PROVINCIA DI ALESSANDRIA – MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE

  

PROVINCIA DI ALESSANDRIA

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Dopo l’8 settembre iniziano a formarsi i primi comitati di resistenza, non senza difficoltà. In seguito al trattato, crollano esercito e intera struttura politica del paese, e gli antifascisti si trovano da soli nell’organizzazione della resistenza al nemico. In questo frangente, oltre a incertezza, paura e sfiducia, imperversano anche difficoltà interne ai vari gruppi di opposizione. Nonostante gli ostacoli, alla fine di settembre, ad Alessandria nasce il Comitato di Liberazione Nazionale provinciale, composto dagli elementi dei cinque partiti principali. Da lì a poco, altri comitati si costituirono nelle zone di Tortona, Casale, Ovada, Novi Ligure, Acqui e Valenza.

Non mancano tinte fosche. Uno dei passi più drammatici racconta il rastrellamento della Benedicta, nel comune di Bosio, strage avvenuta tra il 6 e l’11 aprile del 1944. L’operazione impiegò circa 20 mila uomini e fu preparata dai comandi tedeschi di Alessandria e di Genova. Il 7 aprile vennero fucilati lungo il torrente Gorzente 75 ragazzi delle file partigiane; altri furono catturati e giustiziati nei dintorni. Il rastrellamento proseguì per altri quattro giorni. Il 12 aprile alcuni partigiani vennero mandati nei campi di sterminio tedeschi, altri portati alla Casa dello Studente di Genova e fucilati. Il racconto prosegue, passando per l’offensiva partigiana del 1944 e la controffensiva tedesca, che portò ad ulteriori catture e morti.

Tra momenti di speranza e altri di dolore, elementi che hanno caratterizzato la fase finale della guerra, la narrazione si conclude con il resoconto della Liberazione, avvenuto tra il 23 e il 29 aprile 1945. Fu la Quarta Divisione Garibaldi ad iniziare la battaglia insurrezionale, attaccando simultaneamente tutto il settore compreso tra il passo dei Giovi e Pontecurone per impedire il ripiegamento dei nazifascisti in direzione della Lombardia.

Alessandria fu l’ultima ad essere liberata. La città era in estrema tensione dal 22 aprile, quando i tedeschi fecero saltare le polveriere di Casalbagliano e Quargnento. Inoltre, nel capoluogo di provincia, era presente un presidio tedesco e continuavano ad arrivare contingenti nazifascisti provenienti dalla provincia. Ma rinforzi giungevano dalle zone vicine. Tra lotte e azioni diplomatiche, nella notte tra il 28 e il 29 aprile veniva concordata una tregua. Più tardi, nel pomeriggio del 29 aprile, le ultime truppe si arresero al CLN e la provincia era finalmente completamente libera.

«Terra di antiche tradizioni di libertà, fedele alle sue glorie civili e sociali, le popolazioni dell’alessandrino, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, opposero una strenua resistenza alle forze germaniche di occupazione. Costituiti i Comitati di Liberazione Nazionale, iniziarono i moti di ribellioni e lotta, cui presero parte numerose unità SAP e GAP e otto Divisioni partigiane. Nelle drammatiche battaglie del 5 -11 aprile 1944, presso il Monastero della Benedicta, meno di mille partigiani, parte dei quali ancora disarmati, si difesero accanitamente di fronte ai soverchianti forze tedesche. Nell’impari lotta 96 partigiani vennero catturati, 79 caddero in combattimento, 350 furono fatti prigionieri e trasferiti nei campi di sterminio in Germania, dopo che 19 di loro erano stati fucilati al passo del Turchino, insieme ad altri 40 ostaggi. 15680 partigiani combattenti della Provincia, di cui 535 Caduti e 75 uccisi per rappresaglia, oltre alle centinaia di cittadini feriti e mutilati a seguito di devastanti bombardamenti di Alessandria e di Novi Ligure, stanno a dimostrare l’asprezza della lotta fatta di sacrifici, privazioni e rappresaglia feroci. Contro quel regime del terrore, le popolazioni dell’alessandrino tradizionalmente pacifiche, seppero eroicamente manifestare tutto il loro amore per la libertà la giustizia, a difesa di una Patria occupata ed oppressa. Provincia di Alessandria, settembre 1943 – aprile 1945» — Roma, 17 maggio 1996