GUIDO BRESSANI E MASSENZIO MASIA – M.O.V.M. DI SETTEMBRE

  

BRESSANI GUIDO

Tenente di Vascello cpl. M.M.

Conseguito il diploma di capitano di lungo corso presso l’Istituto nautico di Trieste, si arruolava volontario nella Marina come allievo timoniere nel settembre 1927. Promosso sottocapo timoniere il 1° gennaio 1928, fu ammesso contemporaneamente al 23° corso allievi ufficiali di complemento presso l’Accademia Navale di Livorno. Aspirante guardiamarina il 1° giugno e guardiamarina il 1° novembre dello stesso anno, prendeva imbarco sul sommergibile n. 6 conseguendo la promozione a sottotenente di vascello il 23 dicembre 1929. Frequentato il corso superiore all’Accademia Navale fu trasferito alla Scuola del C.R.E.M. (Corpi Reali Equipaggi Marittimi) di Varignano e successivamente a quella di Pola. Nel novembre 1935 era destinato come allievo alla Scuola di osservazione aerea di Taranto. Uscitone nell’aprile del 1936 col brevetto di osservatore marittimo, partecipava poi alle operazioni militari in Spagna dove, nel gennaio 1937, era promosso tenente di vascello. All’inizio della seconda guerra mondiale, chiesto ed ottenuto di passare sui MAS,(Motoscafo Armato Silurante) assumeva il comando del MAS 537 della 16^ squadriglia.

“Giovane ed entusiasta ufficiale osservatore nella ricognizione aereomarittima destinato in zona di operazione oltremare, chiedeva di imbarcare volontariamente su M.A.S. destinato a rischiose imprese di guerra. Nel corso di missione di ricerca offensiva del naviglio avversario, dopo estenuante notte di agguato trascorsa in condizioni di mare decisamente avverse, avvistava all’alba preponderante formazione, comprendente due incrociatori ed altrettante siluranti, in rotta verso le coste nazionali. Freddamente determinato ad ostacolare il piano offensivo dell’avversario, pur conscio che la violenza del mare gli avrebbe impedito di sfruttare la velocità del suo mezzo quale fattore di sorpresa, di successo e di salvezza, affrontava la disperata impresa muovendo all’attacco. Subito individuato ed investito dal violento concentrato tiro della intera formazione avversaria, con sovrumano slancio e sereno sprezzo del pericolo insisteva nell’attacco e lanciava i siluri con presunto esito positivo. Colpita in pieno e distrutta la fragile unità da violente esplosioni, scompariva in mare lasciando fulgido esempio di cosciente ardimento, di predare virtù militari e dedizione al dovere fino al supremo olocausto.- Canale di Caso, 4 settembre 1940.”

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MASIA MASSENZIO

Partigiano Combattente

Allievo del Collegio Militare di Roma negli anni 1917-1920, al termine dei corsi frequentò l’Istituto Superiore di scienze economiche e commerciali di Venezia, Ammesso al corso per Allievi Ufficiali di cpl. nell’agosto 1921 ne fu dimesso per motivi di salute. Nel novembre successivo fu chiamato alle armi per gli obblighi di leva e venne congedato col grado di sergente nel sett. del 1922. Laureatosi nel dic. 1928 cd assunto dalla Società Olivetti passò all’Istituto Internazionale Risparmio di Milano con incarichi all’estero. Nomi­nato s. tenente cpl. di fanteria prestò servizio di prima nomina ncll’8° rgt. dal 10 aprile al 9 maggio 1936. Promosso tenente a scelta nel 1939, fu richiamato in servizio per mobilitazione nel maggio 1941, ed assegnato all’Ufficio Cen­sura posta estera di Bologna. Sbandatosi in seguito agli avvenimenti succeduti all’armistizio dell’8 sett, 1943 fece parte delle forze della Resistenza operanti nella zona di Bologna, assumendo la qualifica gerarchica partigiana di capitano.

«Entrava tra i primi nelle forze della Resistenza della sua zona diventandone l’animatore. Incurante dei gravi pericoli che la sua multiforme attività comportava, si adoperava in tenace e feconda opera di reclutamento di partigiani e mediante brillanti colpi di mano procurava loro abbondanza di armi, munizioni e vettovaglie sottratte all’avversario. Scoperto, catturato e sottoposto a gravi sevizie, si rifiutava di rivelare qualunque notizia che potesse tradire i commilitoni ed il reparto di appartenenza, tentando addirittura il suicidio nel timore di tradirsi sotto le torture. Condannato a morte, rifiutava di chiedere la grazia, come propostogli, ed affrontava con sereno stoicismo il plotone di esecuzione. Luminoso esempio di nobile animo di combattente e di patriota.»  Bologna, 23 settembre 1943