FRANCHINI GOFFREDO
Sottotenente di vascello M.M. osservatore dall’aeroplano


Conseguito a 16 anni il diploma di capitano marittimo, si imbarcava come mozzo su piroscafi della Navigazione Generale Italiana passando poi su navi mercantili come marinaio. Nell’agosto 1929 venne chiamato in Marina per il servizio di leva. Destinato prima a La Spezia e classificato allievo timoniere, veniva poi ammesso, nel dicembre, al 25° corso allievi ufficiali di complemento presso l’Accademia Navale di Livorno e ne usciva aspirante guardiamarina nel maggio 1930. Guardiamarina nel novembre successivo, dopo un periodo di imbarco su siluranti, veniva ammesso alla Scuola di osservazione aerea di Taranto nel giugno 1931 e sei mesi più tardi conseguiva il brevetto di osservatore dall’aeroplano. Promosso sottotenente di vascello dal 1° gennaio 1932, prestava successivamente servizio presso la 144^squadriglia idrovolanti a Livorno, presso la 146^ a Terranova Pausania e presso altri aeroporti fino al 1937. Entrato per concorso in carriera al Ministero dell’Africa Italiana, veniva destinato in A.O.(Africa Orientale) con incarichi civili. Prestava servizio, quale aiutante coloniale, al Governatorato dell’Harrar quando il 6 giugno 1940 veniva richiamato alle armi e destinato alla Base aerea di Gura nei pressi di Massaua.
“Ufficiale osservatore abilissimo, volontario per le più aspre e ardite azioni di guerra, aveva portato sempre brillantemente a termine, in un’aura di entusiasmo e di fede, tra i rischi più gravi, tutte le missioni affidategli. Sulla via del ritorno da un’azione bellica alturiera, compiuta su velivolo terrestre, attaccato da soverchianti forze aeree nemiche, sosteneva con coraggio superbo e valore mirabile, l’impari lotta, incitando con l’esempio e la parola i compagni di volo nel duro combattimento. Rimasto ucciso il primo pilota, feriti tutti quanti gli altri di bordo, abbattutosi l’apparecchio sul mare, egli, assumendone il comando dava immediatamente disposizioni e istruzioni per porre in mare la zattera pneumatica. Quindi si trascinava su di un’ala del velivolo per dirigere l’opera di salvataggio. Conscio che la sua presenza a bordo della zattera avrebbe compromesso la salvezza degli altri, rifiutava l’aiuto che i compagni insistentemente gli offrivano e, sanguinante, dall’alto dell’ala semisommersa, li incitò ad allontanarsi, salutandoli. Poco dopo il mare ricoperse l’eroe e l’ala relitta. – Cielo del Mar Rosso, 8 luglio 1940″
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SIMULA Giovanni Maria
nasce nel 1917 a Ittiri (Sassari). Ardito, IX reparto d’assalto


Modesto agricoltore, fu chiamato per il servizio di leva nel gennaio 1938 ed incorporato nell’Aeronautica. Inviato al Centro di istruzione di Ghedi passò poi nel febbraio successivo alla 35^ squadriglia in Verona del 21° stormo O.A. (Osservatore dall’Aeroplano). Congedato nel giugno 1939 e preso in forza dal Distretto militare di Sassari, due anni dopo, il 27 settembre 1941, fu richiamato presso il 46° reggimento fanteria mobilitato della Divisione Sabauda allora dislocata in Sardegna. Nel luglio 1943 fu trasferito alla 110^ compagnia arditi del IX battaglione che doveva poi trasformarsi nel IX reparto d’assalto. Trasferito in continente dopo l’armistizio dell’8 settembre, entrò a far parte prima del raggruppamento motorizzato e, dalla data della sua costituzione, 18 aprile 1944, del Corpo Italiano di Liberazione. Cadde nella zona del Musone in un periodo di intensa attività di pattuglia.
“Ardito tra i più audaci, offertosi volontario per partecipare con una pattuglia ad una difficile ricognizione, scorta una pattuglia tedesca che tentava rientrare nelle proprie linee, si gettava audacemente tra essa e le posizioni avversarie attraversando un tratto di terreno completamente scoperto e fortemente battuto da armi automatiche. Ferito due volte in modo grave da raffiche di mitragliatrice, incurante del dolore, si lanciava sul nemico e a colpi di bombe a mano riusciva ad uccidere due avversari e a fermare gli altri, dando così tempo ai suoi compagni di raggiungerlo ed annientare completamente la pattuglia, finché colpito una terza volta, cadeva immolando la propria vita, mentre con le ultime parole incitava ancora i camerati alla lotta. Fulgido esempio di eroismo e di spirito di sacrificio. – Cingoli, 14 luglio 1944″
