ALESSANDRO PERTOLDEO E FRANCO GHIGLIA – M.O.V.M. DI APRILE

  

PERTOLDEO ALESSANDRO

Centurione 5 reggimento CC.NN.

Conseguita la licenza in fisico matematica nell’Istituto tecnico di Udine, frequentò a Bologna il primo biennio di ingegneria, poi si dedicò alla cura delle proprie terre e alla politica, ricoprendo anche la carica di podestà nel suo Comune di nascita. Entrato a far parte della M.V.S.N. (Milizia Volontaria Servizio Nazionale) fin dal 1928 col grado di capomanipolo, fu istruttore premilitare e direttore dei corsi in Rivignano. Iscritto nella forza in congedo del Distretto di Trieste, sostenne nel 1936 con esito favorevole l’esperimento pratico per la nomina a sottotenente di complemento e prestò servizio nel gennaio 1937 presso il 12° reggimento fanteria. Messo nuovamente a disposizione del Comando Generale della M.V.S.N., poco dopo, il 21 marzo, si imbarcava a Genova quale volontario in servizio non isolato all’estero. Giunto in Spagna, fu assegnato alla 2^ compagnia del battaglione Inesorabile  del 5° reggimento CC.NN., Divisione XXIII Marzo.

“Ufficiale di grande fede, di eccezionale sentimento del dovere, già distintosi in precedenti combattimenti. Comandante di compagnia in un aspro combattimento per la conquista di importanti posizioni fortemente organizzate e tenacemente difese, guidava con esemplare, costante ardimento i suoi uomini all’assalto e alla vittoria. Ferito una prima volta ad una gamba non volle recarsi al posto di medicazione fasciandosi da sé la ferita. Nuovamente ferito ad una spalla, al comandante di battaglione che gli ordinava di cedere il comando del reparto per raggiungere il posto di medicazione rispondeva: Non ho ancora compiuto tutto il mio dovere. Conquistata poi, di slancio, l’ultima importante posizione nemica, mentre schierava le armi automatiche e per una di esse indicava, in piedi, l’ obiettivo da battere, una raffica di mitragliatrice lo colpiva mortalmente. Pur conscio della fine imminente, si preoccupava di sapere l’esito dell’azione e teneva stoico contegno rivolgendo il suo ultimo saluto alla Patria e al Duce. – Battaglia dell’Ebro: Mazaleon- Gandesa, 30 marzo -1° aprile 1938.”

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GHIGLIA FRANCO

Partigiano Combattente

Giovanissimo apprendista idraulico, dopo l’8 settembre 1943, raggiunse fra i primi le formazioni garibaldine sulle montagne di Imperia dove fu adibito a incarichi di portaordini e di collegamento. Per la sua audacia di combattente fu nominato in seguito vicecomandante di un battaglione della 18^ zona Liguria. Ai primi di marzo del 1945, mentre ferito ad un piede riposava in un cascinale di Montegrazie; fu sorpreso da un reparto tedesco ed arrestato con altri quattro compagni. Trasferito prima alle carceri di Oneglia e quindi, a CasteIvecchio, dopo un mese di inenarrabili tormenti fu portato, nelle vicinanze delle Cave Rosse di Pontedassio ed impiccato ad un albero.

“Diciottenne valoroso, audace partigiano si distingueva in numerosi combattimenti per coraggio ed ardire. Volontario in una pericolosa e difficile missione, scontratosi con rilevanti forze nemiche accettava la dura lotta nella quale veniva ferito e quindi catturato perché rimasto senza munizioni. Sottoposto alle più crudeli torture e sevizie non faceva alcuna rivelazione e, in segno di disprezzo, sputava in faccia al suo inquisitore. Condotto sul luogo dell’esecuzione subiva, senza battere ciglio, una simulata impiccagione a scopo intimidatorio; la sua fierezza non piegò e, dopo aver incitato un suo compagno di martirio a mai parlare, invitava gli aguzzini a portare a termine l’esecuzione. Prima che il capestro troncasse la sua giovane esistenza, elevava il grido di Viva l’Italia. – Valli d’Imperia, 1° ottobre 1943 –  Pontedassio, 5 aprile 1945.”