LOY RINALDO
Ten.Col. s.p.e. fanteria XXXIII battaglione coloniale


Nominato sottotenente di complemento dell’arma di fanteria nell’aprile 1915, e dal 24 maggio successivo prese parte alla 1^ guerra mondiale col 151° reggimento fanteroa e poi col 152° reggimento fanteria della Brigata Sassari. Nell’agosto 1916 fu trasferito nel servizio permanente effettivo, poi nel 1917 era promosso tenente e nel marzo 1918 capitano. Nel corso della Grande Guerra fu insignito di una mesaglia d’argento, due di bronzo al valor militare, e di una croce di guerra al valor militare. Nel marzo 1936 veniva destinato in servizio presso il Comando della 3ª Divisione CC.NN. “21 aprile” e imbarcatosi a Napoli sbarcava a Massaua il 5 aprile. Promosso maggiore assunse il comando del XXXIII Battaglione coloniale col quale partecipava ai cicli operativi di polizia coloniale nel Lasta e della zona di Navasaghè.
«Intrepido comandante di battaglione coloniale, trascinatore e suscitatore di ogni entusiasmo, inviato in rinforzo a truppe impegnate contro preponderanti forze ribelli, conteneva durante la notte l’azione dell’avversario, immobilizzandolo. Il mattino successivo, a capo dei reparti avanzati si slanciavci arditamente all’attacco sgominando il nemico ed assicurando il possesso della posizione raggiunta. Nell’ultima fase del combattimento, mentre con l’esempio del suo indomito valore incitava gli uomini alla lotta e alla vittoria, colpito a morte immolava sul campo la sua esistenza tutta intessuta di eroismo e di dedizione al dovere e alla Patria. Le sue ultime parole furono: « Non curatevi di me… Avanti Ascari… Viva l’Italia! ». Amba Ghiorghis-incasc, 29 -30 marzo 1940.»
Medaglia d’Argento
«Comandante di compagnia, sotto un violento bombardamento, sprezzante del pericolo, guidò con perizia e coraggio non comuni i suoi soldati alla conquista di una posizione tenacemente difesa dall’avversario, respingendo brillantemente i suoi violenti contrattacchi, infliggendo gravi perdite e catturando prigionieri. Altipiano della Bainsizza, 15-18 settembre 1917.»
Medaglia d’Argento
«Comandante di battaglione in avanguardia a colonna operante in difficili condizioni di terreno, contro munite posizioni nemiche, effettuava il passaggio a viva forza di un torrente, riuscendo rapidamente a costituire la testa di ponte. In altri due combattimenti, sempre alla testa del suo battaglione e costante esempio di serena calma e sprezzo del pericolo, attaccava e disperdeva rilevanti forze nemiche che tentavano ostacolare l’avanzata della colonna. Lasta, 21-23 settembre; 7 ottobre 1937.»
Medaglia di Bronzo
«Dotato di alto spirito militare, diede prova in numerosi combattimenti di spiccate qualità combattive. Assunto il comando della compagnia durante una azione particolarmente difficile, col suo contegno sereno ed energico e col suo ardimento seppe infondere nei dipendenti calma e coraggio, resistendo al nemico incalzante con forze soverchianti. Croce (Piave), 16 giugno 1918.»
Medaglia di Bronzo
«Comandante di una scorta mobile di due battaglioni, incaricata di dare protezione ad una autocolonna di ritorno, scontratosi con rilevanti forze ribelli, appostate in terreno insidioso per attaccare l’autocolonna, le sbaragliava, costringendo alla fuga i pochi superstiti. Bosco di Pasit (Danghila), 5 marzo 1938.»
Medaglia di Bronzo
«Valoroso comandante di battaglione coloniale, dimostrava in ogni circostanza fermezza d’animo e valore personale. Affidatogli il compito di occupare una posizione tenuta dagli avversari, sotto intenso fuoco nemico, sprezzante del pericolo, alla testa del suo battaglione raggiungeva con irresistibile impeto le masse avversarie che vi erano fortificate travolgendo ed infliggendo loro numerose perdite. Monte Ivriè (Berghemeder), 15 gennaio 1939.»
Croce di Guerra
«Comandante di battaglione, partecipava a lunghe e difficili operazioni per la conquista e la pacificazione dell’Impero, dimostrando elevate qualità di comandante e di combattente. Nelle operazioni di Navaseghè, riusciva con abile azione di avanguardia a sgretolare la resistenza di nuclei avversari che, annidati in terreno favorevole, ostacolavano la marcia della colonna. Confermava sempre le sue doti di trascinatore, animatore e di sereno coraggio. Esempio di virtù militare. Zona di Nevaghesè, ottobre, novembre, dicembre 1937.»
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GREGORETTI ADOLFO
Tenente di Vascello s.p.e.


Allievo dell’Accademia Navale di Livorno, conseguì la Nomina a Guardiamarina nel 1936 e la promozione a Sottotenente di Vascello nel 1937. Dopo imbarco sull’Incrociatore pesante “Fiume” venne assegnato all’Incrociatore leggero “Alberto da Giussano”, affondato durante un combattimento notturno nel canale di Sicilia la notte del 13.12.1941. Durante le operazioni di abbandono nave, Adolfo Gregoretti si era talmente prodigato per disciplinare il salvataggio del personale, gettandosi anche in mare per soccorrere i naufraghi più bisognosi, da meritare il conferimento ”sul campo”, con R.D. del 26.09.1942, dietro proposta del Capo del Governo e Ministro della Marina, la medaglia di Bronzo al Valor Militare. In seguito, chiedeva di tornare a combattere ed otteneva l’imbarco prima sulla Corazzata “Roma” in qualità di Direttore del Tiro dei piccoli calibri e successivamente a bordo del Cacciatorpediniere “Lanzerotto Maloncello”, della Classe Navigatori, con l’incarico di I Direttore del Tiro.
«Direttore del Tiro di cacciatorpediniere irrimediabilmente colpito da offesa subacquea, si prodigava con calma e perizia nelle operazioni di abbandono della Nave. Nel nobile intento di assistere i propri marinai si calava coraggiosamente in locali allagati ed invasi dal vapore, portando in salvo personale ferito. Distrutti i documenti segreti e le carte nautiche, dimentico di sé, si dedicava al salvataggio della gente, reso difficoltoso dall’infuriare del mare, e generosamente passava la propria cintura di salvataggio a marinaio che ne era sprovvisto. Nell’imminenza dell’affondamento, rifiutava di abbandonare il proprio posto prima di avere la certezza che tutto l’equipaggio lo avesse preceduto e spariva con la Nave tenendo fede fino all’ultimo all’ideale che aveva costantemente animato la sua vita di uomo d’arme e di mare, quello di essere sempre il primo nel dovere e nel sacrificio. Mediterraneo Occidentale, 24 marzo 1943.»
Medaglia di Bronzo
“Imbarcato su un incrociatore impegnato in uno scontro notturno, dava prova durante il combattimento di serenità e coraggio. All’ordine di abbandonare la nave gravemente colpita, si prodigava per disciplinare il salvataggio del personale e, dalla zattera, ripetutamente si lanciava in mare per soccorrere i bisognosi, dimostrando elevato senso di abnegazione e altruismo. Mediterraneo Centrale, 13 dicembre 1941.”
