MARIO PAOLINI E GIOVAN BATTISTA PELTECHIAN – M.O.V.M. DI SETTEMBRE

  

PAOLINI Mario

Sergente marconista, partigiano combattente

Chiamato per il servizio di leva nel marzo 1940, nel giugno successivo combatté sul fronte occidentale col 21° reggimento fanteria della Divisione Cremona. Frequentato poi un corso di radiotelegrafista presso la 44^ compagnia teleradio, prestò servizio all’aeroporto di Elmas e poi al 6° reggimento genio dove ottenne nel marzo 1942 i galloni di caporal maggiore e la qualifica di marconista. Nominato capo marconista e promosso sergente, partiva per la Russia nel novembre dello stesso anno con la 9^ compagnia mista R.T. (Ricognizione Terrestre) mobilitata del 4° reggimento genio. Rimpatriato ai primi di marzo del 1943 rientrò al reggimento l’8 settembre 1943, raggiunta la città natale, fu fra i primi a passare alla lotta clandestina, facendo parte dei gruppi dei patrioti apuani, P.A. (Patrioti Apuani). Comandante di nucleo fino al giugno 1944, dall’agosto successivo assumeva la qualifica di comandante di distaccamento nella 48^ compagnia a Campiglia.

“Primissimo nella lotta di liberazione di Apuania, si distinse in numerose azioni per ardimento e sprezzo del pericolo. Caposquadra comandante di una pattuglia, volontariamente si offrì per una rischiosa azione contro un reparto tedesco che, dopo di aver dato fuoco al paese di Canevara, sfogava la sua rabbia contro la popolazione inerme. Appostatosi con i suoi uomini, sgominò i primi nuclei nemici che, ebbri di distruzione, abbandonavano il paese ancora in fiamme e piombato sul grosso del reparto tedesco lo mise in fuga con raffiche di mitra e con lanci di bombe a mano. Ancora non pago di quanto aveva compiuto continuò nell’azione e attaccò un forte nucleo che si era sistemato in difesa, ma mentre alla testa dei suoi partigiani era per raggiungere la posizione, cadde colpito in fronte da un proiettile che troncò la sua giovane esistenza. Fulgido esempio di ardimento.” – Canevara Massa, 15 settembre 1944

Altre decorazioni: Croce di guerra al Valore Militare “sul campo ” Fronte Russo, dicembre 1942

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PELTECHIAN Giovan Battista

 Sergente maggiore, genio artieri

Di famiglia armena rifugiatasi nell’Egeo per sfuggire alle persecuzioni turche, veniva chiamato alle armi il 26 aprile 1936. Destinato al 12 °reggimento genio artieri, veniva collocato in congedo il 24 agosto 1937 col grado di caparal maggiore idoneo al grado di sergente. Diplomatosi in ragioneria a Palermo, veniva assunto dal Ministero dell’agricoltura e foreste per la Direzione dell’Egeo. Richiamato alla dichiarazione di guerra col grado di sergente fu aggregato nel maggio 1941 alla 2^ compagnia mortai d’assalto del 9° reggimento fanteria Regina in Rodi. Passato all’Ufficio informazioni del Comando Superiore delle FF.AA. (Forze Armate) dell’Egeo e promosso sergente maggiore si offriva volontario nel 1942 per una importante missione informativa nel Medio Oriente. Conoscitore perfetto delle lingue turca e araba, venne aviolanciato nella zona di Aleppo e raggiunto il quartiere armeno della città iniziava brillantemente la sua opera. Scoperto e catturato venne fucilato insieme ad altri due compagni, il 26 settembre 1942 in Aleppo.

“Di origine armena, cittadino italiano di elezione, sottufficiale animato da profondo amore per l’Italia, già distintosi in precedenti azioni, si offriva con vero entusiasmo per essere aviolanciato in territorio nemico a capo di una rischiosa missione informativa. Dopo un periodo di proficua attività, tradito e catturato, veniva sottoposto ad inumane torture e ad estenuanti interrogatori, mantenendo virilmente inalterata la sua fede per l’Italia, rendendo vano ogni tentativo di carpirgli notizie e respingendo sdegnosamente ogni offerta di passare al nemico per aver salva la vita. Condannato a morte unitamente a suoi compagni di missione, dinanzi al plotone di esecuzione il suo pensiero rimaneva fermamente rivolto all’Italia, alla famiglia ed ai propri dipendenti. Al cappellano che lo assisté negli ultimi momenti ed in nobili lettere dirette alla madre ed ai superiori, confermava le sue magnifiche doti di soldato, dichiarando che egli e i suoi compagni morivano contenti per il dovere compiuto e raccomandando alla madre di non rimpiangerlo. Fulgido esempio di virtù militari e di completa dedizione alla Patria.”– Medio Oriente, luglio-settembre 1942.