GUARDIAMARINA MARIO BIANCO – MEDAGLIA D’ARGENTO AL V.M.

  

Il Guardiamarina Mario Bianco è caduto in combattimento il 19 ottobre 1911 nei pressi di Bengasi, in Libia, durante la guerra italo-turca. Aveva soltanto 24 anni. Al comando di due pezzi d’artiglieria da sbarco posizionati sulle dune della Giuliana, venne accerchiato insieme ai suoi marinai da un assalto delle forze turco-arabe. Per il coraggio dimostrato nel sostenere l’urto nemico fino all’ultimo, gli fu conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria.

“Morto combattendo da prode. Al comando di un pezzo da sbarco fu tra i primi a sostenere l’urto del nemico – Bengasi 19 ottobre 1911”.

Nato a Fossacesia nel 1887, da bambino si era trasferito al Nord (Treviglio) con la famiglia. Il suo corpo venne rimpatriato e oggi riposa nel Cimitero Monumentale di Bergamo, città che gli ha anche intitolato una via.di Fossacesia (Chieti).

Nel sedile in pietra (l’Esedra del Vate) situato sul belvedere panoramico accanto all’Abbazia di San Giovanni in Venere in quel di Fossacesia esiste una lapide che con una scritta che proviene da “La canzone di Mario Bianco”, contenuta nel libro Merope delle sue Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi. dí Gabriele D’Annunzio.

«Oh t’avessero almen per il Gargano
procelloso raddotto al bel nativo
colle scisso dal vomere frentano,

al chiaro colle onde il palladio ulivo
guarda il gregge dell’isole nomate
dal nome del guerreggiatore argivo

e i nostri monti quinci, le nevate
imagini dei nostri alti custodi,
e il grande Sprone, e il cerulo Nicate!

Detto io t’avrei: “Buon figlio, se non odi
qui fragor di battaglia né ti sazia
l’effuso dopo te sangue di prodi,

ben odi qui, sepolto nella grazia
di San Giovanni, le tue querci cave
vaticinare al vento di Dalmazia.”»

Significato poetico dei versi In queste terzine, D’Annunzio esprime il desiderio che il corpo del giovane soldato Mario Bianco fosse stato riportato dal fronte al suo colle nativo (Fossacesia), arato dal vomere frentano. Da quel “chiaro colle”, tra gli alberi di ulivo, lo sguardo spazia verso le isole nomate dal guerreggiatore argivo (le isole Tremiti, storicamente legate al mito dell’eroe greco Diomede), i monti innevati abruzzesi (“i nostri alti custodi”) e, appunto, il profilo del Gargano (“il grande Sprone”).

VITO MIRABELLA

Presidente Federazione di Bergamo