La Genesi dell’Esercito Italiano nel secondo dopoguerra. La prima ipotesi ordinativa dei Gruppi di combattimento

  

Progetto 2024/4
Massimo Coltrinari
Il vertice politico militare italiano, come abbiamo visto, si dovette presto disilludere di poter attuare, nel solco del tradizionale rovesciamento delle alleanze, di poter impiegare, da pari a pari con le forze alleate, le proprie forze Armate. Secondo gli italiani, soprattutto Badoglio, si aveva l’illusione di impegnare, sempre da pari a pari, la VII Armata italiana, stanziata in Puglia, a fianco della V Armata statunitense o della VIII Armata britannica. Nella riunione del 20 dicembre 1943, tenutosi nel sobborgo di Bari di Santo Spirito, gli Alleati chiarirono in modo ancora più netto, che la partecipazione italiana alla guerra, al momento, si sarebbe limitata al I Raggruppamento Motorizzato, massimo 5000 uomini. In quei giorni, peraltro, il Raggruppamento era stato ritirato dal fronte e mandato nelle retrovie, con la concreta possibilità di essere definitivamente sciolto alle luce delle problematiche che aveva mostrato. Il problema della cooperazione italiana in termini di unità combattenti fu posto in varie occasioni ai Comandanti alleati nel gennaio e febbraio 1944, ottenendo sempre risposte vaghe ed interlocutorie. Agli inizi di marzo 1944 si ebbe la sensazione da parte degli uomini dello Stato Maggiore Regio Esercito che aperture sarebbero state possibili, anche in considerazione che gli Alleati, in quel torno di tempo, erano in difficoltà sul fronte di Casimo. Nonostante il bombardamento della Abazia, voluta fortemente dai neozelandesi, e il contemporaneo stallo del fronte di Anzio, il cui sbarco era stato un completo fallimento, aperture volte a chiedere unità combattenti italiane, non vi erano state. In questo quadro lo SMRE preparò, nonostante tutto, un progetto dal titolo “Riordino delle divisioni “Pavia” e “Mantova”, unità italiane da impiegare, oltre a quelle esistenti, in combattimento.1
Il progetto, nonostante ogni buona volontà, non approdò a nulla. Le due divisioni furono lasciate lontano dal fronte, e, come abbiamo visto, nel marzo – giugno 1944 le uniche unità italiane combattenti erano quelle del I Raggruppamento Motorizzato che a fine marzo cambiò denominazione divenendo Corpo Italiano di Liberazione – C.I.L. Il progetto ebbe un suo risvolto positivo: fu il primo studio organico di quelle forze che poi divennero “Gruppi di Combattimento”: non era stato un lavoro inutile, ma propedeutico in relazione alle esigenze future.