CIPRARI RENATO
Sergente Marconista A.A.

Volontario nell’Aeronautica, dal maggio 1926, dopo avere frequentato con successo l’apposito corso alla Scuola radioelettricisti di Roma, veniva trasferito nel gennaio 1927 alla stazione R.T. (Ricognizione Terrestre) di Campoformido e, nell’aprile successivo, promosso aviere scelto, alla 2^ Z.A.T. (Zona Aerea Territoriale). Il 3 maggio 1928 partiva per la Libia assegnato al Comando Aviazione della Tripolitania ove rimaneva fino al febbraio 1929, quando promosso primo aviere veniva rimpatriato per essere collocato in congedo per fine ferma. Il 25 aprile 1935, richiamato a domanda, veniva assegnato al 14° stormo B.D. dopo un breve corso di addestramento al battaglione autonomo di Roma. Promosso sergente dall’agosto successivo, s’imbarcava a Napoli per l’A.O. (Africa Orientale) sbarcando il 14 dicembre a Massaua. Assegnato all’Aeroporto dell’Asmara prima e poi a quello di Makallè prendeva parte, in poco più di due mesi, a 50 missioni di guerra.
«Chiedeva volontariamente di partecipare ad ardita e rischiosa impresa aeronautica tendente ad affermare il nostro possesso su lontana regione. Attaccato da soverchianti forze ribelli, anziché cercare scampo e rifugio, si stringeva attorno ai suoi ufficiali, battendosi strenuamente e valorosamente fino all’estremo sacrificio. Mirabile esempio di generoso ardimento, di consapevole fermezza e sentimento del dovere. Lekemti, 27 giugno 1936 .
Medaglia di Bronzo
«Sergente marconista in circa due mesi, prendeva parte a 50 missioni di guerra per un complessivo di 114 ore di volo. Più volte provato dal tiro antiaereo avversario, non rallentava il ritmo della sua attività. Il 5 marzo 1936, sul cielo di Quoram, durante una missione di bombardamento, il suo apparecchio, colpito da due proiettili antiaerei, veniva a trovarsi in difficili condizioni di volo. Con calma e serenità di spirito, manteneva il posto del dovere intento a mantenere il collegamento con la base di partenza, dimostrando le proprie elevate virtù di soldato e di combattente. Cielo del Tembien, dell’Endertà, dell’Amba Alagi e dell’Ascianghi, 1 gennaio-5 marzo 1936.»
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BISAGNO ETTORE
Sottotenente di vascello s.p.e. M.M.


Allievo dell’Accademia Navale di Livorno nel dicembre 1936, fu nominato guardiamarina nel gennaio 1940. Imbarcato sul cacciatorpediniere Tarigo alla dichiarazione di guerra, prese parte allo scontro navale di Kerkenah al largo della costa tunisina, dove, unico ufficiale superstite della sua nave in procinto di affondare, riuscì a silurare e colare a picco il cacciatorpediniere inglese Mohawh. Dal luglio 1941 al marzo 1942 fu comandato all’Accademia Navale e dall’aprile dello stesso anno fu trasferito alla 19^ squadriglia M.A.S. (Motoscafo Armato Silurante) destinata nel Mar Nero. Morì il 21 giugno 1942 nell’ospedale da campo a Sinferopoli in seguito alle ferite riportate in combattimento.
“Ufficiale di grande coraggio e di elevato spirito combattivo, già distintosi, quale destinato alle armi subacquee su cacciatorpediniere, nell’infliggere al nemico superiore per numero e per mezzi la perdita di un cacciatorpediniere con lancio preciso dei siluri sotto il martellante fuoco avversario che squarciava la sua unità e lo feriva insieme ai suoi uomini, partecipava con eguale ardimento e in esausto valore, al comando di M.A.S., ad ardue operazioni che portavano alla conquista di munitissima piazzaforte sovietica. Sottoposto il suo M.A.S. ad improvvisa azione di mitragliamento da parte di due aerei da caccia, dava prova di serenità e audacia e, nonostante le ferite riportate, si lanciava in mare e raggiungeva a nuoto la costa per organizzare le operazioni di soccorso alla sua unità colpita ed incendiata. Nel corso di una ardita azione contro piccole unità nemiche, cariche di reparti da sbarco largamente dotati di armi automatiche, impegnava immediato, aspro combattimento a brevissima distanza e, dopo aver gravemente colpito le imbarcazioni avversarie, che da lì a poco colavano a picco, si abbatteva mortalmente ferito. Forte e sereno fino all’ultimo, sopportava con stoico coraggio l’amputazione di un arto e spirava, esprimendo solo il dolore di non poter più combattere per la Patria. Fulgido esempio di ferreo attaccamento al dovere e di eroiche virtù militari. – Mar Nero, giugno 1942.”
Altre decorazioni:
Medaglia d’Argento
“Ufficiale preposto al servizio delle armi subacquee di unità silurante di scorta ad un importante convoglio, in un improvviso durissimo combattimento notturno contro forze navali soverchianti; quantunque ferito, rimaneva fermo e sereno a dirigere il tiro delle sue armi. A breve distanza, sotto le salve delle artiglierie nemiche, con pochi siluristi già colpiti dalla mitragliera e sanguinante, riusciva ancora a lanciare tutti i siluri dell’impianto poppiero, che colpivano e affondavano un’unità nemica. Malgrado le acute sofferenze, si prodigava ancora nel coadiuvare i suoi superiori nella condotta del disperato combattimento, soccorreva gli altri feriti, animava la gente, lasciava fra gli ultimi la nave, mentre questa si inabissava con la bandiera al vento, insieme con la nave nemica colpita dai suoi siluri. Magnifico esempio di stoico coraggio, di spirito aggressivo, di alto senso di umanità, di dedizione al dovere. Mediterraneo Centrale – 16 aprile 1941”
