SEIDL Riccardo Emo
Colonnello s.p.e. A.A.r.n. pilota


Capitano di lungo corso, si arruolò nella Marina come allievo ufficiale e nel 1925 fu nominato guardiamarina. Promosso sottotenente di vascello nel 1927, ottenne di frequentare il corso di osservazione aerea dove conseguì anche il brevetto di pilota militare su idrovolanti. Fu poi imbarcato successivamente sugli incrociatori Miraglia, Alberto da Giussano e Trieste come capo del servizio aereo finché, nel gennaio 1933, transitò nei ruoli dell’Aeronautica. Promosso capitano ebbe il comando prima delle squadriglie 166^ e 201^, poi dell’88° gruppo autonomo C.M. (Cacci a Marittima) fino al 1936 allorché fu promosso maggiore. Dal 1938 partecipò volontario alla guerra di Spagna al comando di un gruppo da bombardamento veloce e rientrato in Italia col grado di tenente colonnello fu mobilitato nel giugno 1940 mentre trovavasi all’aeroporto di Centocelle. Con la promozione a colonnello a scelta assoluta, nel marzo 1941, fu trasferito al Comando aereo della Sicilia dove assunse il comando del 36° stormo aerosiluranti, già distintosi in A.S. (Africa Settentrionale), nelle azioni su Malta e a Punta Stilo.
“Comandante di stormo aerosilurante, combattente temprato nei più aspri cimenti di altre guerre, confermava valentia di pilota e grande animo di soldato. Alla testa delle sue formazioni, trascinava con fulgido esempio lo stormo in epica azione di siluramento in massa contro potente formazione navale nemica. Incurante della caccia avversaria e del formidabile sbarramento controaereo e navale, con la volontà tesa a colpire ad ogni costo gli obiettivi assegnati, li raggiungeva danneggiando gravemente alcune navi e sbaragliando le altre. La sua fragile ala si spezzava con quella di alcuni valorosi gregari come lui anelanti alla vittoria, mentre il generoso sacrificio accendeva una face di gloria che illuminava di vivida luce la sua purissima figura di comandante e di eroe. “ Cielo del Mediterraneo Centrale – Acque della Isola de la Galité, 27 settembre 1941.
Altre decorazioni:
M.A. (Medaglia Atgento) (Cielo di Spagna, settembre – novembre 1938)
M.A. (Cielo di Spagna, novembre 1938 – marzo 1939)
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ROSSO Ettore
Sottotenente , CXXXIV battaglione Misto del genio, Divisione Corazzata Ariete


Figlio del direttore di un piccolo centro petrolifero in provincia di Piacenza, conseguita la maturità scientifica si iscrisse alla facoltà d’ingegneria nel Politecnico di Milano. Entrata l’Italia in guerra, nel giugno 1940, rinunciava al beneficio del ritardo nella prestazione del servizio militare come studente universitario per arruolarsi, nel marzo 1941, nel 3° rgt. genio. Promosso sergente in aprile, nell’agosto successivo partiva col IV battaglione Artieri per la Slovenia. Rimpatriato un mese dopo ed ammesso alla Scuola allievi ufficiali di Pavia, venne nominato sottotenente nel maggio 1942. Rientrato al 3° reggimento genio, fu assegnato alla 134^ compagnia Artieri del CXXXIV battaglione Misto mobilitato destinato alla Divisione Corazzata Ariete. Alla data dell’armistizio era dislocato con il suo plotone Guastatori sulla via Cassia nei presi di Monterosi.
“Volontario di guerra, l’8 settembre 1943 ricevuti gli ordini di massima conseguenti alla nuova situazione, senza sbandamenti morali o crisi di coscienza, sapeva distinguere immediatamente quale fosse il suo dovere. Incaricato di disporre uno sbarramento di mine ai margini di un caposaldo della Difesa Nord di Roma, si portava sul posto ed iniziava il lavoro. Avuto notizia che si avvicinava una colonna tedesca, disponeva i suoi autocarri carichi di mine di traverso alla strada per ostruire il transito. Al comandante della colonna nemica sopraggiunta, che gli intimava di liberare la strada, rispondeva d’iniziativa con un netto rifiuto. Ricevuto un ultimatum di quindici minuti ne approfittava per completare lo sbarramento e far ripiegare i suoi uomini, ad eccezione di quattro volontari, su posizione arretrata. Scaduto il termine concessogli e iniziando la colonna ad avanzare, apriva il fuoco su di essa. Constatata l’impossibilità di arrestarla col fuoco delle armi, con sublime eroismo provocava lo scoppio del carico di mine, immolando la sua giovane esistenza e distruggendo la testa della colonna nemica che, perduto il comandante, era costretta a ripiegare.” – Monterosi, 9 settembre 1943.
