RUAZZI GIOVANNI
Sottotenente cpl. Fanteria – XLIX Battaglione Coloniale


Iscritto nella facoltà di lettere e filosofia nell’Università di Padova, interrompeva gli studi per arruolarsi volontario, nell’ottobre 1935, nel battaglione CC.NN. (Camicie Nere). Universitario A.O. (Africa Orientale). Partito da Napoli il 14 dicembre sbarcava a Mogadiscio il 21 stesso mese e dopo avere partecipato alle operazioni di guerra sul fronte somalo, rimpatriava nel giugno 1936. Promosso sottotenente di complemento il 25 dello stesso mese, era assegnato per il servizio di prima nomina al 232° fanteria. Congedato nel luglio 1937, l’anno seguente, era richiamato a domanda in servizio e destinato al R.C.T.C. (Regio Corpo Truppe Coloniali) dell’Eritrea. Sbarcato a Massaua nel maggio, gli veniva affidato il comando di una compagnia del XLIX battaglione coloniale. Dalla Università di Padova gli veniva poi conferita la laurea ad honorem in lettere e filosofia alla memoria
Comandante di compagnia, dopo ardita manovra, superate di slancio posizioni impervie e la dura resistenza avversaria, guidava il proprio reparto all’assalto di altra posizione occupata dal nemico. Con travolgente azione superava la nuova resistenza, giungendo primo sulla posizione avversaria e, con la visione del nemico in rotta, colpito in fronte, immolava sul campo la sua giovane vita, interamente consacrata alla grandezza d’Italia e sempre protesa verso tutte le audacie. Amba Tzaelegherghis, 24 giugno 1938
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MARRONE ALBERICO
Caporale – 3° Reggimento Alpini

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Tornitore meccanico nella società “Metalli Fiat” di Torino e appassionato sportivo della montagna, si arruolava volontario a 18 anni presso la Scuola Centrale Militare di Alpinismo in qualità di asp. Specializzato «sciatore rocciatore». Soldato scelto nel gennaio 1940 e caporale nel marzo successivo, passava in maggio al 3° reggimento alpini dove veniva assegnato alla 30ª compagnia del battaglione “Fenestrelle”. Entrata l’Italia in guerra nel giugno 1949 partecipava alle operazioni svoltesi sulla frontiera alpina occidentale.
«Capo gruppo fucilieri di una squadra avanzata ed in filtrata attraverso attivi ridottini avversari, dava altissimo ed eccezionale esempio di ardimento e sprezzo del pericolo lanciandosi sempre primo in avanti. Ferito una prima volta ad una gamba, continuava eroicamente nella lotta finché cadeva fulminato dalle raffiche nemiche mentre in piedi tentava lanciare l’ultima bomba, suscitando tale ammirazione nel nemico da indurlo a segnalare il gesto eroico ai suoi superiori. Fulgido esempio di sublimi virtù militari e guerriere.» — Abries, 21 giugno 1940
