ALBERTO BANFI E LIVIO PIOMARTA – M.O.V.M. DI OTTOBRE

  

BANFI ALBERTO
Capitano di Corvetta

Orfano di Ufficiale Superiore degli Alpini caduto alla testa del Battaglione “Val Varaita” durante il primo conflitto mondiale, nell’immediato dopoguerra entrò Allievo all’Accademia Navale di Livorno e nel 1923, al termine dei regolari corsi, conseguì la nomina a Guardiamarina, prendendo imbarco su unità siluranti di superficie. Promosso Sottotenente di Vascello nel gennaio 1925, Tenente di Vascello nel marzo 1928 e Capitano di Corvetta nel maggio 1936, ebbe il comando del cacciatorpediniere Borea e, dal gennaio 1940, il comando della 1a Squadriglia Torpediniere ad Augusta, con insegna sull’Airone. L’11 ottobre 1940, durante una missione di intercettazione di forze navali nemiche nelle acque del Canale di Sicilia, sostenne un intenso ed aspro combattimento contro soverchianti forze navali nemiche e l’Airone al suo comando, inesorabilmente centrato dalle batterie dell’incrociatore inglese Ajax, affondò a circa tre miglia a SE di Capo Passero. Trascinato nei gorghi e riportato a galla da una grossa bolla d’aria, gravemente ferito, fu tratto in salvo e poi ricoverato in un ospedale nazionale. Ripreso il servizio attivo nell’ottobre 1941, nel 1947 venne collocato, a domanda, nell’ausiliaria e nel marzo 1953 promosso Capitano di Vascello. E’ deceduto a Roma il 28 gennaio 1958.

“Comandante di una squadriglia di torpediniere, nel corso di una ricerca notturna nei pressi di una base avversaria, riuscito a conseguire l’agognato contatto col nemico, con pronta, abile, audacissima manovra portò la squadriglia all’attacco spingendo con cosciente aggressività la propria torpediniera a ravvicinatissima distanza da un incrociatore inglese contro il quale lanciava tutti i siluri, aprì il tiro dei suoi cannoni ed infine quello delle mitragliere. Inflisse così al nemico danni considerevoli mentre la sua silurante, fatta segno alla preponderante reazione del fuoco avversario, veniva ripetutamente colpita. Gravemente ferito e visto vano ogni tentativo inteso a provvedere alla salvezza della torpediniera, dispose il salvataggio dei superstiti. Dopo aver con essi inneggiato al Re non li seguì sulla silurante accorsa per raccoglierli, ma volle dividere con i moribondi e con i feriti più gravi l’estrema sorte della sua nave che si inabissava. Riportato alla superficie del mare dall’onda stessa che lo aveva sommerso, in uno sforzo sovrumano delle sue già provate energie, riusciva a riunire i superstiti rifugiatisi su zattere. Sopravvenute condizioni di tempo avverse guidò i naufraghi inspirando in tutti, con la sua esemplare forza d’animo, calma e serenità. Ricuperato infine dopo 36 ore da unità nazionali, egli volle e seppe ancora essere di aiuto alla sua gente dando le direttive opportune perché tutti potessero essere salvati. Luminoso esempio di eroico ardimento, di elevatissime virtù militari e di ammirevole spirito di abnegazione.” – Canale di Sicilia, 12 ottobre 1940

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PIOMARTA LIVIO

Capitano di corvetta s.p.e. M.M.

Allievo dell’Accademia Navale di Livorno dal novembre 1922 conseguì la nomina a guardiamarina nel 1928. Promosso sottotenente di vascello nel 1929, fu comandato nello stesso anno al distaccamento marina di Pechino in Estremo Oriente. Rientrato in Patria, frequentò il corso armi e tiro all’Accademia Navale ed ottenuto il certificato di idoneità fu direttore di tiro su varie unità. Tenente di vascello nel 1932, dal 1933 ricoprì la carica di aiutante di bandiera del Comandante in capo della la Squadra, e nel 1934 ritornò all’Accademia per frequentarvi il corso superiore. L’entrata in guerra dell’Italia lo trovò a Massaua capitano di corvetta comandante del Sm. (Sommergibile) Galileo Ferraris. Nel settembre 1941 assumeva il comando del Sm. oceanico Guglielmo Marconi nella base atlantica di Bordeaux.

“Comandante di sommergibile dislocato in mari lontani affrontava in condizioni particolarmente sfavorevoli l’agguerrito avversario, riportando brillanti successi. Essendo prossima l’evacuazione della Colonia, minacciata da soverchianti forze avanzanti, con fredda determinazione ed audacia pari all’arduo compito forzava con l’unità al suo comando lo stretto di Perim e, dopo fortunosa navigazione attraverso due oceani, riparava in base navale alleata. Assumeva subito dopo volontariamente, in sostituzione di ufficiale superiore sbarcato per motivi di salute, il comando di unità similare destinata ad ardua missione di intercettazione, in Atlantico, di importante convoglio fortemente scortato da forze navali ed aeree. Dopo lungo e tenace inseguimento, preso contatto con l’avversario, lo attaccava con audace azione e serena noncuranza del pericolo infliggendogli dure perdite. Dava così nuova prova delle sue elevate virtù militari e professionali. Sottoposto successivamente a violenta caccia scompariva in mare con la nave e con i suoi uomini che avevano tutto osato nell’adempimento del più alto dovere verso la Patria. Fulgido esempio di indomito valore e di altissime virtù di comandante. – Oceano Atlantico, 26 – 31 ottobre 1941.

Altre decorazioni al Valor Militare

Medaglia d’Argento

«Comandante di sommergibile, effettuava con l’unità al suo comando, in difficili condizioni climatiche, nove missioni di guerra ottenendo con la sua infaticabile opera di animatore, che uomini e materiali rispondessero sempre in modo perfetto ai compiti cui venivano chiamati. Durante una missione lanciava due siluri contro un cacciatorpediniere nemico ed in tale occasione dimostrava spirito aggressivo, serenità e sprezzo del pericolo, manovrando la propria unità per sottrasi alla caccia avversaria, con calma, sicurezza e notevole perizia marinaresca. In una successiva missione attaccava con decisione un convoglio nemico fortemente scortato, riuscendo a silurare tre unità del convoglio stesso e confermando le sue elevati doti di coraggio nella decisa volontà di raggiungere lo scopo. Mar Rosso, agosto-novembre 1940.»

Medaglia d’Argento

«Comandante di sommergibile destinato a compiere una navigazione oceanica di eccezionale durata, attraversando zone di mare fortemente vigilate dal nemico, curava con slancio e tenacia l’approntamento delle unità; compiva l’ardua e fortunosa navigazione superando felicemente tutte le difficoltà incontrate e dando in ogni circostanza prova di elevatissima abilità professionale, di indomita volontà e di sereno ardimento. Mar Rosso-Oceano Atlantico, marzo-giugno 1941.»

Medaglia d’Argento

«Comandante di un sommergibile oceanico effettuava con sereno ardimento e vibrante entusiasmo un’ardua missione di guerra in Atlantico offrendosi spontaneamente di assumere il comando dell’unità in sostituzione del comandante titolare sbarcato per motivi di salute. Nel lungo e difficile inseguimento e nel successivo attacco ad un convoglio nemico fortemente scortato da forze navali ed aeree, dimostrava elevate virtù professionali e militari, si impegnava a fondo contribuendo ad infliggere al nemico dure e sensibili perdite. Combattente audace e generoso, dopo aver portato la sua unità all’attacco, scompariva con essa nell’adempimento del più alto dovere verso la Patria. Oceano Atlantico, ottobre 1941.»

Medaglia di Bronzo

«Comandante di sommergibile ha effettuato numerose missioni di guerra in acque insidiate dal nemico. Animato da elevato sentimento del dovere, dimostrava in ogni circostanza sereno coraggio e spirito aggressivo. Mar Rosso,10 giugno 1940-9 giugno 1941.»