GIUSEPPE TELLERA E ANTONIO CALLEA – M.O.V.M. DI FEBBRAIO

  

TELLERA GIUSEPPE

Generale di C. d’A. (Corpo d’Armata), comandante la 10^ Armata

 

Uscito sottotenente nel 1902 dalla Scuola Militare di Modena e destinato al 24° reggimento fanteria, fu promosso tenente nel 1905 e frequentato il corso della Scuola di guerra (1909-12) fu promosso capitano a scelta. Compì l’esperimento pratico di S.M. (Stato Maggiore) al Comando Divisione di Chieti. Entrato in guerra nel giugno 1915, si distinse nelle prime battaglie dell’Isonzo e nel Trentino. Maggiore nel luglio 1916 ed inviato in Albania fu capo di S.M. della Brigata Tanaro e poi del Comando Truppe Albania Meridionale. Tenente colonnello nel luglio 1917 rimpatriò nell’anno successivo e di nuovo sul fronte alpino fu sottocapo di S.M. del IV C. d’A. Con la promozione a colonnello, capo di S.M. della 22° Divisione, si segnalò sul Grappa durante la battaglia di Vittorio Veneto. Nel 1925 assumeva il Comando del 78° fanteria a Bergamo per ritornare nello S.M. nel 1928 presso il Comando designato di Armata di Firenze. Fu poi capo ufficio operazioni allo S.M. Centrale dal 1929 al 1932 per assumere in quell’anno il comando delle Scuole Centrali Militari dove ottenne la promozione a generale di Brigata. Dopo aver retto come incaricato il Comando della Divisione  Isonzo a Gorizia dal 1935, nei primi mesi del 1937, già divisionario, partì per la Tripolitania per assumere il Comando della Divisione Sabratha di nuova cosùtuzione. Dal 1° gennaio 1939 fu promosso generale di C. d’A. e destinato come capo di S.M. al Comando Superiore FF.AA. A.S. (Forze Armate Africa Settentrionale).  Lasciò l’incarico il 22 dicembre 1940 per assumere il Comando della 10^ Armata. Raccolto ferito il 6 febbraio 1941, fu portato prima a Soluch e poi a Bengasi dove morì il giorno seguente.

“Capo di S.M. del Comando Superiore Forze Armate Africa Settentrionale, fu organizzatore fattivo e previdente, specie nel periodo che condusse le nostre armi alla vittoria di Sidi El Barrani. Assunto, in una situazione particolarmente critica, il comando di un’armata, conservava durante il forzato ripiegamento dal Gebel Cirenaica, la calma più serena, dando luminose prove di alta capacità di comando e di eminente valore personale. Nella battaglia del Sud Bengasino, quando il nemico aveva già resa impossibile la ritirata delle nostre truppe su Agedabia, arrestava – in due giorni di asprissima lotta – l’irruenza dell’avversario e gli infliggeva gravissime perdite, obbligandolo ad esistere dalla sua spinta nella Sirtica. Riunite le truppe superstiti in estrema difesa in una località particolarmente importante, tentava ripetutamente, con grave rischio personale, di raccogliere gli ultimi mezzi per aprirsi un varco e rompere l’accerchiamento nemico. In tale supremo ed eroico tentativo, cadeva gloriosamente sul campo, degnamente suggellando una vita d’intera dedizione alla Patria. – Sidi El Barrani (A .S.), settembre 1940 – Agedabia, 6 febbraio 1941 “

Altre decorazioni al Valor Militare

 Medaglia d’Argento

«In molteplici ricognizioni eseguite in località battute dal fuoco di artiglieria e fucileria nemico, nell’intervenire di iniziativa per ricondurre al fuoco reparti disgregati e per ristabilire l’ordine tra sbandati, nel disimpegnare il proprio servizio sotto al bombardamento nemico, diede prove e mirabile esempio di animo fiero e valoroso, di sprezzo del pericolo, di fattiva intelligenza e di completa dedizione di se stesso per il trionfo delle nostre armi. Vermegliano – Selz – Monfalcone, giugno 1915 – marzo 1916.»

 Medaglia di Bronzo

«Quale capo di stato maggiore di una divisione fortemente impegnata in combattimento dimostrò perizia e sprezzo del pericolo nel portare il contributo della sua azione personale in punti pericolosi ed in momenti critici dell’azione e col suo contegno calmo e sereno, concorse a tenere alto lo spirito dei dipendenti. Monte Grappa, 23 – 29 ottobre 1918.»

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CALLEA ANTONIO

Capitano s.p.e. fanteria, comandante la bandera Aquila

Volontario nel 5° reggimento fanteria nel 1912 e passato per i gradi di truppa, col grado di sergente si trovò nel 76° reggimento fanteria mobilitato sul fronte di guerra il 24 maggio 1915. Ammesso a frequentare un corso per aspiranti ufficiale in zona di guerra nel dicembre 1916 fu promosso sottotenente di fanteria di complemento nel marzo 1917 ed assegnato al 6° reggimento.  Trasferito nei ruoli del s.p.e. nel marzo dello stesso anno, fu promosso tenente nel gennaio 1918 e dopo varie destinazioni, passò, con la promozione a capitano nel gennaio 1930, al 28° reggimento. Ebbe la qualifica di 1° capitano dal 1934. Inviato in missione speciale oltremare nel dicembre 1936, ebbe prima il comando di una compagnia mitraglieri e successivamente quello interinale della bandera Aquila.

“Comandante interinale di bandera già brillantemente distintosi per capacità e valore in precedenti combattimenti, portava varie volte all’assalto i propri reparti con indomito coraggio. Ferito una prima volta, rifiutava di abbandonare il combattimento e quasi accerchiato continuava a rincuorare i superstiti. Nuovamente ferito e gravemente, veniva tratto prigioniero ed internato negli ospedali nemici. Nel doloroso, lungo periodo della sua cattività dimostrava carattere forte e magnifiche qualità di italiano e di soldato. Nel suo corpo straziato dalle ferite e dalle sofferenze, non si affievoliva il palpito del suo cuore forte; nel presentimento della futura tragica fine, sapeva dettare un virile testamento morale. Durante la grande vittoria, che poneva termine alla guerra di Spagna, l’ira nemica si sfogava rabbiosa sopra il suo corpo e veniva barbaramente trucidato dai rossi nei pressi di Ponte de Molins il 17 febbraio 1939. – Brihuega, 18 marzo 1937 – Ponte de Molins, 17 febbraio 1939.”

Altre decorazioni:

  Medaglia d’argento

«Ricevuto l’ordine di muovere col reparto esploratori che comandava, alla conquista di un tratto di trincea caduta nelle mani dei nemici, con fede, ardire e slancio muoveva immediatamente alla testa dei suoi uomini percorrendo una zona violentemente battuta dal tiro di artiglieria nemico, noncurante del pericolo si slanciava nella trincea e la rioccupava facendo prigionieri” Col della Berretta, 1917

 Medaglia Bronzo

«Ricevuto l’ordine di muovere col reparto esploratori che comandava, alla conquista di un tratto di trincea caduta nelle mani dei nemici, con fede, ardire e slancio muoveva immediatamente alla testa dei suoi uomini percorrendo una zona violentemente battuta dal tiro di artiglieria nemico, noncurante del pericolo si slanciava nella trincea e la rioccupava facendo prigionieri.” Puerto de los Alazores, 1937

 Sottotenente in s.p.e. per merito di guerra (1917)