LE M.O.V.M. DI LUGLIO – 3^ PARTE

  

LONGOBARDO PRIMO

Capitano di fregata s. p.e. Marina Militare

Uscito guardiamarina dall’Accademia Navale di Livorno nel luglio 1920, due anni dopo fu promosso sottotenente di vascello e nel febbraio 1925, tenente di vascello. Prestò ser­vizio al Comando Militare Marittimo di La Spezia e dal 1930 al distaccamento italiano di Tien Tsin in Cina. Rimpatriato, dopo aver frequentato a bordo del sommergibile «H4» il corso di scuola comando, iniziava la sua carriera di provetto sommergibilista. Capitano di corvetta nel dicembre 1933, comandò il «Sirena»

“Ufficiale superiore animato di purissima fede e ardente passione patriottica, sollecitava più volte ed otteneva infine di riprendere il comando di sommergibile oceanico che aveva dovuto lasciare per al­tro incarico direttivo a terra. Raggiunta la nuova base di guerra, as­sumeva volontariamente il comando di unità pronta per importante missione offensiva, nel corso della quale mentre manovrava per at­taccare un convoglio fortemente scortato, scoperto da corvetta, con somma perizia cercava di sottrarsi alla violentissima caccia. Colpita l’unità in modo irreparabile, ordinava l’emersione ed affrontava con impavida serenità le unità avversarie accettando l’impari combatti­mento in superficie. Lanciata una salva di siluri, reagiva al violento tiro d’artiglieria con tutte le armi di bordo. Col sommergibile cri­vellato di colpi e già menomato nella sua efficienza, visti uccisi e feriti i propri dipendenti destinati alle armi, ordinava l’abbandono della nave e ne preparava l’autoaffondamento quando, mortalmente colpito al posto di comando, immolava la propria esistenza alla Pa­tria, dopo aver compiuto il proprio dovere oltre ogni umana possibi­lità. Oceano Atlantico, 14 luglio 1942”

Altre decorazioni: M.A. (Acque di Tarragona, febbr. 1937); M.A. (Oceano Atlantico, genn. – febbr. 1941).

 

NOVARO UMBERTO

Capitano di vascello s.p.e. Marina Militare

Diplomatosi capitano di lungo corso nell’Istituto nautico di Imperia, venne arruolato nella Marina nel 1912 come allievo ufficiale di cpl. conseguendo, primo del corso, la nomina ad aspirante guardiamarina di cpl. il 1 ° luglio 1913. Guardiamarina dal 6 marzo 1914, sottotenente di vascello dal 1° febbraio 1916 e tenente di vascello di cpl. dal 16 ott. 1917, dopo avere partecipato alla guerra italo-turca negli anni 1911-12, si distinse nella prima guerra mondiale a bordo dei caccia «Airone» e «Bron­zetti» come direttore del tiro ed in seguito al comando della difesa del traffico a Genova. Alla fine del 1918, fu destinato alla flottiglia dragamine. Capitano di corvetta nel genn. 1926 e capitano di fregata nel 1931, specializzatosi in materiale subac­queo, fu destinato all’Arsenale di La Spezia come capo sezione, incarico che lasciò per assumere il comando del caccia «Sella» e quindi il comando in seconda dell’incrociatore «Bande Nere». Compiuto il corso presso l’Istituto di guerra marittima assunse il comando dell’esploratore «Da Noli» e quindi del «Da Verazzano» dal quale sbarcò per assumere la direzione delle armi sub­acquee a La Spezia. Promosso capitano di vascello nel 1938, assumeva il comando dell’incrociatore «B. Colleoni», che condusse poi allo scontro navale di Capo Spada, nelle acque di Candia, il 19 luglio 1940. Raccolto gravemente ferito dalla nave ospedale inglese «Maine», vi decedeva il 23 successivo e veniva sepolto, con gli onori militari dovuti al suo grado, nel cimitero italiano di Alessandria.

Comandante di incrociatore leggero, dedicava tutte le sue energie spirituali e materiali alla preparazione della nave per il supremo ci­mento, guidandone ogni attività verso un sacro ideale di dovere e di· sacrificio. Impegnato in lungo e strenuo combattimento contro forze superiori, portava animosamente al fuoco la sua unità, infondendo nei dipendenti, con la parola e con l’esempio, le sue alte doti di coraggio e di sprezzo del pericolo, e continuava con implacabile volontà l’im­pari lotta anche quando la sua nave, immobilizzata dalle avarie e colpita a morte, era circondata dagli avversari che concentravano su di essa l’offesa con ogni arma, a distanza ravvicinata. Ferito grave­mente durante l’azione, incurante di sé, dava disposizioni per il sal­vataggio della gente, mentre l’unità affondava a bandiera spiegata. Minorato dalle ferite riportate, deciso ad inabissarsi con la nave, veniva dai suoi ufficiali munito a viva forza di un salvagente e sospinto in mare. Raccolto da unità nemica, soccombeva alle ferite dopo due giorni di sofferenze sopportate stoicamente, chiudendo in terra stra­niera la sua nobile esistenza tutta dedicata alla Patria. Acque di Candia, 19 luglio 1940.

 Altre decorazioni: ten. di vasc. in s.p.e. per m. g. (1917)