MALLOZZI VITTORIO
Partigiano Combattente


Operaio emigrato da molti anni all’estero per i suoi ideali politici, fu combattente nelle brigate garibaldine in Spagna durante la guerra civile e ferito alla gamba sinistra. Rientrato in Patria dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e stabilitosi a Roma prese subito contatti con i dirigenti della resistenza. Intelligente e conoscitore di diverse lingue, fu incaricato col grado equiparato a capitano della organizzazione militare dei patrioti delle zone Flaminio, Salario e Montesacro.
“Rientrato in Italia l’8 settembre 1943 per combattere contro l’oppressore della Patria si arruolava in una formazione partigiana e, pur coprendo un posto di comando, partecipava volontariamente alle imprese più rischiose sempre primo tra i primi ed audace fra gli audaci. Catturato dai nazi-fascisti durante la preparazione di un ardito colpo di mani, veniva condannato a morte e mentre era portato sul luogo della pena lanciava al nemico parole di disprezzo e gridava ai posteri la sua fede nella resurrezione della umanità oppressa. – Forte Bravetta 31 gennaio 1944”
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ARALDI ALBERTO
Brigadiere Carabinieri – Partigiano combattente


Terzo di sei figli di agricoltori, in gioventù, oltre a frequentare le locali scuole elementari, coadiuvò la famiglia nei campi e si arruolò come carabiniere a piedi nella Legione Allievi il 25 Aprile 1930. Destinato alla Legione di Cagliari, stazione di Cuglieri (Nu), ove contrasse la malaria, e poi a quella di Genova fu promosso vicebrigadiere il 30 Marzo 1941. Dal marzo 1942 al 15 agosto 1943 fu mobilitato con il XXII Battaglione in Dalmazia. L’8 settembre 1943 si trovava in famiglia per licenza speciale e aderì subito al Movimento clandestino di resistenza. Catturato dall’oppressore a causa del suo manifesto antifascismo e ristretto nel carcere di Parma, riuscì a evadere durante un bombardamento ed entrò a far parte, dal 4 dicembre 1943, della I Divisione “Piacenza” assumendo la qualifica gerarchica partigiana di Capo distaccamento, col grado di Sottotenente e il nome di battaglia “Paolo”. Dal 22 giugno al 14 luglio 1944, quella di Comandante di Brigata. Proprio in tale incarico compì, in giugno, una delle sue imprese più audaci: con pochi uomini fece irruzione nella polveriera di Gossolengo (Pc) disarmando una ventina di militi, sottraendo esplosivi, armi ed un’autovettura con la quale, sparando da porto, riuscì a forzare il posto di blocco di Rivergaro (Pc) durante la rocambolesca fuga. Il Comandante della Divisione, il tenente Fausto Cossu, così lo ricorderà: “era presente dappertutto e dovunque sapeva portare quella nota di trepida gagliarda vigoria che egli solo possedeva e sapeva trasmettere un fascino speciale e che faceva degli uomini soldati onesti pronti a qualsiasi cimento… “Paolo” si era specializzato nel procurare armi e munizioni per la Divisione. I suoi camion, camuffati sotto sigle germaniche e serviti da personale in uniforme tedesca che aveva addestrato sin nel gesto e nella parola, viaggiavano come fantasmi nella notte verso i depositi, prelevando con l’astuzia e con la forza l’armamento che puoi trasportavano verso la montagna, ove era atteso ed apprezzato più del pane quotidiano”. Dal 15 luglio 1944 al 6 Febbraio 1945, infine, fu Vice Comandante di divisione col grado equiparato a Maggiore.
«Patriota di grande fede e di purissime doti, coraggioso, indomito e valoroso comandante partigiano, guidava i propri uomini alle più ardite imprese dando con le sue epiche gesta, alle popolazioni atterrite dalla prepotenza e dai soprusi degli oppressori, la fede nel movimento partigiano. Dopo aver compiuto per sua iniziativa, azioni di leggendario valore, organizzava un audace piano per colpire uno dei maggiori responsabili delle ignominie e delle efferatezze. Catturato per vile delazione mentre si accingeva a compiere la missione, veniva condannato a morte ed affrontava con fierezza e serenità il plotone di esecuzione che col piombo fratricida troncava la sua balda esistenza. Cadeva al grido di «Viva l’Italia! », esempio ed assertore di ogni eroismo.» Cimitero di Piacenza, 6 febbraio 1945
