ALFREDO SERRANTI E VITTORIO MENEGHINI – M.O.V.M. DI NOVEMBRE

  

SERRANTI ALFREDO

Maggiore s.pe. CC – I gruppo Carabinieri mobilitato in A.O.

Diplomatosi in ragioneria nell’Istituto tecnico Leonardo da Vinci a Roma, si arruolò volontario nel 1915 nel 26° artiglieria da campagna col quale partecipò alla prima guerra mondiale durante la quale raggiunse il grado di tenenet di complemento. Trasferito a domanda nell’Arma dei CC. col proprio grado nel 1920, fu assegnato alla tenenza di Bologna e, successivamente, alla legione allievi di Roma, dove rimase fino al 1924. Destinato al R.C.T.C.  (Regio Corpo Truppe Coloniali) della Tripolitania, vi fu promosso capitano nel 1931. Rimpatriato, prestò servizio nel gruppo squadroni della legione di Roma e poi nella legione di Palermo fino al 1936 allorché partì per la Somalia. Assegnato prima alle bande autocarrate dei CC., con la promozione a maggiore nel 1938, fu trasferito alle Truppe Amara. Alla dichiarazione di guerra, nel giugno 1940, assumeva il comando del gruppo CC. di Gondar

«Nel corso di aspro e sanguinoso combattimento, instancabile nell’accorrere con pieno sprezzo del pericolo nei punti più minacciati, infondeva nei propri subordinati tenacia, saldezza, alto senso di abnegazione, indomito ardore combattivo. In successiva lotta serrata e cruenta contro preponderanti forze avversarie guidava carabinieri e zaptié al compimento di epiche gesta. Colpito una prima volta da arma da fuoco, rifiutava di farsi medicare per non lasciare il suo posto alla testa dei propri uomini che, attorno a lui, s’immolavano numerosi nella visione ideale della Patria e nell’adempimento del dovere. Travolto da una furibonda mischia all’arma bianca e trafitto da una tremenda baionettata che gli squarciava l’addome, raccoglieva le languenti forze per lanciare al nemico l’ultima sfida e rivolgere, ai pochi superstiti, le ultime parole d’incitamento alla più strenua resistenza. Fulgido esempio di eroismo che nobilita le tradizionali virtù ed il secolare valore dell’Arma. Culqualber (Africa Orientale), 13 – 21 novembre 1941.»

Altre decorazioni al Valor Militare;

Medaglia di Bronzo

«Con sprezzo del pericolo dava rinnovata prova del suo sereno coraggio abituale, slanciandosi volontariamente, attraverso ad una zona scoperta ed intensamente battuta dal tiro nemico, ed animando i dipendenti con l’esempio, disponeva energicamente per lo isolamento di un incendio sviluppatosi in seguito a tiro avversario fra una colonna di autocarri carichi di munizioni, in prossimità di un deposito pure di munizioni. Alto Sabotino, 27 settembre 1917.»

Medaglia di Bronzo

Durante otto giorni di accanita lotta, si recava, spontaneamente in linea per meglio aggiustare il tiro della batteria cooperando validamente, col fuoco dei suoi pezzi, ad arrestare l’avanzata nemica. Montello, 23 giugno 1918.»

Medaglia di Bronzo

«Vicecomandante di banda CC.RR. autocarrata in aspro combattimento e durante il rastrellamento di zone ancora occupate da nuclei nemici annidati in caverne, fu esempio costante di coraggio e sprezzo del pericolo, contribuendo col suo valoroso contegno al pieno successo del compito affidato alla banda. Gunu Gadu (A.O.), 24 aprile 1936.»

///////////////////////

MENEGHINI VITTORIO

Capitano di Fregata s.p.e. M.M.

Uscito guardiamarina dall’Accademia Navale di Livorno nel 1921, due anni dopo era promosso sottotenente di vascello; nel 1926 tenente di vascello e nel 1935 capitano di corvetta. Mobilitato in quell’anno per esigenze di carattere eccezionale, partecipò alla campagna etiopica imbarcato sul sommergibile H1 e sulla San Giorgio. Fu poi a Monfalcone capo ufficio allestimento sommergibili ed a La Spezia al Comando Superiore. Promosso capitano di fregata nel gennaio 1940, prese imbarco prima sul sommergibile Foca e poi sul Micca, distinguendosi al comando di quest’ultimo, in una difficile, rischiosa azione di minamento delle acque antistanti la base navale di Alessandria, portato felicemente a termine nonostante la violenta reazione nemica. Il 25 febbraio 1943 assumeva il comando del cacciatorpediniere Euro nella base navale di Lero. Dopo l’armistizio, allo scopo di sottrarre la sua nave alle ininterrotte incursioni aeree tedesche, la trasferì nella baia di Pasteni, dove scoperta dalla ricognizione aerea nemica veniva colpita ed affondata in seguito ad improvviso bombardamento.

«Ufficiale superiore, comandante in guerra di sommergibile, secondo di incrociatore, e finalmente comandante di cacciatorpediniere, affondata la propria unità assumeva volontariamente il comando di zona della difesa costiera di piazzaforte marittima d’oltremare violentemente attaccata da forze aeree, navali e terrestri, dopo avere dato ripetute prove di bravura e valore. Nel lungo assedio subito, controbatteva molto efficacemente la soverchiante offesa aerea, prima da bordo e successivamente con le batterie della zona affidatagli e rinforzata con i naufraghi del suo equipaggio e le armi recuperate dal cacciatorpediniere. Quando già l’intera piazzaforte era caduta, resisteva ancora nella sua zona e cessava il fuoco solo dopo aver avuto conferma dell’ordine generale che rendeva ogni ulteriore lotta inutile spargimento di sangue. Caduto in mano ad un nemico ingeneroso e feroce, suggellava con il sangue una vita tutta dedita all’adempimento del dovere e riconfermava in tal modo sublime i diritti della Patria su quelle terre lontane così strenuamente contese al tedesco invasore. Esempio alle future generazioni marinare di alte virtù militari e di comando.» Lero, 8 settembre – 17 novembre 1943.

Altre decorazioni al Valor Militare:

Medaglia d’Argento

“Comandante di sommergibile posamine, eseguiva la difficile missione affidatagli davanti ad una base nemica, nonostante la violenta e persistente reazione avversaria, dimostrando cospicue doti di coraggio, tenacia e perizia nella condotta dell’unità al suo comando“ Mediterraneo Orientale, giugno 1949