Manuel Vignola
Naclerio Francesco, carabiniere a piedi, processo verbale di interrogatorio tenuto presso l’ufficio del-la Stazione dei Carabinieri di Fiesole il 27 settembre 1944, ore 13.30. Legione territoriale dei Carabi-nieri Reali Firenze, Stazione di Fiesole …. del Processo Verbale
[OGGETTO]: PROCESSO VERBALE di interrogatorio di Naclerio Francesco fu Ferdinando e di Ma-scolo Margherita, nato ad Agerola (Napoli) il 28/10/1910, carabiniere presso la stazione di Fiesole. L’anno millenovecentoquarantaquattro8 addì 27 settembre9 in Fiesole, nell’ufficio della stazione alle ore 13.30.10 Innanzi a noi Brigadiere Genovese Vincenzo, ufficiale di P.G., è presente il carabiniere a piedi NACLERIO Francesco, il quale opportunamente interrogato risponde: Il giorno 6 agosto u.s. assunsi il comando interinale della stazione di Fiesole, per mancanza del V. Brig. Amico Giuseppe, deportato dai tedeschi. Mi recai nella mattinata del 7 agosto dal Vescovo [Giovanni Giorgis] per ri-cevere consigli circa il comportamento da tenere durante l’oppressione teutonica. Questi mi consi-gliò di continuare a prestar servizio per il buon ordine del paese, chiedendomi i nominativi dei mili-tari presenti al fine di interessarsi presso il comando Tedesco. Mi recai poi presso il segretario del Comune [Luigi Oretti] per ricevere ulteriori delucidazioni, ma questi si astenne col dire che si era interessato il Vescovo, autorità superiore. Fino al giorno 9 successivo non ebbi risposta alcuna dal Vescovo e nella stessa giornata del 9 mi recai nuovamente dal Vescovo il quale anche questa volta mi consigliò di continuare a prestar servizio senza darmi risposta dei nominativi dei militari pre-sentatigli adducendo che non aveva avuto la possibilità di parlare con l’ufficiale tedesco per man-canza di interprete.11 Non ebbi risposta fino al giorno 11 quando la domestica della caserma [Edilia Torrini] mi consegnò una lettera contenente la somma di lire mille e la notizia di recarmi insieme ai carabinieri nei locali della Misericordia, da parte del V. Brig. Amico Giuseppe, mio comandante di squadra, per poter raggiungere possibilmente, sotto la spoglia degli uomini della Misericordia, Fi-renze.12 Mi portai quindi insieme ai militari al luogo indicato; ma non fu possibile portare a com-pimento il nostro piano siccome la Misericordia non ottenne il permesso di circolare. Appresi intan-to che i tedeschi cominciavano a razziare gli uomini del comune e mi nascosi insieme ai carabinieri negli scavi romani. Qui rimasi tutta la giornata. Verso le ore 18 circa fui invitato di recarmi nei locali della Misericordia dove ero atteso dal segretario del Comune Oretti Dott. 8Barrato e riscritto a matita rossa “millenoceventoquarantacinque” 9Barrato e riscritto a matita rossa “18 febbraio” 10 Barrato e riscritto a matita rossa “11”. 11 Nel documento è aggiunta una nota manoscritta: “che si trovava con l’usciere Peruzzi e con altri che non ricorda; lo pregai”. 12 Nel documento è aggiunta una nota ma-noscritta: “Quando uscii non vidi più il segretario Oretti”. Salvatore [sic]13 e dal Mons. Canonico Turini Luigi per comunicazioni urgenti. In un primo tempo mi mantenni restio, ma consigliato da-gli stessi militari mi recai al luogo suddetto dove trovai il segretario e il canonico suddetti i quali mi imposero di riprendere servizio e che avrebbero provveduto loro a garantire la mia e la sicurezza dei militari. Ciò nonostante io mi mantenni sull’indecisione; ma la loro insistenza mi costrinse a inter-pellare i carabinieri, i quali decisero in comune accordo di riprendere il servizio. Mi recai quindi in-sieme al canonico Turini e al segretario Oretti al comando tedesco per assicurare la nostra presenza in servizio mentre i carabinieri si recarono in caserma. Ciò fatto mi recai in Comune insieme al se-gretario Oretti e qui si domandò del rag. Nieri Raffaello per aver rilasciata una dichiarazione d’invi-to ad un motorista; ma il ragioniere Nieri risultò in Comune assente ed appresi subito che si trovava in caserma, dove mi recai tempestivamente e vi appresi dal fabbro [Domenico] Bartolini che i cara-binieri ed il ragioniere Nieri Raffaello erano stati portati da militari tedeschi armati al comando di Villa Martini, avendo trovato le armi sotterrate. A tal verdetto mi precipitai al Comune per rapporta-re al segretario Oretti l’accaduto ed insieme al medesimo mi portai al comando tedesco suddetto. Qui giunti il Comandante tedesco mi chiese perché si trovava un numero di armi in più dell’effettivo personale (n. 2 moschetti) ed io mi giustificai dicendo che erano armi assegnate a militari in licenza di convalescenza. La mia giustificazione non fu accolta e fui associato ai tre carabinieri in una stan-za del comando. Dopo circa 20 minuti ci ordinarono di uscire e portarci all’albergo Aurora sempre scortati da militari armati. Strada facendo verso le 19.20 e precisamente all’altezza del Comune in-contrai il ragioniere Nieri Raffaello al quale ebbi la possibilità di pregarlo affinché si recasse dal ve-scovo perché intervenisse con la sua parola persuasiva. Il ragioniere non rivolse a me risposta alcu-na; ma appresi dopo che il medesimo non aveva affatto esaudito la mia preghiera. Giunti all’albergo Aurora, attraversando un corridoio dove permanevano gli ostaggi, fummo rinchiusi in un sotterra-neo dove permanemmo per circa un’ora e poscia furono chiamati i soli carabinieri lasciando me ancora rinchiuso. Dopo pochi minuti sentii una scarica di fucile mitragliatore; poi un grido che fu quello di “Viva l’Italia” ed un lamento; poi ancora una seconda e terza scarica ed infine alcuni colpi di pistola. Dopo un’ora circa fui chiamato dall’ufficiale tedesco e condotto da due militari tedeschi al comando di Villa Martini dove venni interrogato sul mio stato di servizio, sulla mia età e sulla si-tuazione della mia famiglia e venni messo in libertà con l’obbligo di prestare servizio a disposizione del Comune altrimenti sarei stato fucilato anch’io. A.D.R. Non ho altro da aggiungere. Fatto, letto, chiuso, confermato e sottoscritto in data e luogo di cui sopra. [Firmato: Naclerio Francesco carab.re ap. 13 Il nome del segretario comunale Oretti era Luigi. Genovese Vincenzo] 5) Naclerio Francesco, carabiniere a piedi, dichiarazione tenuta presso l’ufficio della Tenenza Suburbana dei Carabinieri di Firenze il 25 ottobre 1944. [Roma, Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito a Roma. Disponibile nel CD allegato a “Le stragi nazifasciste in Toscana 1943-1945. 2. Guida alle fonti archivistiche. Gli archivi italiani e alleati,” a cura di Roger Absalom, Paola Carucci, Arianna France-schini, Jan Lambertz, Franco Nudi, Simone Slaviero, Roma, Carocci editore, 2004.]. Legione Territo-riale Carabinieri Reali Firenze, Tenenza Suburbana Firenze
A richiesta del S. Tenente CC. RR. Comandante la Tenenza di Firenze Suburbana, io sottoscritto ca-rabiniere appuntato. Naclerio Francesco fu Ferdinando e di Moscolo Margherita nato in Agerola (Napoli) il 28/10/1910, ed effettivo alla stazione di Fiesole, dichiaro quanto segue: Sono a conoscenza che il giorno 29 luglio il carabiniere Pandolfi Sebastiano ebbe l’ordine di appoggiare una staffetta dalla brigata Roselli n. 2, che rientrava in formazione da comando Marte con ordini urgenti. Giunta in località S. Clemente il Pandolfi venne catturato dai tedeschi e sotto l’accusa di partigiano venne condotto in località Masseto del comune di Fiesole dove il 30 dello stesso mese venne fucilato. Sono altresì a conoscenza che il giorno 6 agosto c.a. mentre comandavo interinalmente la stazione di Fie-sole per assenza del v. brigadiere AMICO Giuseppe catturato da truppe tedesche, venni a trovarmi in difficoltà col comando germanico di stanza in Fiesole. Avevo alla dipendenza tre carabinieri: Ma-randola Vittorio, Sbarretti Fulvio e La Rocca Alberto. Ebbi consiglio dal Vescovo [Giovanni Giorgis] locale di continuare a prestare servizio per il buon ordine del paese e così feci. Il giorno 11 agosto, secondo i consigli ricevuti dal vicebrigadiere Amico, riuscito ad evadere dalla cattività nei pressi di “Passo del Giogo”, mi portai nei locali della Misericordia per poter raggiungere Firenze camuffato da uomini della Misericordia medesima, ma il piano non poté essere attuato per mancanza di per-messo da parte del comando tedesco che proibiva la circolazione anche alla Confraternita. Insieme ai carabinieri sopra detti mi rifugiai presso gli scavi romani in Fiesole la sera dello stesso giorno 11 fino al mattino del 12 detto. Nel pomeriggio del 12 agosto ebbi l’invito di recarmi nuovamente nei locali della Misericordia dove ero atteso da Mons. Turini Luigi e dal segretario del Comune Dott. Luigi Oretti per comunicazioni urgenti. Mi recai quindi in detta località dove appresi dai suddetti Mons. Turini e segr. Oretti che se noi carabinieri non ci fossimo ripresentati in caserma sarebbero stati fucilati 10 ostaggi dai tedeschi. Di fronte alla minaccia del comando germanico, di pieno accor-do, i tre carabinieri si recarono in caserma, dove s’incontrarono con i militari tedeschi intenti a per-quisire il locale e trovati i carabinieri chiesero ai medesimi le armi. Trovate le armi, in numero di 5 moschetti complessivamente e 5 pistole mod. 34 e 89, portarono i carabinieri al comando di Villa Martini sito in quel territorio, dove vennero interrogati sotto l’accusa di partigiani. Associarono an-che me ai militari suddetti, quando mi presentai al suddetto comando e dopo poco tempo insieme ai militari mi portarono all’Albergo Aurora di Fiesole, dove ci rinchiusero in un sotterraneo. Dopo po-chi minuti, chiamarono i soli carabinieri facendomi sostare ulteriormente nel sotterraneo vigilato da sentinella armata. Dopo qualche istante udii dei colpi di mitragliatrice, poi un grido- “Viva l’Italia”- altre due raffiche di mitragliatrice ed ancora dei colpi di pistola. Così si compì miseramente la vita dei carabinieri Sbarretti Fulvio, Marandola Vittorio e La Rocca Alberto. Fiesole, li 25-10-1944. Il Ca-rabiniere a piedi dichiarante.
