Nardi (Mass-Carrara) il 31 ottobre 1913, a 19 anni svolgeva l’apprendistato di giornalista presso un quotidiano di La Spezia. Appassionato di poesia e di pittura, militava in un Gruppo Futurista, Nel 1933 si arruolò volontario come semplice sodato era l’inizio della carriera che lo avrebbe condotto ad essere il soldato italiano in assoluto più Decorato al Valor Militare.  Volontario nel 3° Cacciatori in Libia nel 1933, operò a Tripoli e poi a Bengasi. Nell’aprile 1935 sbarcò a Massaua col grado di Caporalmaggiore e fu assegnato al comando della 1^ Divisione Eritrea, nei cui ranghi partecipò nel 1936 alla Guerra d’Etiopia, distinguendosi nella battaglia di Mal Ceu. Militare di carriera, fu assegnato in servizio alla Banda di Dessiè (le truppe coloniali indigene erano organizzate in “bande”), poi intorno al settembre 1937, con il grado di Sergente gli fu affidata una banda irregolare che portò il suo nome, con cui operò fino alla resa di Gondar nel 1941. Durante una fase di tale battaglia (episodio di Uolchefit) in un contrattacco condotto all’arma bianca alla testa della “Banda Bastiani”, ottenne la distruzione del presidio nemico e la rioccupazione del passo Cinà. Nel corso di questa occupazione Angelo Bastiani catturò personalmente ras Ajaleu Burrù e per questo alla fine della guerra venne decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare. Più volte fu promosso per merito di guerra (a Sergente Maggiore nel 1940, a Sottotenente nel marzo 1941) e pluridecorato durante la sua permanenza in Africa Orientale nel periodo 1936-1941 (cinque Medaglie d’Argento, una di Bronzo, una Croce di Guerra, oltre alla Medaglia d’Oro, tutte al Valor Militare). Congedato con il grado di Generale, Angelo Bastiani è morto a Roma il 19 giugno 1996 a 83 anni. L’eroe di guerra da 22 anni era Presidente Nazionale del “Gruppo Medaglie d’Oro”. Sui suoi ricordi Leonida Fazi ha scritto un libro dal titolo: “Una leggenda africana vera: Bastiani il Diavolo Bianco”

 DECORAZIONI AL VALOR MILITARE

Medaglia d’Oro

«Comandante di una banda d’irregolari, la guidava contro forti nuclei di ribelli, trascinando ed animando con l’esempio i propri gregari. Durante un combattimento, rimasto con metà degli uomini a causa delle perdite subite, teneva salda la posizione, contrattaccando ripetutamente il nemico alla baionetta e spezzando la morsa che l’avversario stava stringendo attorno al suo reparto. Ricevuto l’ordine di ripiegare, con pochi uomini, ritardava l’azione dei ribelli. Esempio di coraggio e di elevato sentimento del dovere.»  Meschà Uollalè, Irrata Mens, 5 febbraio 1938.

Medaglia d’Argento

«Comandante di banda indigeni, si distingueva per capacità, spirito d’iniziativa ed esemplare ardimento nei combattimenti di Passo Assellei, Deivà Ghiorghis e Ambessà Masserià. Nel combattimento di Siftà Cuolisà, si lanciava impetuosamente alla testa dei propri uomini, all’attacoc di forti posizioni nemiche. Dopo lungo ed aspro combattimento, superando notevoli difficoltà di terreno, riusciva ad infrangere, nonostante le sensibili perdite, l’accanita resistenza nemica. Inseguiva poi con impeto travolgente, per lungo tratto, l’avversario al quale infliggeva gravi perdite.» — Passo Assellei – Deivà Ghiorghis – Ambessà Masserià Siftà Cuolisà (A.O.I.), 4-7 aprile 1938 -13 ottobre 1938 -6 luglio 1939.

Medaglia d’Argento

«Valorosissimo sottufficiale comandante di banda sempre distintosi per virtù militari, perizia, valore personale, audacia. Alla testa della sua banda si lanciava all’attacco di una munitissima posizione tenacemente difesa; la raggiungeva tra i primi, ingaggiava furiosa lotta corpo a corpo, infliggendo all’avversario gravi perdite ed obbligandolo alla fuga. Lo inseguiva, penetrava profondamente nello schieramento avversario, catturando un ras – il maggiore esponente della ribellione – armi, materiali e prigionieri. Esempio sommo di virtù militari.»  Passo Cinà, 22 giugno 1941.

Medaglia d’Argento

«Comandante di una banda, colpito a morte l’ufficiale comandante di altra banda con la quale trovavasi in ricognizione in terreno difficile ed insidiato da forti formazioni nemiche, benché ferito, assumeva il comando dei due reparti e, dando e controllando l’esecuzione degli ordini e animando gli uomini con la parola e con l’esempio, proseguiva l’azione che ultimava brillantemente con l’occupazione di importanti posizioni dalla quali batteva efficacemente il nemico costringendolo a retrocedere mentre predisponeva, organizzava e proteggeva lo sgombero dell’ufficiale ferito – poi deceduto – e delle altre perdite della giornata sino al posto di medicazione. Rientrava a missione ultimata in perfetto ordine dopo aver inflitto ai nemici rilevanti perdite. Già distintosi in precedenti azioni per capacità di comando, spirito di sacrificio e sprezzo della vita.»  Libò Ghiorghis, 16 gennaio 1940.

 Medaglia d’Argento

«Sottufficiale comandante di banda regolare più volte distintosi per valore e capacità di comando. In un duro contrattacco contro formazioni ribelli e numerose forze regolari nemiche che avevano conquistato una nostra importante posizione, con ardimento e perizia trascinava i propri ascari all’assalto e dopo violenta lotta, poneva in fuga l’avversario infliggendogli gravissime perdite. Superba figura di combattente e trascinatore.» Debarek, 28-31 maggio 1941.

Medaglia d’Argento

«Sottufficiale dotato di coraggio ed arditezza non comune, ha dato cosciente prova di cosciente capacità di comando di reparti coloniali, che ha sempre condotto a molteplici e brillanti operazioni belliche. Con una banda ai suoi ordini attaccava decisamente preponderanti forze nemiche, riuscendo a sconfiggerle. Riattaccato da rinforzi sopraggiunti sosteneva brillantemente l’azione e benché ferito una seconda volta nella giornata, continuava, dalla barella, ad infiammare ed incitare i suoi gregari, che lanciati all’assalto, disperdevano definitivamente i nemici in fuga. Non lasciva il reparto, ma ne guidava il rientro, dopo aver provveduto al recupero dei caduti e dei feriti. Magnifico esempio di alte virtù militari.» Cam-Cam, 22 aprile 1940.

Medaglia di Bronzo

«Comandante di banda indigeni, durante un arduo combattimento svoltosi in terreno aspro e boscoso, trascinava ripetutamente all’attacco i propri uomini, dando prova di slancio e di non comune ardimento. Contrattaccato, reagiva prontamente ed alla testa del reparto, dopo ardua lotta ravvicinata, travolgeva la tenace resistenza nemica. Inseguiva poi l’avversario per lungo tratto e gli infliggeva nuove gravi perdite.» Livò Ghiorghis (A.O.I.), 28-29 novembre 1939.