DECORATI DI MEDAGLIA DI BRONZO AL V.M. – 10° Inserimento

  

ALBERTI OLINDO

Capitano Medico 8° Gruppo Alpini

“Incurante del pericolo e non badando a sacrificio, portava ovunque sul campo di battaglia l’opera sua, guidando il personale sanitario sulle prime linee e soccorrendo e medicando feriti sotto il fuoco nemico, continuando in tale opera pietosa per tutta l’azione. Ortigara” 10-28 giugno 1917

ABBA MARIO

“Sul campo”

Cannoniere MM

“Imbarcato su una silurante impegnatasi in asprissimo combattimento notturno contro preponderanti forze nemiche, compiva il suo dovere con tenacia, calma esemplare e assoluto sprezzo del pericolo. Abbandonata la nave, si prodigava in modo ammirevole, durante la lunga permanenza in mare, nell’assistenza dei compagni superstiti, dimostrando eccezionale resistenza fisica ed altissime doti di generoso cameratismo. “Canale di Sicilia, 12 ottobre 1940   Torpediniera Ariel

ABBAMONDI DANTE

Sergente Maggiore Armiere A.A.

Abile capo armiere di squadriglia da bombardamento, partecipava a numerose azioni di guerra su munita base nemica, su formazioni navali avversarie e a difficili voli di ricognizione su mare aperto. Di fronte alla violenta azione avversaria, dimostrava sereno sprezzo del pericolo. Cielo del Mediterraneo, giugno 1940 – agosto 1941

ACANFORA FRANCESCO

Capitano IV Gruppo CC Mobilitato di Harrar

“Aiutante Maggiore di gruppo carabinieri, attaccato da forze soverchianti, si prodigò efficacemente soccorrendo il proprio comandante di gruppo gravemente ferito  In 33 giorni di marcia massacrante, benché sofferente, sfinito dalla fame, sotto l’assillo dell’insidia nemica e dei continui bombardamenti aerei, fra inenarrabili stenti, laceranti fatiche e disagi, con morti e feriti al seguito, mantenne sempre elevato lo spirito di sacrificio e il sentimento del dovere.” Hula – Afrara – Uondu – Dolò – Bottego (A.O.) 6 maggio – 17 giugno 1941

AGOLETTI ALDO Alla memoria

Guardia di Finanza

“Mitragliere di un esiguo reparto, in zona avanzata, durante una fase critica della lotta, si offriva per compiere da solo una rischiosa ricognizione in località appena occupata dal nemico. Dopo lunga marcia attraverso terreno insidioso e malagevole, constatata la parziale distruzione di un ponte di legno, noncurante dell’intenza reazione avversaria ne completava l’abbattimento a colpi di ascia. Attraversate nuovamente le posizioni nemiche per riferire l’esito della missione, non trovava più il suo reparto che aveva dovuto ripiegare su di una linea arretrata. Rimasto così isolato aldilà di un fiume, fatto segno a vivace fuoco e ripetutamente invitato ad arrendersi, con lancio di bombe a mano riusciva a sfuggire all’avversario e benché ferito, raggiungeva la sponda. Malgrado la impetuosa corrente, sdegnando l’onta della resa, si liberava degli indumenti e con le sole armi tentava di superare a nuoto il corso d’acqua. Nuovamente colpito, trovava gloriosa morte. Esempio di cosciente coraggio, di elevato sentimento del dovere e di sublime amor Patrio.” Bicaj (fronte albano-jugoslavo) 8 aprile 1941