Proposta di Progetto. Studio di Fattibilità circa il ripristino del Cimitero Militare Italiano dell’Asinara 1916-2026. Predisposizione di un Piano

  

Materiali per i Progetti 2026.

Dott. Giorgio Madeddu, Associato al CESVAM

Come già ampiamente illustra sul numero 3 del 2024 della Rivista QUADERNI. si avanza il progetto in oggeto con i seguenti contenuti, ritenendo la questione nota sulla base del materiale già pubblicato. Il Cimitero attualmente è in stato di abbandono

A partire dal mese di agosto 1915, sull’ isola dell’Asinara arrivava un primo contingente di prigionieri di guerra austro ungarici catturati nelle fronti di combattimento italiane, mentre, a partite dalla seconda metà del mese di dicembre e sino a metà del mese di gennaio 1916, giungevano da Valona (Albania) circa 25.000 prigionieri di guerra austro ungarici, reduci da quella che è ricordata come “la marcia della morte nei Balcani”. Le condizioni psico fisiche dei prigionieri erano drammatiche, gli stenti e la fame patiti durante la marcia avevano provocato il diffondersi di gravi malattie che debilitavano ulteriormente la salute dei prigionieri, tra queste, una violenta epidemia di colera scoppiata a Valona poco prima della partenza per l’Italia.
Alla custodia dei prigionieri suddivisi nei diversi campi erano destinate, in località Cala Reale, due compagnie del 319° Milizia Territoriale (M.T.); in località Campo Perdu, tre compagnie, una del 234° M.T. e due del 320° M.T.; in località Stretti, tre compagnie del 234° M.T.; in località Tumbarino, una del 220° M.T. mentre nella località Fornelli furono impiegate tre compagnie del 220° M.T. in tutto circa mille uomini di truppa e relativi ufficiali.
Tra il 26 e il 27 febbraio 1916 giungono da Durazzo 500 soldati italiani, tutti affetti dal contagiosissimo morbo del colera, per i soldati italiani vengono allestiti idonei alloggiamenti e luoghi di cura, purtroppo nelle giornate del 3 e 4 marzo alcuni militari italiani muoiono.
“Perché i cadaveri dei soldati italiani fossero nettamente distinti da quelli dei prigionieri, fu costruito un cimitero presso la vecchia fornace di calce a Campo Perdu, e si chiamò: Cimitero Italiano. Esso fu recinto da un muro con cancello e fra i vari monumentini, che l’affetto dei commilitoni innalzo ai morti, si eleva la statua del Redentore.” (Ferrari G. C., Relazione del campo di prigionieri colerosi all’Isola dell’Asinara nel 1915 – 1916, Provveditorato Generale dello Stato, Roma 1929, pag. 291)
La realizzazione del cimitero costava all’amministrazione militare la somma di lire 1.240.
Conclusa la Prima Guerra Mondiale il cimitero fu utilizzato per la sepoltura di alcuni bambini etiopi confinati, con le loro famiglie, nell’isola nel periodo tra 1937 e 1939.
La storia delle carceri sull’Asinara ha inizio nel 1885 e si conclude col la chiusura del supercarcere nel 1998. Nel 2022 l’intera isola è stata dichiarata Parco Nazionale.
La chiusura dell’isola al pubblico esterno ha di fatto escluso questa dalle mete della memoria militare italiana, solo di recente, con la creazione del Parco, iniziano a fare i primi passi le attività di ricordo e di memoria storica dei militari italiani e austroungarici caduti sull’isola. Qui si inserisce iniziativa progettuale.
Il Cimitero militare italiano, abbandonato per molti decenni, si presenta oggi gravemente compromesso, il muro perimetrale è interessato da rilevanti crolli, gran parte delle sepolture sono state danneggiate, anche da animali selvatici, tanto da renderne un buon numero non più distinguibili. Le sepolture ancora visibili risultano gravemente deteriorate, la lapide sepolcrale recante i nominativi dei soldati italiani risulta quasi del tutto ricoperta dalla vegetazione.
Il progetto si propone come obiettivo, di indicare innanzitutto le modalità di recupero e ricostruzione delle parti in rovina della struttura del muro perimetrale; indicare le modalità per una campagna di recupero delle sepolture e rinnovo o restauro delle tombe presenti e visibili. Tutte attività di seconda fase. Una volta avvenuto il ripristino delle condizioni di sicurezza e decoro, ovviamente svolto in una seconda fase, attivare iniziative specifiche, con le scuole ed associazioni, finalizzate alla diffusione, soprattutto tra le giovani generazioni, del rispetto della memoria dei Caduti, dei valori fondanti della Repubblica e dell’Amore verso la Patria.

In attesa di riscontro.