I conflitti nel Mediterraneo e l’instabilità nel Sahel.
I possibili rischi per l’Italia in vista del Giubileo 2025
di Massimo Dionisi
L’Italia si appresta a celebrare un evento di portata internazionale come il Giubileo “Peregrinantes in Spem” che vedrà l’inizio con l’apertura della Porta Santa il prossimo 24 dicembre e terminerà il 14 dicembre 2025, un momento di grande richiamo spirituale e culturale che attirerà milioni di pellegrini da tutto il mondo. Tuttavia, questo contesto si inserisce in uno scenario geopolitico complesso, segnato da conflitti nel Mediterraneo e da un’instabilità cronica nella regione del Sahel. Questi fattori potrebbero rappresentare dei rischi concreti per la sicurezza nazionale italiana, che dovrà affrontare potenziali minacce sia dal punto di vista della sicurezza interna che internazionale.
1. Il Mediterraneo: epicentro di tensioni geopolitiche crescenti e migrazioni
Il Mediterraneo continua a essere un teatro di profondi conflitti geopolitici, che coinvolgono attori globali e regionali con interessi sovrapposti e rappresentano una minaccia diretta per la stabilità del nostro Paese. Tra le questioni più pressanti ci sono la guerra civile in Libia, le tensioni energetiche nell’area del Mediterraneo orientale e il fenomeno migratorio, che coinvolge Italia, Grecia e Malta in modo significativo.
La situazione in Libia rappresenta un problema centrale per l’Italia. Dal 2011, la Libia è divisa tra fazioni opposte sostenute da potenze straniere, inclusi la Turchia, la Russia, gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto. La Turchia supporta militarmente il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, mentre la Russia e gli Emirati appoggiano le forze del generale Khalifa Haftar. Questo conflitto si configura come una “guerra per procura” con risvolti diretti per la sicurezza e gli interessi italiani. Dal punto di vista energetico, l’Italia, attraverso l’ENI, ha importanti interessi nel settore petrolifero libico (in particolare nel giacimento di Bouri). Tuttavia, l’instabilità minaccia questi investimenti e l’Italia, con la sua vicinanza geografica, si trova esposta a flussi migratori non sempre controllabili provenienti dalla Libia, con un incremento del traffico di esseri umani verso le sue coste. Questo fenomeno è ulteriormente alimentato dal vuoto di potere che la guerra civile libica ha creato, consentendo a reti criminali di operare nelle loro aree senza particolari ostacoli .
Le tensioni nel Mediterraneo orientale sono principalmente legate alla scoperta di ricchi giacimenti di gas sottomarini e alle rivendicazioni territoriali soprattutto tra Turchia, Grecia, Cipro. La Turchia, che si sente esclusa dal consorzio per la gestione delle risorse del gas (rif. East Mediterranean Gas Forum, che include Egitto, Grecia, Israele e Cipro), ha intrapreso un’escalation, inviando navi per esplorare le acque contestate a largo di Cipro e firmando un accordo con la Libia nel 2019 per ridisegnare i confini marittimi .
La questione del gas, tuttavia, non è solo economica. La presenza di attori come la Russia, che detiene quote di partecipazione nelle esplorazioni energetiche in Egitto e Libano, rafforza la competizione geostrategica nella regione. Questa lotta per il controllo delle risorse energetiche ha il potenziale di degenerare in conflitti più ampi, coinvolgendo anche l’Unione Europea e la NATO, di cui l’Italia fa parte .
Anche l’instabilità in Nord Africa e nel Sahel ha la sua valenza nello scenario internazionale tanto che i flussi migratori verso l’Italia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, richiedono un costante monitoraggio da parte delle forze di polizia italiane. Infatti la mancanza di governance nelle regioni devastate dai conflitti portano migliaia di persone ogni anno verso le coste italiane incrementando le organizzazioni criminali che in quei territori operano e proliferano anche attraverso l’attività illecita delle “carrette del mare”.
Tutti questi fenomeni migratori rappresentano non solo una sfida umanitaria, ma anche un rischio per la sicurezza nazionale, poiché le autorità italiane devono far fronte per un verso ad un aumento dei flussi di persone senza documenti di cui non si conosce pressoché nulla se non ciò che loro stesse dichiarano e per altro alle infiltrazioni, tra esse, di potenziali estremisti.
2. Il Sahel: focolare di instabilità e minacce transnazionali
La regione del Sahel è oggi una delle aree più instabili del mondo, segnando un aumento preoccupante della violenza, del terrorismo e del traffico di esseri umani. Questa instabilità non solo riguarda i paesi africani coinvolti, ma si estende all’Europa, in particolare all’Italia, che subisce le conseguenze della crisi attraverso un aumento dei flussi migratori. L’approccio a questa crisi deve necessariamente considerare le cause storiche e strutturali dell’instabilità valutandole con le attuali dinamiche geopolitiche.
L’instabilità nel Sahel ha radici che risalgono alla guerra civile algerina negli anni ’90, quando nacque il gruppo islamista armato GIA, che poi si è evoluto in Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Dopo la caduta del regime di Gheddafi in Libia nel 2011, la regione ha assistito a una proliferazione di gruppi jihadisti, che hanno approfittato del vuoto di potere e del flusso incontrollato di armi leggere per espandere la loro influenza . AQIM, insieme ad altri gruppi come lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), ha stabilito basi operative nel nord del Mali, in Niger e in Burkina Faso. Questi gruppi jihadisti sfruttano le debolezze istituzionali e la mancanza di governance per controllare territori, risorse e popolazioni.
La competizione tra AQIM e ISGS, particolarmente intensa nella regione di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger, alimenta ulteriormente la violenza .
Niger e Libia rappresentano le principali rotte di transito per migliaia di persone che cercano di fuggire dalla povertà e dalla violenza della regione. Proprio da qui trae forza il traffico di esseri umani gestito da reti criminali che approfittano da un lato della disperazione di chi fugge dalla propria realtà tentando di crearne una migliore oltre mare e dall’altro della debolezza (a volte anche connivenza) dei governi locali per operare liberamente .
Le instabilità politiche di quell’area, con frequenti colpi di stato militari come quelli verificatisi in Mali, Burkina Faso e Niger, hanno reso ancora più difficile la stabilizzazione della regione. La fragilità dei governi locali e la crescente influenza di potenze straniere come la Russia, che ha esteso la sua presenza attraverso il gruppo Wagner, complicano ulteriormente la risposta internazionale alla crisi.
Anche il cambiamento climatico incide, peggiorando, la situazione nel Sahel. Le risorse naturali, già scarse, sono ulteriormente minacciate da modelli meteorologici sempre più imprevedibili, siccità e desertificazione. La maggior parte della popolazione della regione dipende dall’agricoltura di sussistenza, che è sempre più insostenibile. La combinazione di una rapida crescita demografica e il degrado delle risorse naturali crea un terreno fertile per l’instabilità e l’esodo di massa. La popolazione del Sahel, una delle più giovani e in più rapida crescita al mondo, ha difficoltà ad accedere a opportunità economiche e educative. L’alto tasso di fertilità (con un picco di 7,6 figli per donna in Niger) contribuisce a un aumento della pressione sulle risorse, e molti giovani, privi di prospettive diventano vulnerabili alla propaganda jihadista.
Per l’Italia, questo fenomeno rappresenta una sfida enorme. Si stima che circa l’80% dei migranti provenienti dal Sahel siano uomini giovani, molti dei quali senza lavoro né prospettive economiche nei loro paesi di origine e proprio tra essi vi è un rischio concreto di infiltrazione degli estremisti che già radicalizzati (o radicalizzandosi lungo il percorso), arrivano a rappresentare una minaccia terroristica.
I gruppi jihadisti, oltre a essere coinvolti in attacchi contro civili e forze di sicurezza, traggono profitto dal controllo delle rotte del traffico di armi, droga e migranti. Questa economia criminale sostiene la loro capacità di operare su larga scala e di estendere la loro influenza anche oltre i confini del Sahel.
3. I possibili rischi per l’Italia in vista del Giubileo 2025
In vista del Giubileo 2025, il nostro Paese e soprattutto Roma, attireranno milioni di visitatori. Le rotte migratorie, il traffico di armi e la presenza di gruppi terroristici attivi nella regione aumentano i rischi per la sicurezza nazionale. Questo scenario richiede una pianificazione attenta e una cooperazione internazionale rafforzata per rispondere al meglio ad una serie di sfide legate, non da ultimo, anche alla sicurezza marittima.
Le tensioni tra Grecia e Turchia nel Mediterraneo orientale continuano a crescere, principalmente a causa della disputa sulle risorse energetiche sottomarine vicino a Cipro. Turchia ha intensificato le esplorazioni di gas naturale, provocando scontri diplomatici e aumentando la militarizzazione della regione . Questo conflitto latente potrebbe influenzare anche l’Italia, un attore cruciale nell’area, dato il suo coinvolgimento nella sicurezza mediterranea e nei progetti energetici strategici che coinvolgono risorse come il gas. Anche la Libia rappresenta una fonte costante di instabilità. Da oltre un decennio, il paese è diviso da conflitti interni e dall’interferenza di attori esterni come Russia, Turchia ed Egitto . La Libia è una piattaforma per il traffico di esseri umani e armi, con le coste italiane esposte alle conseguenze dirette di questa instabilità. Roma, vicina a soli 200 miglia dalla costa libica, ha un interesse strategico nel contribuire alla stabilizzazione della Libia, anche per ridurre i flussi migratori incontrollati verso le sue coste.
Secondo il rapporto TE-SAT 2023, il terrorismo jihadista rimane una delle principali minacce per l’Europa, con l’Italia tra i paesi più esposti. Sebbene gli attacchi siano diminuiti negli ultimi anni, i gruppi jihadisti rimangono attivi in Nord Africa e nel Sahel, sfruttando le reti criminali per gestire il traffico di migranti e infiltrare combattenti. La rotta migratoria dal Mediterraneo centrale, che parte dalla Libia e dalla Tunisia verso l’Italia, è una delle più utilizzate e rischiose, con circa 73.000 arrivi solo nel 2022 . Le infiltrazioni jihadiste rappresentano una minaccia concreta. Il Rapporto ReaCT 2024 evidenzia che gruppi come lo Stato Islamico e Al-Qaeda cercano di sfruttare la fragilità della Libia e l’instabilità nella regione per penetrare in Europa. Il Giubileo 2025, con il suo richiamo mondiale, potrebbe essere visto da questi gruppi come un obiettivo simbolico e strategico. La sicurezza delle infrastrutture critiche marittime, come porti e piattaforme energetiche, è un’altra area di rischio. Le infrastrutture sottomarine nel Mediterraneo, come i gasdotti e gli oleodotti, sono particolarmente vulnerabili a sabotaggi e attacchi. Il Rapporto ReaCT 2024 evidenzia come il terrorismo jihadista e altre minacce non convenzionali, come gli attacchi cyber, rappresentino un rischio crescente per queste infrastrutture vitali .
L’Italia, essendo una delle principali potenze marittime nel Mediterraneo, dovrà adottare misure preventive per garantire la protezione dei suoi porti, con particolare attenzione a quelli strategici come Civitavecchia, che sarà un punto focale per l’arrivo di pellegrini durante il Giubileo. Il Rapporto sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2023 evidenzia che la cooperazione internazionale sarà fondamentale per garantire la sicurezza del Mediterraneo durante il Giubileo. Le operazioni di sorveglianza marittima, come EUNAVFOR MED IRINI, giocheranno un ruolo chiave nel prevenire traffici illeciti e nel monitorare i movimenti sospetti. Inoltre, la cooperazione con i partner europei e nordafricani sarà cruciale per rafforzare il controllo delle frontiere marittime e prevenire infiltrazioni terroristiche. L’Italia dovrà migliorare la condivisione delle informazioni con i suoi alleati nella NATO e nell’UE, nonché intensificare l’uso di tecnologie avanzate, come droni e sistemi satellitari, per monitorare le rotte marittime. L’attività di intelligence si è concentrata su una particolare e variegata declinazione del fenomeno migratorio: l’immigrazione irregolare, principalmente appannaggio di gruppi criminali, talvolta veri e propri network internazionali, e singoli facilitatori in grado di modellare rapidamente la propria “offerta” in base a fattori contingenti. L’obiettivo di tali trafficanti è il conseguimento di un ritorno economico dalla movimentazione del maggior numero di migranti, in spregio della loro incolumità, con rilevanti ripercussioni per il sistema nazionale di accoglienza. Un aspetto nevralgico del monitoraggio degli Organismi Informativi attiene inoltre alla prevenzione di possibili tentativi di infiltrazione nei flussi irregolari da parte di soggetti legati all’estremismo.
Sulla rotta del Mediterraneo centrale l’attivismo di gruppi e network criminali, che continuano a dimostrare notevole capacità di adattarsi ai mutamenti dello scenario, rappresenta uno dei principali fattori che agevolano il fenomeno migratorio. In Tunisia, accanto ai gruppi criminali autoctoni e poco strutturati dediti alla facilitazione del fenomeno migratorio, talvolta affiancato o alternato a lecite attività di pesca commerciale, si sono affermati sodalizi con poche decine di subsahariani, la cui “offerta” criminale è rivolta principalmente ai connazionali, molti dei quali già da tempo presenti nel Paese nordafricano. A causa del perdurare della profonda crisi economica, la “filiera” dell’immigrazione irregolare (dalla costruzione di imbarcazioni sino all’intermediazione tra migranti e scafisti) può rappresentare una significativa fonte di reddito, a dimostrazione della particolare complessità del fenomeno. Per quanto attiene al tipo di imbarcazioni usate per le traversate, persiste l’utilizzo di unità meno robuste, poco stabili e con minore capacità di carico rispetto a quelle in uso sulle rotte libiche. In alcuni casi, il favoreggiamento dell’immigrazione rientra in un più ampio portafoglio di attività gestito dai gruppi criminali, quali il trasporto di sostanze stupefacenti, tabacchi e carburante. I social media, inoltre, così come riscontrato su altre rotte migratorie, fungono da potente cassa di risonanza di veri e propri “pacchetti di viaggio”, che talvolta propongono di coprire l’intera tratta dai Paesi di origine a quelli di destinazione dei migranti.
Questa comunicazione ingannevole porta spesso i migranti nelle mani di trafficanti senza scrupoli e ad affrontare traversate molto rischiose. In Libia, la ripresa progressiva della direttrice migratoria dalla Tripolitania, rispetto a quella dalla Cirenaica, conferma l’estrema capacità dei gruppi criminali strutturati di adattare il loro modus operandi alle azioni di contrasto delle Autorità locali. Al riguardo, sono emerse stabili connessioni tra trafficanti attestati in Libia, Tunisia ed Egitto. Tale complessa rete relazionale, che in taluni casi si avvale di contatti anche in Italia, agevola le partenze dal Paese di migranti, principalmente bangladesi, egiziani, siriani e pakistani. In questo ambito si è rilevata la costante prevalenza di natanti di notevoli dimensioni, a conferma dell’intento dei trafficanti operanti in Libia, da una parte, di garantire una navigazione tendenzialmente autonoma sino a destinazione, dall’altra, di massimizzare il profitto trasportando il maggior numero possibile di migranti, fino a dare vita, in alcuni casi, ai cc.dd. “maxi-sbarchi”. Sulla rotta del Mediterraneo orientale, la Turchia continua a essere uno dei più grandi bacini di rifugiati al mondo e si conferma un crocevia centrale per i flussi migratori diretti in Europa, provenienti da Afghanistan, Pakistan e Siria.
In particolare, dalle coste turche originano le traversate in direzione delle coste pugliesi, calabresi e siciliane, prevalentemente a bordo di barche a vela, condotte da skipper in maggioranza russofoni e, in taluni casi, egiziani, marocchini e siriani. Il traffico di migranti è gestito soprattutto da gruppi criminali curdo-iracheni e pakistani, con basi di supporto logistico nei principali Paesi di partenza e transito dei migranti, le cui ramificazioni internazionali rendono particolarmente complessa l’azione di contrasto. In Europa, la minaccia jihadista ha conservato una crescente e quasi esclusiva connotazione endogena. Nel 2023, gli attentati direttamente riconducibili a una matrice islamista sono numericamente raddoppiati rispetto all’anno precedente (da 3 a 6), ma hanno mantenuto un numero di vittime relativamente contenuto (6 morti e 16 feriti). In analogia con gli ultimi anni, si è trattato di azioni compiute da singoli soggetti, già presenti e/o residenti nel Paese target, non estranei a organizzazioni jihadiste e che, a eccezione del caso di Bruxelles (dove è stata utilizzata un’arma da fuoco automatica), hanno fatto uso di mezzi offensivi semplici (armi bianche).
Peraltro, l’azione belga si è distinta ulteriormente dalle altre in quanto è sembrata il frutto di una pianificazione più complessa, che avrebbe visto il coinvolgimento di diversi soggetti implicati soprattutto in circuiti criminali, ed è stata l’unica ufficialmente rivendicata da DAESH tramite la casa mediatica Amaq (vedi tabella “Eventi di natura terroristica in Europa – 2023”). Un ulteriore elemento che emerge dalla casistica illustrata è che, a fronte di un numero esiguo di azioni violente nei primi dieci mesi dell’anno (una a gennaio e una ad aprile), da metà ottobre si è assistito a una sequenza ravvicinata di tre attentati, seguiti dall’ultimo di dicembre a Parigi. Si è trattato di eventi inseriti temporalmente nel mutato contesto internazionale legato all’attacco condotto il 7 ottobre contro Israele dalle milizie di Hamas e alla conseguente escalation militare nella Striscia di Gaza, che ha provocato ricadute anche sull’esposizione dell’Europa alla minaccia jihadista globale. Oltre a quanto emerso dalle operazioni di polizia effettuate a dicembre in Germania, Danimarca e Olanda, che parrebbero aver disvelato strutturate progettualità terroristiche, tuttora al vaglio dell’Intelligence e delle Forze di polizia, ai danni di obiettivi ebraici in Europa da parte di presunti membri di Hamas, sicuramente il conflitto con Israele ha rivitalizzato la narrativa jihadista imperniata sul rinnovato delinearsi di uno scontro fra Islam e Occidente, nonché stimolato progettualità operative ai danni del vecchio Continente.
Le grandi organizzazioni del terrorismo islamista internazionale, DAESH e al Qaida-AQ, provano infatti a sfruttare a proprio vantaggio la situazione attuale, riallineandosi sulla tematica in termini propagandistici e di strategie di reclutamento e targhettizzazione, provando a dar vita a un insidioso processo di “jihadizzazione” della questione israelo-palestinese e, quindi, di proiezione della minaccia oltre il teatro di conflitto. In tale contesto, eventi dal forte impatto emotivo – come le diverse manifestazioni svoltesi durante l’anno in alcuni Paesi del Nord Europa durante le quali sono state bruciate copie del Corano – possono essere percepiti come attacchi alle comunità musulmane e fungere da fattori scatenanti per il passaggio all’azione di soggetti radicalizzati. L’attentato di Bruxelles del 16 ottobre ne è stata una tragica dimostrazione, così come le diverse operazioni di polizia che, nel 2023, hanno intercettato preventivamente la realizzazione di progettualità controindicate. DAESH, AQ e le formazioni regionali a esse affiliate o ispirate, sebbene abbiano subìto negli ultimi anni un ridimensionamento della capacità di proiezione esterna, hanno continuato a rivestire una minaccia concreta per l’Europa.
Nell’anno in esame, le evidenze informative e le diverse azioni di contrasto al terrorismo hanno confermato l’esposizione al rischio dei Paesi europei, specie in relazione all’attivismo operativo della branca afghana di DAESH (ISKP) e a quello di singoli o piccoli gruppi a vario titolo collegati con l’organizzazione terroristica, in prevalenza europei (seppur di varie origini) ma con un significativo coinvolgimento di cittadini centro-asiatici (soprattutto tagiki) e nord-caucasici. Inoltre, alcune operazioni hanno evidenziato, in linea con gli ultimi trend, l’avvicinamento tra appartenenti a diaspore diverse che in precedenza si erano invece contraddistinte per una spiccata chiusura in senso monoetnico. Riguardo alla propaganda istigatoria, DAESH e AQ hanno proseguito a formulare – perlopiù attraverso canali e piattaforme digitali – esortazioni a colpire l’Occidente e i suoi simboli. Rilevante, al riguardo, è apparsa l’evoluzione delle attività svolte dalle case mediatiche delle organizzazioni jihadiste, in particolare quelle riferibili a DAESH. Le risorse specializzate, un tempo dedicate alla produzione e pubblicazione di riviste e periodici, sono state sempre più utilizzate per confezionare prodotti “su misura”, destinati ad aspiranti lupi solitari, spesso giovanissimi, cresciuti e radicalizzatisi in Europa, nell’intento di innescare la loro transizione dalla dimensione virtuale a quella reale.
Nel corso dell’anno in esame, infatti, si è assistito al proliferare di segnalazioni relative a possibili progettualità ostili in Europa a opera di giovani internauti, perlopiù sostenitori di DAESH, facenti parte di network virtuali e intenzionati a compiere attentati nei Paesi di residenza. Nel senso, sono state diverse le operazioni di polizia giudiziaria che hanno disarticolato pianificazioni ostili in varie nazioni europee, tra cui quella che a giugno, in Austria, ha visto coinvolti tre austriaci, di cui due minorenni, accusati di voler realizzare un attacco in occasione del Gay Pride di Vienna.
L’Italia si è confermata potenziale bersaglio per la sua centralità nel mondo cristiano, il suo impegno nella Coalizione anti- DAESH e la presenza di luoghi simbolo della storia occidentale come il Colosseo che continua a essere considerato, dalla retorica d’area, obiettivo di conquista privilegiato nel cuore dell’Europa “miscredente”.
A mero titolo di esempio, dopo l’incendio di una copia del Corano a Stoccolma lo scorso 28 giugno, media center pro-DAESH hanno diffuso una locandina che riportava l’immagine di un mujaheddin con il volto travisato, alle cui spalle era raffigurato il Colosseo con la bandiera della Svezia e l’hashtag in lingua araba “bruciare le copie del Corano e bombardare le moschee”. Si è mantenuta elevata l’attenzione informativa sui foreign fighters che a suo tempo hanno raggiunto il quadrante siroiracheno per unirsi a DAESH o ad altre formazioni terroristiche ivi operanti. Nel 2023, sono aumentati a 149 (di cui 39 returnees) i soggetti inclusi nella “lista consolidata” redatta in ambito di Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo, in quanto a vario titolo connessi con l’Italia. L’Intelligence ha continuato a monitorare l’eventuale arrivo/ transito sul territorio nazionale di soggetti “a rischio” – per background, vicende giudiziarie o comunque segnalati in ambito di cooperazione internazionale per profili di pericolosità – che potrebbero sfruttare anche i canali migratori clandestini terrestre marittimi. Con riguardo poi all’allontanamento dal territorio nazionale di soggetti potenzialmente pericolosi per la sicurezza nazionale, nel 2023 sono stati eseguiti, pure grazie al contributo informativo dell’intelligence, 77 rimpatri di cui 13, in prevalenza tunisini, a carico di soggetti che erano riusciti a rientrare in Italia clandestinamente nonostante fossero stati già rimpatriati negli anni precedenti (.
Alla luce dei tratti prevalentemente autoctoni e destrutturati assunti da tempo dal terrorismo jihadista in Europa, l’impegno dell’Intelligence nazionale è proseguito in direzione dell’estremismo endogeno e dei processi di radicalizzazione che si sviluppano in luoghi fisici (destinati al culto e alla socialità, ambienti carcerari, centri di permanenza per i rimpatri) e virtuali, forieri di possibili attivazioni autonome da parte di soggetti permeabili al messaggio jihadista, privi di legami con gruppi terroristici, ma da questi ispirati. Fenomeno questo che, in analogia al trend europeo, si è maggiormente riscontrato tra giovani internauti radicalizzatisi autonomamente e caratterizzati per una spiccata abilità nell’utilizzo degli strumenti informatici, una scarsa o addirittura assente pregressa preparazione ideologico/religiosa, una generale propensione alla violenza e una presenza ricorrente di disagi e fragilità psicologiche. Negli stessi ambienti virtuali si è continuato a registrare occasionali convergenze con talune ideologie e narrative proprie della destra suprematista e “accelerazionista” internazionale in termini di iconografie, strumenti operativi e individuazione di target comuni, quali gli ebrei e lo Stato di Israele, ma anche la comunità LGBTQ+ ritenuta uno dei simboli di degenerazione dell’Occidente.
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PAESE LOCALITA’ MODUS DESCRIZIONE MORTI FERITI
25 gennaio Spagna Algeciras arma
bianca un 25enne marocchino destinatario di un decreto di espulsione dal territorio iberico, ha ferito il parroco della chiesa di Sant’Isidro con una katana, ferendolo; successivamente, si è diretto verso la chiesa di Nuestra Señora de La Palma e ha colpito altre quattro persone (un morto). Non è esclusa la possibilità che il soggetto – poi arrestato – abbia agito in reazione ai roghi dei Corani compiuti dall’inizio dell’anno nel Nord Europa
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aprile Germania Duisburg arma
bianca un 26enne rifugiato siriano ha ferito gravemente con un’arma da taglio quattro persone all’interno di una palestra, prima di essere arrestato. Inizialmente si era ipotizzata un’aggressione legata a motivi personali ma, dopo aver esaminato i profili online dell’uomo, che hanno evidenziato riferimenti alla propaganda di DAESH, è stata considerata una possibile motivazione terroristica
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13 ottobre Francia Arras arma
bianca un 20enne russo di origine cecena ha ucciso con un’arma da taglio un insegnante e ferito altre tre persone di fronte a una scuola. Prima dell’attacco, il giovane avrebbe registrato un audio in cui giurava fedeltà a DAESH e dichiarava il suo odio per la Francia. Già noto all’Intelligence francese, in quanto attestato su posizioni radicali e uno dei suoi fratelli era stato condannato nell’aprile 2023 per una progettualità violenta contro il Palazzo dell’Eliseo
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15 ottobre Regno Unito Hartlepool arma
bianca un 44enne marocchino richiedente asilo ha aggredito con un’arma da taglio alcuni individui presso un alloggio per rifugiati (un morto e un ferito). Durante le fasi dell’arresto, l’uomo protestava al grido “Allah Akbar”, e da dichiarazioni da lui rilasciate dopo la cattura (“voglio tornare in Palestina e morire a Gerusalemme”), è probabile che il riacutizzarsi della crisi israelo-palestinese sia stato uno dei fattori scatenanti dell’azione 1 1
16 ottobre Belgio Bruxelles arma da fuoco un 44enne tunisino ha aperto il fuoco contro alcuni passanti con un’arma da fuoco lunga, al grido “Allah Akbar” (due morti e un ferito). Si è poi dato alla fuga ed è stato neutralizzato la mattina successiva in un bar di Schaerbeek. L’attentatore, da tempo noto per la sua radicalizzazione, aveva girato due video, uno prima e uno dopo l’attacco, nei quali dichiarava, in arabo, la propria affiliazione a DAESH, asserendo di aver agito per vendicare i musulmani, in particolare in seguito agli episodi dei Corani bruciati in Svezia (le tre persone colpite erano di cittadinanza svedese). Il 17 ottobre l’attentato è stato rivendicato dal DAESH attraverso la casa mediatica Amaq
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2 dicembre Francia Parigi arma
bianca un 26enne francese di origine iraniana, armato di coltello e martello ha colpito alcuni passanti, al grido di “Allah Akbar” (un morto e due feriti) per poi essere arrestato (ha evocato quale motivazione del gesto la persecuzione dei musulmani, in particolare in Palestina). L’uomo, affetto da problemi psichiatrici, era conosciuto sotto il profilo della sicurezza dalle Autorità transalpine e, prima di mobilitarsi, avrebbe postato online un video nel quale, in arabo, rivendicava l’attacco che stava per compiere e giurava fedeltà al Califfo
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Provando a spingerci oltre nell’analisi della possibile esposizione al rischio attentati terroristici per il nostro Paese durante l’anno giubilare, potremmo ipotizzare un modello avanzato di calcolo del rischio probabilistico adottando una combinazione di simulazione con il metodo Monte Carlo e un modello di regressione probabilistica, che ci permette di considerare più variabili in modo dinamico. Incorporando variabili sottoindicate:
1. P(A) = probabilità giornaliera di un attacco terroristico in Europa (variabile storica). Intervallo: Basato su 28 attacchi all’anno, quindi valore 0.0767 (28/365);
2. P(B|A) = Probabilità che un attacco terroristico avvenga durante un evento di alta visibilità come il Giubileo. Intervallo: 0.5-0.8, poiché gli eventi di alto profilo possono aumentare la probabilità;
3. Fsicurezza = fattore di mitigazione delle misure di sicurezza: Efficienza delle forze di sicurezza italiane e internazionali, comprese le misure preventive durante il Giubileo. Intervallo: 0.6-0.9, con efficacia delle misure che varia dal 60% al 90%;
4. Psuccesso = probabilità di successo di un attacco: Quanto un attacco terroristico, se pianificato, potrebbe avere successo. Intervallo: 0.6-0.8, basato sull’efficacia delle operazioni di polizia e intelligence;
5. FUcraina = fattore legato alla crisi Ucraina. Influenza della crisi ucraina, che potrebbe distrarre le forze di sicurezza europee. Intervallo: 0.8-1.0, poiché la crisi in Ucraina potrebbe aumentare leggermente il rischio.
6. Fmediterraneo = Instabilità nel Mediterraneo e nel Sahel: L’instabilità geopolitica in Libia e nelle regioni del Sahel, che potrebbe facilitare infiltrazioni terroristiche. Intervallo: 1.0-1.3, con aumento della probabilità di attentati se la situazione peggiora;
7. Fisraelo-palestinese = fattore legato al conflitto israelo-palestinese: La percezione dell’Italia come alleata dell’Occidente nel conflitto. Intervallo: 1.0-1.2, con un rischio aumentato in base a come evolve il conflitto.
8. Fradicalizzazione = fattore relativo alla radicalizzazione interna: Livello di radicalizzazione domestica, con la possibilità che individui radicalizzati operino attacchi sul suolo nazionale. Intervallo: 1.0-1.2;
9. Fcibernetico = fattore legato agli attacchi cibernetici: La possibilità che gli attacchi terroristici siano supportati da cyberattacchi su infrastrutture critiche italiane. Intervallo: 1.0-1.2, considerando l’aumento degli attacchi cibernetici negli ultimi anni.
Da qui la spiegazione di ogni intervallo e la logica dietro la scelta del range per ciascuna variabile. La scelta dei range è il risultato di una combinazione di analisi empiriche e giudizi esperti . Questo approccio permette di gestire la complessità e l’incertezza di fenomeni come il terrorismo, che sono difficili da quantificare in modo deterministico.:
1. P(A): Probabilità giornaliera di un attacco terroristico
• Intervallo fisso: 0.0767 (calcolato come 28 attacchi terroristici/anno in Europa, quindi 28/365 giorni = 0.0767).
• Spiegazione: Non c’è variabilità qui perché questo è un dato storico. Rappresenta la probabilità media giornaliera di un attacco terroristico in Europa, e quindi è una costante nel modello.
Scala: Fissa, basata su dati reali.
2. P(B|A): Probabilità che un attacco avvenga durante un evento di alta visibilità (Giubileo)
• Intervallo: 0.5 – 0.8.
• Spiegazione: Il Giubileo è un evento di grande visibilità, quindi è plausibile pensare che la probabilità che un attacco terroristico venga pianificato o eseguito durante un evento del genere sia più alta rispetto a giorni normali. Tuttavia, non arriva mai al 100% perché le misure di sicurezza e la pianificazione potrebbero prevenire molti attacchi.
o 0.5: Riflette uno scenario più ottimistico, in cui l’evento non attira troppo l’attenzione terroristica rispetto ad altri possibili obiettivi in Europa.
o 0.8: Riflette uno scenario più pessimistico, in cui il Giubileo è considerato un obiettivo molto attraente per i gruppi terroristici.
Scala: Moderata variabilità, data dall’incertezza sulla rilevanza del Giubileo come obiettivo per i terroristi.
3. Fattore di sicurezza (Fsicurezza)
• Intervallo: 0.6 – 0.9.
• Spiegazione: La qualità delle misure di sicurezza durante il Giubileo varia in base a diversi fattori, come il numero di forze di polizia impiegate, la cooperazione internazionale e l’efficacia della sorveglianza. Questo fattore rappresenta quanto bene l’Italia sarà in grado di prevenire e rispondere agli attacchi.
o 0.6: Rappresenta un livello di sicurezza più debole o compromesso (es. se ci sono risorse insufficienti o se il numero di visitatori è troppo alto per gestire efficacemente la sicurezza).
o 0.9: Rappresenta un alto livello di sicurezza, dove le misure preventive e di sorveglianza sono efficaci al massimo.
Scala: Ampia variabilità, poiché la qualità delle misure di sicurezza è soggetta a molti fattori operativi e logistici.
4. P(Successo): Probabilità che un attacco terroristico riesca
• Intervallo: 0.6 – 0.8.
• Spiegazione: Anche se un attacco viene pianificato, non sempre riesce a causa delle forze di sicurezza, interventi dell’intelligence o errori operativi da parte dei terroristi. Il range riflette questa incertezza.
o 0.6: Un attacco pianificato ha maggiori probabilità di essere sventato (grazie all’intelligence e alle misure di sicurezza).
o 0.8: Rappresenta uno scenario in cui le forze di sicurezza potrebbero non riuscire a prevenire un attacco.
Scala: Variabilità media, legata alla capacità operativa delle forze di sicurezza di prevenire o sventare un attacco.
5. Fattore legato alla crisi Ucraina (FUcraina)
• Intervallo: 0.8 – 1.0.
• Spiegazione: La crisi in Ucraina può avere un impatto limitato sul rischio terroristico in Italia, ma può distrarre l’attenzione delle forze di sicurezza europee dalla prevenzione del terrorismo. Tuttavia, l’impatto diretto sulla sicurezza italiana è ridotto.
o 0.8: Scenario in cui la crisi ucraina distoglie leggermente le risorse e l’attenzione dal rischio terroristico.
o 1.0: Rappresenta uno scenario in cui la crisi ucraina non ha impatti significativi sulla sicurezza italiana.
Scala: Bassa variabilità, poiché la crisi ucraina ha un impatto relativamente indiretto sul rischio terroristico in Italia.
6. Instabilità geopolitica nel Mediterraneo (Fmediterraneo)
• Intervallo: 1.0 – 1.3.
• Spiegazione: L’instabilità geopolitica nelle regioni del Mediterraneo (es. Libia, Sahel) può influire significativamente sul rischio terroristico in Italia, soprattutto per quanto riguarda infiltrazioni di terroristi attraverso le rotte migratorie.
o 1.0: Scenario in cui l’instabilità geopolitica è gestibile e non influenza il rischio terroristico.
o 1.3: Rappresenta un aumento del rischio dovuto a un’escalation delle tensioni nel Mediterraneo.
Scala: Elevata variabilità, poiché l’instabilità geopolitica nella regione può fluttuare notevolmente.
7. Fattore legato al conflitto israelo-palestinese (Fisraelo-palestinese)
• Intervallo: 1.0 – 1.2.
• Spiegazione: Sebbene l’Italia sia percepita come un alleato dell’Occidente, il conflitto israelo-palestinese non influisce pesantemente sulla sua sicurezza nazionale, se non indirettamente attraverso attacchi jihadisti in Europa.
o 1.0: Scenario in cui il conflitto non ha effetti sul rischio terroristico.
o 1.2: Rappresenta un piccolo aumento del rischio a causa della percezione dell’Italia come alleata di Israele.
Scala: Bassa variabilità, con un impatto limitato.
8. Radicalizzazione interna (Fradicalizzazione)
• Intervallo: 1.0 – 1.2.
• Spiegazione: Il livello di radicalizzazione interna in Italia è un fattore importante, ma non così elevato come in altri paesi europei. Tuttavia, esistono gruppi radicalizzati che potrebbero rappresentare una minaccia.
o 1.0: Scenario in cui la radicalizzazione interna non aumenta il rischio.
o 1.2: Scenario in cui la radicalizzazione interna aumenta moderatamente il rischio di attacchi terroristici.
Scala: Variabilità moderata, poiché la radicalizzazione interna può influire sul rischio, ma in misura minore rispetto ad altri paesi.
9. Attacchi cibernetici (Fcibernetico)
• Intervallo: 1.0 – 1.2.
• Spiegazione: Gli attacchi cibernetici possono amplificare l’impatto di un attentato terroristico fisico, specialmente in relazione alle infrastrutture critiche italiane (es. trasporti e energia).
o 1.0: Scenario in cui gli attacchi cibernetici non hanno un impatto significativo.
o 1.2: Scenario in cui gli attacchi cibernetici aumentano il rischio complessivo di attacchi terroristici.
Scala: Variabilità moderata, poiché il rischio di attacchi cibernetici è crescente ma non sempre direttamente correlato a un attacco fisico.
Utilizzando poi strumenti di Intelligenza Artificiale ai fini del calcolo delle iterazioni – impostandole in numero di 20.000 simulazioni – e applicando il metodo Monte Carlo ai fini dell’esplorazione degli scenari possibili, possiamo ottenere una stima accurata della probabilità attraverso la:
P(Attacco durante Giubileo) =
P(A) × P(B∣A) × Fsicurezza × Psuccesso × FUcraina × Fmediterraneo × Fisraelo-palestinese × Fradicalizzazione×Fcibernetico
Sulla base delle iterazioni svolte con il metodo Monte Carlo, la probabilità stimata di un attacco terroristico durante il Giubileo del 2025 in Italia dovrebbe variare tra 2% e 4%, tenendo conto del contesto geopolitico e delle misure di sicurezza avanzate. Questa gamma riflette la natura imprevedibile del terrorismo, mitigata dalle operazioni di sicurezza italiane e internazionali.
