ORLANDO DE TOMMASO E VINCENZO GIUDICE – M.O.V.M. DI SETTEMBRE

  

DE TOMMASO ORLANDO

Capitano s.p.e., Le­gione Allievi Carabinieri

Compiuti i primi studi ad Oria, si trasferì con la famiglia a Taranto dove consegui la maturità classica. Chiamato alle armi nel settembre 1916 ed assegnato al 1° rgt. genio, poco dopo fu ammesso alla Scuola Militare di Modena in qualità di all. uff. di cpl. Nominato aspirante ufficiale nell’aprile 1917, raggiunse in zona d’ope­razione il 265° rgt. fanteria «Lecce» col quale combatté a Raccogliano, al Vip­pacco e sul Faiti durante la 11ª battaglia dell’Isonzo. Sottotenente nel luglio dello stesso anno e tenente nel marzo 1918, prestò successivamente servizio nel 79° rgt. di marcia, nel 32° fant. mobilitato e nel 240° rgt. «Brig. e Pesaro». Congedato nel giugno 1920, l’anno dopo si arruolò nel Corpo della R. Guardia e allo scioglimento di esso, fu trasferito col grado di tenente in s.p.e. nell’Arma dei CC. dal 1 ° febbr. 1923. Dopo avere comandata la stazione di Tagliacozzo, fu messo a disposizione della legione territoriale di Roma dall’agosto 1924 e nel 1930 ot­tenne un encomio per l’opera di soccorso prestata nella zona di Melfi colpita dal terremoto. Passato alla legione di Milano nel marzo 1932, con la promozione a capitano, nel 1937, ritornò a Roma, alla legione allievi. Dal giugno 1940 al febbr. 1941, fu assegnato al Comando Superiore dei CC. dello S.M. mobilitato. Il 9 sett. 1943, al comando della 4ª comp. del II btg., inviato a rinforzo della Divisione Granatieri di Sardegna duramente impegnata alla Magliana, alle porte di Roma, contro la Div. paracadutisti germanica, sacrificava la vita nel tentativo di soccorrere un carabiniere ferito nello strenuo combattimento al caposaldo n. 5.

“Comandante di compagnia allievi carabinieri impegnata per la difesa della capitale, nella riconquista di importante caposaldo che truppe tedesche avevano strappato dopo sanguinosa lotta a reparto di altra arma, mosse all’attacco con slancio superbo, trasfondendo nei suoi giovanissimi gregari grande entusiasmo ed alto spirito combat­tivo. Dopo tre ore di aspra ed alterna lotta, in un momento decisivo delle sorti del combattimento, per trascinare il suo reparto inchiodato dal fuoco nemico a poche centinaia di metri dall’obiettivo e lanciarlo contro l’ultimo ostacolo, non esitava a balzare in piedi allo scoperto, sulla strada furiosamente battuta, affrontando coscientemente il su­premo sacrificio. Colpito a morte da una raffica di arma automatica, cadeva gridando ai suoi carabinieri: «Avanti! Viva l’Italia». Il suo grido e il suo olocausto, galvanizzando il reparto, lo portarono d’im­peto, in una nobile gara di eroismi, alla riconquista dell’obiettivo.” Magliana di Roma, 9 settembre 1943.

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GIDICE VINCENZO

Maresciallo maggiore, Guardia di finanza

Appartenente a nobile famiglia che aveva dato anche uomini illustri tra i quali un senatore del Regno, si arruolò nella Guardia di Finanza nel 1911 raggiun­gendo nel 1928 il grado di maresciallo maggiore. Aveva partecipato alla prima guerra mondiale con la 15ª comp. mobilitata del VI btg. Durante il secondo conflitto mondiale fece parte della Brigata mobilitata dell’Apuania, con compiti di difesa costiera e dal 1° maggio 1941 della legione di Firenze. Alla data dell’armistizio comandava il distaccamento di Bergiola Foscalina,

“Sottufficiale della guardia di finanza, avvertito che la rappresa­glia tedesca si apprestava a mietere vittime innocenti fra la popola­zione civile, si presentava al comandante la formazione «SS» ope­rante offrendo la propria vita pur che fossero salvi gli ostaggi tra i quali la moglie e i figli. Di fronte all’obiezione essere egli un militare, si liberava prontamente della giubba ed offriva il petto alla vendetta nemica. Crivellato di colpi, precedeva i civili sull’altare del martirio.” Bergiola Foscalina di Carrara, 16 settembre 1944.