RODOLFO BATAGELJ E GIOVANNI CRACCO – M.O.V.M. DI APRILE

  

BATAGELJ RODOLFO

Capitano del Genio Navale M.M.

Uscito dall’Istituto nautico di Trieste, veniva ammesso come allievo ufficiale di complemento al 23° corso presso l’Accademia Navale di Livorno e nel novembre 1928 era promosso sottotenente per la direzione macchine. Trattenuto in servizio, veniva promosso tenente il 24 marzo 1930 e capitano il 10 maggio 1937. Ad eccezione di brevi periodi trascorsi presso comandi a terra, prestò sempre servizio imbarcato su navi da battaglia e siluranti; a bordo dell’Alcione partecipò alle operazioni di sbarco in Albania nel 1939. Il 25 dicembre dello stesso anno prendeva imbarco, come direttore di macchina sul caccia Manin della 3^ squadriglia dislocato nel Mar Rosso.

“Direttore di macchina di C.T. (Cacciatorpediniere) dislocato in mari lontani dalla Patria, prendeva parte al disperato tentativo di attacco a base navale avversaria durante il quale l’unità veniva sottoposta ad incessanti attacchi aerei che la danneggiavano gravemente fino a renderla inerme relitto in fiamme. Durante disperate ore di lotta, assicurava il perfetto funzionamento delle motrici ed abbandonava fra gli ultimi la nave. Assillato dal timore che l’ordine di affondare la nave non avesse ancora esecuzione, tornava a bordo – malgrado il mitragliamento di aerei che la sorvolavano – per affrettarne la fine e scompariva in mare con essa nel generoso tentativo. Esempio di elevate virtù militari e profondo senso del dovere. – Mar Rosso, aprile 1941.”

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CRACCO GIOVANNI

Caporale 31° reggimento carristi

Esercitava il mestiere di meccanico tornitore quando fu chiamato alle armi nell’aprile 1934 ed assegnato al reggimento carri armati. Trattenuto in servizio e promosso caporale, partiva per la Libia nell’aprile del 1936 col II battaglione carri mobilitato, rimpatriando il 25 agosto dello stesso anno per essere collocato in congedo. Nel settembre 1939, richiamato dal 4° centro automobilistico di Bolzano, veniva assegnato, nel dicembre 1940, al 1° reggimento fanteria carrista. Due anni dopo partiva per la Tunisia, per via aerea, destinato al 310 reggimento carrista della Divisione Centauro.

“Porgitore di un carro M/41, in parecchi scontri col nemico dimostrava sereno e cosciente sprezzo del pericolo, coadiuvando efficacemente il proprio capocarro. Durante un combattimento contro preponderanti forze corazzate avversarie, non esitava, per controllare ed aggiustare il tiro, a rimanere quasi costantemente con la testa fuori dello sportello di torretta. Colpito il carro una prima volta da una granata che uccideva il pilota e feriva lui stesso gravemente alle gambe, pur con la carne martoriata dal dolore, trovava la forza di respingere ogni cura del proprio capocarro e di caricare ancora per tre volte il pezzo. Colpito una seconda, terza e quarta volta alla testa, al petto e alle braccia, cercava di compiere un ultimo caricamento e si abbatteva infine stringendo ancora in mano le granate e rivolgendo le ultime sue parole al capocarro: Forza, Signor Tenente. Magnifico esempio di altissime virtù militari, di sublime senso del dovere. – Bordy (Tunisia), 11 aprile 1943.”