LE M.O.V.M. DI LUGLIO – 2^ PARTE

  

GRAMIGNA PIETRO

Caporale, 3ª compa­gnia idrici speciale.

Chiamato alle armi il 1° marzo 1933, ed assegnato all’l1° reggimento genio ve­niva congedato il 30 ott. 1934 col grado di caporale. Richiamato nel 10° reggimento zap­patori, partiva per l’Eritrea il 19 settembre 1935 con la 3ª compagnia idrici speciale autocar­rata. Gravemente ferito nel combattimento del 28 luglio 1936, rimpatriava nel novembre successivo e dopo lunga degenza in ospedale veniva collocato in con­gedo assoluto nel marzo 1937. Richiamato in servizio a domanda nel dicembre 1942 e promosso sergente, veniva destinato in A.O. Sbarcato a Tunisi il 13 febbraio 1943, partecipava alle operazioni assegnato alla Direzione Lavori del Genio della 1ª Armata. Promosso sottotenente di complemento del genio dal 5 maggio 1943 ed iscritto nel Ruolo d’Onore prestava servizio alla Direzione Generale del Genio presso il Ministero, dal luglio al dicembre 1944; all’Ufficio del Genio di Ancona fino al giugno 1945 ed infine alla Direzione del Genio di Bologna fino al 30 novem­bre 1948 quando venne ricollocato in congedo. E’ deceduto a Bologna il 3 marzo 1987.

“Sotto il violento fuoco di nuclei ribelli che avevano attaccato una squadra al lavoro, anziché ripiegare con i compagni di fronte al ne­mico preponderante, accorreva all’automezzo a lui in consegna per recuperarlo. Ripetutamente colpito, con superbo sprezzo del pericolo si appostava per rispondere al fuoco. Allontanatisi i nemici, sebbene nove volte ferito, invece di porsi in salvo, si portava al volante dell’auto­carro; spentosi il motore perché le gambe ferite non consentivano la giusta manovra, con supremo sforzo di volontà, scendeva a terra, avviava a mano il motore e conduceva l’automezzo al posto militare più vicino. Giunto dissanguato ed in fin di vita, al medico accorso diceva: << Muoio contento di avere fatto il mio dovere; solo mi dispiace di non aver potuto riprendere il fucile>>. Continuava all’ospedale, malgrado le ferite gravi e dolorose, a mantenere contegno fiero e coraggioso. Addis Abeba, 28 luglio 1936″

 

MONA MARIO

Colonnello s.p.e., Comandante 33° rgt. fanteria.

Arruolatosi diciottenne come all. uff. e nominato sottotenente di cpl. Bers. nel genn, 1913, rinunciò al grado e partecipò alla prima guerra mondiale col 10°rgt., XI btg.bers. ciclisti e venne ferito in combattimento. Nominato nello aprile 1917 sottotenente in s.p.e. e promosso capitano, nel 1918, riportò nella battaglia del Piave una seconda piò grave ferita che lo allontanò per sempre dal fronte. Ripreso servizio nel 1923 presso la Scuola all. uff. di Roma, passò successiva­mente all’Ispettorato dei bersaglieri e dal 1928 all’Ispettorato delle truppe celeri. Trasferito nel 1933 in Cirenaica, due anni dopo, partì per l’Eritrea e promosso maggiore, prese parte alla campagna etiopica in reparti coloniali. Promosso tenente colonnello per meriti eccezionali e rimpatriato fu assegnato all’81° rgt. fant. della Div. “Torino”. Dopo la dichiarazione di guerra, nel giugno 1940, partecipò alle operazioni svoltesi alla frontiera occidentale, e dal luglio 1941 combatté sul fronte russo dove si distinse nella manovra di Petrikowka nel sett. dello stesso anno. Rientrato in Italia nel sett, 1942 col grado di colonnello, prestò servizio per qualche tempo al Comando della Difesa Territoriale di Roma, quindi, nel giugno 1943, fu trasferito alle FF.AA. della Sicilia dove assunse il comando del 33° rgt. fant. “Livorno”.

“Valoroso di tre guerre su diversi fronti, dopo aver formato del suo reggimento un saldissimo blocco di energie, lanciato al. contrattac­co di munitissima testa di sbarco che aveva dominio completo dall’aria e dal mare, con irresistibile azione riusciva a sgominare l’avversario, fornito di schiacciante superiorità di mezzi, obbligandolo ad iniziare il reimbarco. Impegnato, in seguito, da ingenti mezzi corazzati, rea­giva eroicamente con i pochi superstiti del battaglione di primo sca­glione persistendo con tenacia nell’assoluta impari lotta fino all’esau­rimento delle munizioni. Al calar della notte riusciva a sottrarsi alla cattura e rifiutava di essere sostituito nella difesa di posizioni arretrate ove ancora si difendeva strenuamente. Nel successivo ripiegamento, effettuato per ordine superiore, faceva eseguire il movimento attar­dandosi personalmente sulle posizioni fino a che tutti i suoi dipendenti si erano ritirati. In questo suo atto di estremo eroismo immolava la vita senza lasciar traccia delle sue spoglie mortali. Gela-Butera (Sicilia), 11-13 luglio 1943″

Altre decorazioni: M.B. (Piave 1918); M.B. (A.O. 1936); Cr.G. al V.M. (A.O. 1936); col. per m.g. (Russia, sett, 1941).