a cura di Manuel Vignola
Amico Giuseppe, vicebrigadiere e comandante della caserma dei Carabinieri di Fiesole, processo verbale di interrogatorio tenuto presso l’ufficio della Tenenza Suburbana dei Carabinieri di Firenze il 22 marzo 1945, ore 15. Legione territoriale dei Carabinieri Reali di Firenze, Tenenza di Firenze-Suburbana.
PROCESSO VERBALE d’interrogatorio del V. Brig. a p. eff. Amico Giuseppe di Mariano e di Bonced-do Rosa, nato a Rometta Marea (Messina) il 21/8/1919 (2776-71+ 1918). L’anno millenovecentoqua-rantacinque, addì 22 del mese di marzo, h. 15 nell’ufficio di questa tenenza è avanti a Noi S. Tenente Manrico Gibelli, comandante la tenenza suddetta, assistito dal V. Brig. Basciu Luigi, il quale interro-gato risponde quanto appresso: Il giorno 11 agosto 1944, si presentò nella abitazione del Sig. Borini Cesare, sita in via Marini 18, Fiesole, presso il quale io mi ero rifugiato dopo la mia fuga dai tedeschi dal Passo del Giogo (ove mi avevano sin dal giorno 6 stesso del mese deportato per essere adibito a lavori di fortificazione campale), la domestica della caserma, Sig.ra Torrini Edilia alla quale io con-segnai L. 1000 (mille) ed un biglietto diretto ai carabinieri che ancora rimanevano in caserma, nel quale io dicevo loro di recarsi nei locali della Misericordia, da dove camuffati da fratelli della Miseri-cordia, avremmo raggiunto Firenze ove già si combatteva per le strade. A.D.R. Siccome nel frattempo appresi che le portantine della Misericordia non potevano più recarsi a Firenze, poiché il comando tedesco ne aveva vietata la circolazione ed io ero personalmente ricercato dai soldati germanici per il mio allontanamento dal Passo del Giogo, mi presentai dal Dott. Capecchi di Fiesole e mi feci ricove-rare nel suo ospedalino. A.D.R. Seppi solo il giorno 13 da una donna che veniva a visitare il marito pure ricoverato nell’ospedalino, che i carabinieri erano stati fucilati la sera precedente. A.D.R. Non ho altro da aggiungere. Fatto, letto e chiuso in data e luogo di cui sopra. [Firmato: Amico Giuseppe Basciu Luigi Manrico Gibelli]
2) Bartolini Domenico, fabbro a Fiesole, processo verbale di interrogatorio tenuto presso l’ufficio della Stazione dei Carabinieri di Fiesole il 27 settembre 1944, ore 10. Legione territoriale dei Carabi-nieri Reali Firenze, Stazione di Fiesole. ….. del Processo Verbale OGGETTO: PROCESSO VERBALE di interrogatorio di Bartolini Domenico fu Leopoldo e di Bartolini Maddalena, nato a Prato Vecchio (Arezzo) il 9/11/1886, domiciliato a Fiesole- via Portigiani n. 3, fabbro. L’anno millenovecentoqua-rantaquattro addì 27 del mese di settembre in Fiesole, nell’ufficio della stazione alle ore 10. Innanzi a noi Brigadiere Genovese Vincenzo, ufficiale di P.G., è presente Bartolini Domenico fu Leopoldo, in oggetto generalizzato, il quale opportunamente interrogato risponde: Verso le ore 16 del giorno 12 agosto u.s. fui chiamato dal Comune e precisamente da un cantoniere inviato dal ragioniere [Raf-faello] Nieri e dal segretario [Luigi] Oretti per aprire la caserma. Seppi che il ragioniere era andato dalla domestica [Torrini Edilia] della caserma e strada facendo mi raggiunse in via Del Cecilia. Ci portammo insieme alla caserma, ma qui giunti notammo che i tedeschi erano già entrati scavalcan-do un muro di fronte. Aperto il cancello venni in caserma e mi fu ordinato di aprire alcuni mobili e porte interne. Mentre i tedeschi effettuavano una specie di perquisizione al piano superiore della caserma, sentimmo un rumore al piano inferiore. Fu gridato chi c’era e fu risposto: “Carabinieri”. Insieme ai tedeschi scesi all’ingresso e i tedeschi chiesero ai carabinieri le armi. I militari affermati-vamente risposero di averle. Intervenne il ragioniere e domandò agli stessi carabinieri da quanto tempo avevano abbandonato la caserma e perché. I carabinieri risposero dalla sera precedente e per-ché mancava loro il vitto ed ogni sostegno. I carabinieri erano in abito civile. Il ragioniere chiese an-cora dove avevano depositato le armi e uno dei carabinieri rispose con un cenno che le armi c’erano, ma sotterrate. Il ragioniere domandò se erano del parere di consegnarle. I carabinieri si decisero a vicenda di consegnarle e insieme ai militari tedeschi si portarono nell’angolo del giardino dove pre-sero le armi. Dopo di ciò i tedeschi, caricati i fucili sulle spalle dei carabinieri, insieme al ragioniere Nieri se ne andarono incaricandomi di chiudere la caserma; ciò che feci portando le chiavi al Co-mune. Non ho altro da aggiungere. Fatto, letto, chiuso, confermato e sottoscritto in data e luogo di cui sopra. [Firmato: Bartolini Domenico Genovese Vincenzo]
