9° REGGIMENTO ALPINI

  

Motto:   “Ad ardua super alpes patria vocat”

Festa:    23 aprile – anniversario dei combattimenti sul fronte russo (1941).

Sede:     L’Aquila – Caserma “G. Pasquali”

Mostrina: fiamma a due punte di colore verde

 

Stemma Araldico

Il 1° quarto d’azzurro al castello con cortina torricellato di tre, merlato alla guelfa, murato, aperto e finestrato di nero su terrazzo verde (Gorizia)

Il 2° di rosso alla croce d’argento (Vicenza)

Il 3° di rosso al palo di nero caricato in cuore dall’elmo di  Scanderberg d’oro

Il 4° d’azzurro ai monti al naturale su campagna verde attraversata da un fiume azzurro. 

24Il capo d’oro simboleggia le due M.O.V.M. concesse alla Bandiera del 9° reggimento, nel quale era inquadrato anche il battaglione “L’Aquila”, per il comportamento tenuto sul fronte greco e in Russia come evidenziato dai colori della Grecia (azzurro e argento) e dal tridente d’Ucraina.

Origini e vicende organiche

Il 21 aprile 1935 si forma a Gorizia il Battaglione Alpini “L’Aquila“, in seno al 9° Reggimento Alpini; ha il proprio centro di mobilitazione nel capoluogo abruzzese. Partecipa con il 9° al secondo conflitto mondiale inquadrato nella Divisione Alpina “Julia” (3ª) ed è sciolto a seguito della conclusione dell’armistizio l’8 settembre 1943 nella Venezia Giulia. Ricostituito nel settembre 1944 nei pressi di Piedimonte d’Alife come Battaglione Alpini “Abruzzi”, dal successivo 25 novembre riprende il nominativo Battaglione Alpini “L’Aquila”, è inquadrato nel Reggimento Fanteria Speciale del Gruppo di Combattimento “Legnano”, e prende parte alla fase finale della Guerra di Liberazione. Il battaglione dal 15 aprile 1946 è assegnato all’8° Reggimento Alpini nel quale rimane sino all’agosto 1975, con sede a Tarvisio.

Con la ristrutturazione dell’Esercito divenuto autonomo il 1° settembre 1975, il Battaglione Alpini “L’Aquila” pur inquadrato nella Brigata “Julia” è trasferito nel capoluogo abruzzese e gli viene concessa la Bandiera di guerra. In tale circostanza è reso erede delle tradizioni del Battaglione Alpini “Monte Berico” che, costituito il 1° dicembre 1915, mobilitato dal 6°reggimento alp., inquadrava le compagnie 93ª, 108ª e 143ª, le stesse che ora formano il battaglione L’Aquila. Il “Monte Berico” è stato sciolto il 19 agosto 1919 ed ha meritato nella guerra 1915-18 una Medaglia d’Argento. Nel novembre – dicembre 1980 il battaglione opera in Campania e Basilicata in soccorso delle popolazioni colpite da grave sisma, meritando una Medaglia di Bronzo al Valore dell’Esercito.

Nell’ambito dei provvedimenti connessi con il riordinamento della Forza Armata, il battaglione perde la propria autonomia il 4 settembre 1991 per dare vita al Reggimento Alpini “L’Aquila”. La costituzione della nuova unità viene sancita il 23 novembre 1992 con la denominazione 9° Reggimento Alpini. Da agosto a settembre 1992 il reggimento è impegnato nell’operazione “Vespri Siciliani”, in concorso al mantenimento dell’ordine pubblico, in Sicilia e per la stessa esigenza invia nell’isola dal dicembre 1992 al marzo 1993 proprio personale, inserito nell’8° Alpini. Nel settembre 1993 – marzo 1994 personale del reggimento è impiegato in Mozambico, inquadrato nel contingente “Albatros” che svolge operazione umanitaria per conto dell’ONU. Reparti del reggimento partecipano nel corso del 1994 alle operazioni “Vespri Siciliani” (11 agosto – 5 settembre) e “Riace” (novembre-dicembre).

Dal mese di settembre 2012 all’aprile del 2013, il 9º reggimento è stato impiegato in Afghanistan nella Provincia di Farah nella Task Force South inquadrata nell’ambito del Regional Command West su base della Brigata Alpina Taurinense. L’unità era costituita dalla 93ª Compagnia e 108ª Compagnia alpina e dalla compagnia di comando e supporto logistico. Il Reggimento è inquadrato nella Brigata Alpina “Taurinense”.

Campagne di guerra e fatti d’arme

Prima Mondiale (1915-18): battaglione “Monte Berico”

  • 1916: Vallarsa – Altopiano Sette Comuni – M. Pasubio
  • 1917: Bainsizza – M. Badenecche – M. Kukla – Melette di Gallio
  • 1918: Croce di S. Francesco – M. Cesen – Valdobbiadene

Seconda Mondiale (1940-43): battaglione “L’Aquila”

  • 1940-41: fronte greco-albanese: Pindo – Mali Scindeli – Golico
  • 1942-43: fronte russo: Komarow

Liberazione (1943-45): battaglione “L Aquila”

– 1945: territorio nazionale: Valle Idice, Bologna

Ricompense alla Bandiera

Ordine Militare d’Italia – Decreto 5 giugno 1920

“Nei duri cimenti della guerra, nella tormentata trincea o nell’aspra battaglia, conobbe ogni limite di sacrificio e di ardimento; audace e tenace, domò infaticabilmente i luoghi e le fortune, consacrando con sangue fecondo la romana virtù dei figli d’Italia” (1915 – 1918 – All’Arma di Fanteria).

Ordine Militare d’Italia – Decreto 2003

“Impegnato in zona di operazioni montuosa in Afghanistan, ha fronteggiato molteplici difficoltà e pericoli determinati da degrado ambientale, forti tensioni sociali e politiche e da una situazione operativa difficile ed altamente rischiosa. Ha assolto la missione affidatagli con valorosa professionalità ed altissimo senso di responsabilità, fornendo costante esempio di valore, slancio e spirito di abnegazione. Il pieno successo conseguito testimonia il coraggio e l’elevata efficienza ed efficacia di tutti gli uomini e le donne del reggimento, che hanno così contribuito ad accrescere il prestigio dell’esercito e della nazione nel contesto internazionale” (Khost, Afghanistan, 15 marzo 2003 – 15 giugno 2003).

Medaglia d’Oro – Decreto 31 dicembre 1947

“Fedele ad una superba tradizione di gloria, coi suoi granitici Battaglioni “Vicenza” “L’Aquila”, “Val Cismon” e 83ª Compagnia Controcarro, respingeva con gagliardo impeto reiterati violenti attacchi. Destinato successivamente in altro settore per sbarrare al nemico la via del successo, per oltre trenta giorni, nell’aperta e ghiacciata steppa russa, resisteva con incrollabile tenacia a diuturna formidabile pressione del nemico grandemente superiore per numero di uomini e di mezzi, lo inchiodava sul terreno, lo contrattaccava con aggressiva violenza, gli infliggeva gravissime perdite, dando prova di sublime eroismo ed immolandosi per l’onore della Patria. Avuto ordine di ripiegare, i superstiti, con aspri combattimenti, riuscivano ad aprirsi il varco attraverso l’accerchiamento nemico confermando ancora una volta le leggendarie virtù degli Alpini d’Italia.” Fronte russo, 15 settembre 1942 – 1° febbraio 1943.

Medaglia d’Oro – Decreto 30 gennaio 1948.

“Per la superba condotta dei battaglioni “Vicenza” e “L’Aquila”, durante la guerra italo-greca; irruenti nell’attacco, calcarono vittoriosamente le giogaie del Pindo; tenacissimi nella difesa, scrissero pagine di gloria e di sangue sulla dorsale del Mali, sullo Scindeli e sul Golico, sbarrando col sacrificio la strada alle soverchianti forze nemiche. Granitici e fieri alpini, furono sui monti di Grecia e di Albania ben degni dell’eroico e vittorioso loro passato di guerra.” (Fronte greco – Pindo – Mali Scindeli – Golico, 28 ottobre 1940 – 23 aprile 1941).

Medaglia d’Argento – Decreto 3 novembre 1921

“Il battaglione “Monte Berico” con altissimo valore e tenacia, incurante delle gravi perdite, conquistava una importante posizione difesa dal nemico con disperata energia (Dente austriaco del Pasubio, 10 settembre – 10 ottobre 1916). Esempio di fiero valore e di virtù militari in tutti i combattimenti a cui prese parte durante la guerra (Vallarsa, maggio – giugno 1916; Cima Grama di Val Posina, luglio 1916; Monte Kucla di S. Lucia di Tolmino, ottobre 1917; Monte Badenecche, dicembre 1917; S. Francesco in Val Frenzela, 28 – 29 gennaio 1918; Piave, Ponte di Busche, ottobre – novembre 1918). (Al battaglione “Monte Berico”).

Medaglia d’Argento – Decreto 29 ottobre 1922 – temporanea consegna

“Per le prove di fulgido valore date dal battaglione “Vicenza”, audace nell’attaccare, eroico nel resistere, sotto tempeste di fuoco nemico, a prezzo di larghissimo tributo di sangue (Altopiani, maggio – luglio 1916; Coston di Lora, 10 settembre 1916; Sasso Rosso, 28 gennaio 1918; M. Cornone, 10 febbraio 1918).” (Al battaglione “Vicenza”).

Medaglia d’Argento – Decreto 27 luglio 1947.

“Rinato per generoso impulso della fierissima gente d’Abruzzo, fondendo con veterani intrepidi le giovanissime reclute ardenti, partecipava alla fase finale della guerra di liberazione, rinverdendo fulgidi allori. Saldissimo nel presidio di un settore importante, tormentato ed esposto, prendeva il sopravvento morale sul nemico in un’aspra e logorante lotta di trincea a stretto contatto, scattava con superbo slancio a travolgerlo, lo incalzava inesorabilmente fino ai confini della Patria (Valle ldice, Bologna, Bolzano, 20 marzo – 3 maggio 1945). (Al battaglione “L’Aquila”).

Medaglia d’Argento – Decreto 31 dicembre 1947

“Schierato nel settore più alto ed impervio dell’intero fronte, dove i rigori dell’inverno ed i disagi richiedevano eccezionale forza di resistenza e di adattamento per vivere e combattere, il battaglione “Val Leogra” manteneva saldamente, per oltre due mesi le importantissime posizioni affidategli. Attaccato da forze preponderanti potentemente armate e operanti col favore di accecante tormenta, combatteva per quattro giorni, con strenuo valore ed inflessibile tenacia fino a stroncare, a prezzo di grave sacrificio di vite e di sangue, l’impeto offensivo dell’avversario al quale infliggeva durissime perdite. Successivamente, colmati i vuoti prodotti dalle bufere di neve e di fuoco, partecipava con fiero slancio alle operazioni conclusive della campagna, percorrendo, in dieci giorni di marcia ininterrotta, 300 chilometri di territorio liberato e contribuendo a travolgere le ultime resistenze nemiche e a schiudere, con un’ultima offerta di sangue generoso, la via alla decisiva vittoria. Confermava così, in terra d’Albania, le magnifiche virtù guerriere della gente alpina e le superbe tradizioni di aggressività, di resistenza, di dedizione al dovere, di cui aveva già dato ammirata prova nella grande guerra.” Guri i Topit, 10 – 14 febbraio 1941, Bregu i Math – Erseke – Borova – Lesckoviku, 13 – 23 aprile 1941. (Al battaglione “Val Leogra”).

Al Valore dell’Esercito

Medaglia di Bronzo – Decreto 2 dicembre 1977

“Unità seriamente danneggiata nelle infrastrutture dal sisma del 6 maggio 1976, interveniva immediatamente in soccorso alla popolazione della cittadina di Tolmezzo e delle frazioni. Operando in condizioni di estrema precarietà ed a rischio della propria incolumità, a causa del perdurare delle scosse e dei crolli, il personale del reparto riusciva a trarre a salvamento numerosi cittadini sepolti dalle macerie e ad offrire la necessaria assistenza ai feriti. Proseguiva per lungo tempo l’opera di assistenza materiale agli scampati dei centri e delle frazioni, isolate e sperdute, della Carnia, organizzando tendopoli e provvedendo ai rifornimenti alimentari quotidiani. L’opera svolta, che ha riscosso l’ammirazione e la riconoscenza delle Autorità e della popolazione, ha concretamente contribuito a limitare i danni della grave sciagura e a fermare lo spopolamento dei centri della Carnia, rafforzando il prestigio dell’Esercito. Zona Carnia, omaggio – 30 giugno 1976.” (Al battaglione “Vicenza”).

Medaglia di Bronzo – Decreto 11 dicembre 1981

“Sostituiva altra unità estremamente provata nelle località danneggiate dal sisma del 23 novembre 1980 con un complesso di quattrocentocinquanta uomini e gli automezzi in dotazione, intervenendo nei comuni di Pescopagano, Castelgrande, Muro Lucano, Bella, considerati tra i più disastrati della provincia di Potenza. Con la generosità propria dei giovani di leva, operava incessantemente per estrarre le salme dalle macerie, provvedere all’assistenza igienico-sanitaria dei paesi colpiti, assicurare il rifornimento di viveri, di vestiario e di foraggi, l’impianto di tendopoli, la distribuzione di 650 pasti caldi giornalieri, il trasporto e sistemazione di roulottes, la demolizione di fabbricati pericolanti, la rimozione di macerie, la realizzazione di ricoveri provvisori, estendendo la propria opera nella ricerca e soccorso, anche in ore notturne, di interi nuclei familiari rimasti isolati per le abbondanti nevicate in zone di montagna. La sua azione svolta in condizione ambientali rese proibitive e dalle condizioni atmosferiche particolarmente avverse e dal dissesto geologico causato dal sisma, era costellata da episodi di grande solidarietà umana che contribuivano in maniera determinante a dare fiducia e serenità là dove la disperazione aveva prostrato la volontà della ripresa. Dopo ventitré giorni di ininterrotta immane fatica, senza che alcun militare manifestasse il minimo cedimento, veniva avvicendato lasciando negli abitanti dei Comuni dove aveva operato sentimenti di stima, di riconoscenza e di affetto. Chiara espressione di virtù militari e civili. Provincia di Potenza, 26 novembre – 17 dicembre 1980” (Al battaglione “L’Aquila”).