Progetto 2026 Sahel 3.0 Terrorismo digitale, materie prime strategiche e nuove sfide ner l’Europa e l’Italia

  

Dott. Massimo Dionisi, Associato al CESVAM e socio della Federazione del N.A. di Ancona.

DESCRIZIONE ED OBIETTIVI DEL PROGETTO

Viviamo in un’epoca in cui la sopravivenza delle nazioni non si misura più soltanto con il numero dei carri armati o l’estensione delle flotte militari. La vera forza dei Paesi si gioca sempre più sul terreno invisibile ma decisivo della tecnologia, dell’infrastruttura digitale e dell’accesso a risorse strategiche necessarie svilupparle. L’Italia non fa eccezione. In questa nuova dimensione del potere – ibrida, interconnessa e frammentata – il Sahel africano, un tempo considerato periferico, è divenuto uno snodo geopolitico di primaria importanza, vitale per il nostro Paese.

Lo studio e la ricerca nasce dall’urgenza di leggere i cambiamenti in atto con uno sguardo integrato, capace di cogliere le connessioni tra fenomeni apparentemente distinti. Il terrorismo jihadista nel Sahel, la diffusione del cyberterrorismo, la corsa globale alle materie prime critiche, l’instabilità politica cronica e le pressioni migratorie verso l’Europa, sono tutte facce di una stessa trasformazione che coinvolge direttamente anche l’Italia
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La transizione digitale e la rivoluzione tecnologica hanno spostato il baricentro del potere globale. L’intelligenza artificiale, il calcolo quantistico, i supercomputer e le reti intelligenti non sono più solo strumenti di progresso: bensì leve geopolitiche di primo piano. Tuttavia ogni algoritmo, ogni chip, le batterie dipendono da componenti ben precisi – litio, cobalto, terre rare, uranio – la cui estrazione è oggi concentrata in pochi territori strategici, tra cui il Sahel.

Il Sahel, fascia arida che attraversa l’Africa da ovest a est, si trovano risorse che alimentano le catene del valore delle potenze globali. Cina, Russia, Stati Uniti ed Europa stanno ricalibrando le proprie strategie in funzione dell’accesso a questi minerali.
L’analisi combinata di questi aspetti sta trovando sempre più attenzione da parte di osservatori internazionali. Non si tratta solo di competizione, infatti la stabilizzazione del Sahel non è una questione distante o marginale per l’Europa e per l’Italia, infatti, un Sahel instabile alimenta il terrorismo transnazionale, accelera l’erosione delle istituzioni locali, intensifica i flussi migratori verso il Mediterraneo e indebolisce la sicurezza alle porte del continente. Al contrario, un Sahel sicuro, governato, economie resilienti e società inclusive, è un’opportunità per costruire una relazione euro-africana nuova, fondata su partenariati paritari, sviluppo sostenibile e responsabilità condivisa che gioverebbe all’Italia in modo incisivo.

Lo studio e la ricerca vuole esplorare, con approccio analitico e strategico, le intersezioni tra risorse, sicurezza, tecnologia e geopolitica. Dimostra come la stabilità del Sahel sia oggi uno degli snodi cruciali per il futuro dell’Africa, ma anche per quello dell’Europa. Il fine ultimo è quello di proporre, in un volume, una riflessione mirata per i decisori, i professionisti della sicurezza, i ricercatori e gli attori politici che intendano comprendere perché il Sahel sia diventato – nel bene o nel male – una delle aree più decisive del XXI secolo.

Copertina: Fonte LIMES La prima eruopa di Bruxelles.