Nicolò Paganelli
Analisi parametrale: Cuba
La Repubblica di Cuba, è la più grande isola situata in America Centrale, fra Mar dei Caraibi (con il Golfo del Messico) e l’Oceano Atlantico (Nord Atlantico), ed essendo completamente circondata dal mare non confina territorialmente con nessuno Stato. Per avere alcuni punti di riferimento per geo-localizzare Cuba, sappiamo che a N vi sono gli Stati Uniti, a NE le Bahamas, a O il Messico, a S abbiamo Isole Cayman e Giamaica, mentre a SE Haiti; il Paese ha una superficie totale di 110.860 kmq, comprendenti 109.820 kmq di terra e 1.040 kmq in acque, di cui le foreste occupano 32.420 kmq. Sempre in territorio cubano, nella Baia di Guantánamo è presente una base della US Navy.
Il Paese ha una Storia molto antica e ricca: dalle civiltà pre-colombiane quali Taino, Siboney e Guanajatabey, da cui deriva il nome originario di quest’isola come ipotizzato “Cubanacán” (“terra centrale”), o anche “Cubao” (“terra fertile”) o da “Coa-Bana” appunto “Terra-Grande”, fino allo sbarco di Cristoforo Colombo avvenuto il 28 ottobre 1492 sulla costa nord-orientale cubana (il 12 ottobre 1492 era approdato sull’isola poi ribattezzata San Salvador, originariamente “Guanahani” per gli indigeni); vi è la possibilità infatti che qui i marinai delle Caravelle, credendo di essere arrivati in Asia, avessero scambiato la nuova isola per la terra dell’oro di Cipango, storpiando il nome in “Cuba”. Colombo rivendicò subito l’isola appena scoperta in nome della Corona spagnola, chiamandola “Isla Juana” (Isola Giovanna) in nome di Giovanni, Principe delle Asturie nonché erede al trono spagnolo.
Il primo insediamento spagnolo è datato nel 1511, quando Diego Velásquez de Cuéllar fondò Baracoa e a seguire altre città, con L’Avana (Havana) che divenne poi la capitale, costringendo i Taino alla schiavitù e importando malattie europee agli indigeni decimandoli in circa un secolo. Cuba era al tempo molto ambita dal colonialismo europeo, tanto da essere occupata dai francesi nel 1555 e poi ripresa dagli spagnoli, divenendo presto vanto dell’Impero Spagnolo poiché loro colonia più ricca e sviluppata; nel 1762, con la Guerra dei Sette Anni in corso, provò a conquistarla anche l’Impero Britannico finendo per occuparla, e l’Ammiraglio George Keppel ne divenne il nuovo governatore controllando la porzione occidentale dell’isola. Con gli Inglesi a Cuba iniziarono i primi scambi commerciali con le colonie britanniche sia americane che caraibiche, ma circa un anno dopo l’isola tornò sotto dominio spagnolo col Trattato di Parigi, lasciando all’Inghilterra la paludosa, allora disabitata, Florida. Il 1820 fu un anno di ribellioni nelle colonie in America Latina, con la nascita dei primi Stati indipendenti, ma se all’inizio Cuba rimase fedele alla Corona spagnola col tempo volle anche lei separarsi dall’Impero come le altre ormai ex-colonie, scaturendone due guerre di indipendenza: la prima durata 10 anni dal 1868 al 1878 e la seconda (più breve) dal 1879 al 1880, con sanguinose rivolte popolari guidate dall’intellettuale José Martí, considerato dai cubani come il “Padre della Patria”. Martí temeva che gli Americani potessero forzare Cuba in un altro grosso conflitto interno usandolo come pretesto per un intervento militare sull’isola, e ciò in effetti si concretizzò con la terza ed ultima guerra, la “Guerra Necessaria”, durata dal 1895 al 1898, in cui il già indebolito Esercito Spagnolo soccombette ai ribelli cubani aiutati dalla Marina degli Stati Uniti, i quali usarono l’affondamento della Corazzata USS Maine (fiore all’occhiello della US Navy, in visita a L’Avana il 15 febbraio 1898) come pretesto accusando la Spagna dell’atto (poi rivelatosi falso) ed entrarono in guerra nello stesso anno, così Cuba ebbe di seguito ben due grandi conflitti al suo interno: uno era per l’indipendenza e l’altro tra americani-spagnoli. Il 12 agosto 1898 ci fu l’armistizio tra USA e Spagna che sancì il riconoscimento dell’indipendenza di Cuba (sotto protettorato americano), la cessione da parte spagnola di Porto Rico e Guam, ed infine l’accettazione dell’occupazione statunitense di Manila (Filippine); iniziò così il colonialismo statunitense con l’acquisto delle Hawaii nello stesso anno e nel 1903 Panama divenne indipendente con l’aiuto degli americani finendo sotto loro protettorato. La Repubblica di Cuba nacque finalmente il 20 maggio 1902, ottenuta l’indipendenza, col suo primo Presidente Tomás Estrada Palma. Negli anni seguenti si susseguirono dittature con nuovi Presidenti, rivolte armate, colpi di Stato e cambi di regime, il tutto sempre con ingerenza e interventi militari da parte USA per mantenere il protettorato sull’isola. Si succedettero nel tempo vari Presidenti: José Miguel Gómez dal 1908; Gerardo Machado dal 1924 che soppresse libertà di stampa e opposizione, fece costruire ristoranti e alberghi statunitensi ed aumentò il turismo sull’isola, considerato il “Mussolini tropicale” per la sua ammirazione verso il Duce italiano e l’uso di corpi paramilitari statali, fu destituito ed esiliato nell’agosto 1933 con la rivolta studentesca armata del movimento “Generazione del 1930” e subentrò subito il nuovo Presidente Carlos Manuel de Céspedes y Quesada, ma fu rovesciato nel settembre ’33 da un golpe militare guidato dal Sergente Fulgencio Batista instaurando un Governo provvisorio, per poi prendere temporaneamente potere Ramón Grau San Martín, dimessosi nel 1934, facendo strada a Batista supportato dal più grande sindacato di lavoratori dell’America Latina, fino al suo esilio nel dicembre ’58 quando Fidel Castro salì al potere con la guerriglia, fiancheggiato dall’argentino Ernesto “el Che” Guevara e l’italiano Gino Donè Paro (“el Italiano”, unico europeo a prendere parte alla Révolución). Il Governo USA era inizialmente favorevole alla rivoluzione perché la vedeva come tentativo di portare la democrazia in America Latina, ma i rapporti con Cuba peggiorarono via via con le riforme agrarie e industriali, togliendo la proprietà statunitense alle raffinerie di zucchero e gli americani sentirono minacciati i loro interessi economici nell’area; i rapporti vennero inaspriti quando nel febbraio 1960 Castro firmò un accordo commerciale col Vice-Primo Ministro dell’Unione Sovietica Anastas Ivanovič Mikojan, alche a marzo Eisenhower approvò l’idea della CIA di armare e addestrare un gruppo di rifugiati cubani nel tentativo di rovesciare Castro, ed ecco che il 16 aprile 1961, con il sostegno del Presidente John Fitzgerald Kennedy (JFK), avvenne il noto sbarco nella Baia dei Porci per formare una contro-rivoluzione, ma l’azione fallì conseguendone l’avvicinamento politico cubano verso l’URSS, così che l’America decretò l’embargo totale per Cuba e l’isola dovette dipendere economicamente dall’Unione Sovietica. L’anno seguente, l’installazione di impianti missilistici sovietici su suolo cubano, nel bel mezzo della Guerra Fredda, causò la famosa “Crisi dei Missili di Cuba”, conclusasi con l’accordo pacifico tra JFK e Nikita Chruščëv. Da gennaio 1962 Cuba è sospesa dalla OAS (Organization of American States), grazie a pressioni statunitensi, con l’imposizione di sanzioni. L’anno seguente Cuba stava sviluppando un vero e proprio sistema comunista modello Unione Sovietica.
Nei decenni successivi le Forze Armate cubane parteciparono a conflitti in Africa in supporto di movimenti di liberazione nazionali in Angola, Namibia, Sudafrica e in Etiopia (Guerra dell’Ogaden, a fianco di URSS e Yemen del Sud), dove in quest’ultimo Paese le capacità dell’Esercito di Cuba diede una svolta importante al conflitto. Nel ’70 Castro ammise il fallimento nelle politiche economiche e nel ’75 l’OAS rimosse le sanzioni a Cuba, mantenute però solo dagli Stati Uniti nonostante la loro approvazione assieme agli altri Paesi membri. In seguito al crollo dell’URSS, nel ’91 Cuba si trovò di fronte una grave recessione col ritiro dei finanziamenti sovietici e lo scarseggiare di cibo e carburante, e fino al 1993 il Paese non accettò mai aiuti e donazioni di cibo, medicine e soldi da parte USA. Cuba iniziò ad intrattenere rapporti commerciali con la Cina e nel 2004 promosse col Venezuela l’accordo internazionale “Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América – Tratado de Comercio de los Puéblos” (ALBA-TCP) e i Paesi latino-americani ripresero pian piano il commercio con l’isola, specialmente nell’import petrolifero. Il 31 luglio 2006 Fidel Castro, il “Leader Maxímo”, si dimise per gravi motivi di salute e subentrò suo fratello Raúl, eletto Presidente il 28 febbraio 2008, il quale attuò nuove riforme per migliorare e snellire commercio, economia, politica, burocrazia e interni. Il 3 giugno 2009 l’OAS adottò la risoluzione che rimuoveva il divieto a Cuba di far parte dell’Organizzazione, ma Fidel Castro non era comunque interessato a rientrarci. Dal 2013 in poi i rapporti tra Cuba e Stati Uniti migliorarono sia sul piano diplomatico che quello economico. Fidel Castro morì nel 2016 e Raúl Castro divenne Presidente, che a sua volta fu sostituito due anni dopo da Miguel Díaz-Canel, il quale il 21 dicembre 2019 nomina come Premier cubano Manuel Marrero Cruz.
Circa due anni fa, precisamente l’11 luglio 2021, a migliaia scesero in massa nelle piazze di Cuba per formare la più grande protesta sull’isola negli ultimi tre decenni, a causa del peggioramento della situazione economica, già stretta dalle sanzioni USA, con scontri violenti fra i manifestanti contro il Governo e la Polizia e Forze Armate assieme alla gente pro-Governo.
Tenendo conto della sua Storia, localizzazione geografica e situazione attuale che caratterizza il Paese, si è analizzata Cuba secondo 7 parametri, numerati 1-2-3-4-5-6-7, rientranti nell’ambito “Sicurezza”, di seguito elencati: 1) “Fattore Storico: Conflitti”, stimando esclusivamente i conflitti classici dichiarati Stato contro Stato in cui è stato o è coinvolto il Paese, da 5-10 anni ad oggi, conoscendo ma non contando le situazioni conflittuali interne civili, atti di guerriglia, rivolte e violenze che coinvolgono la popolazione. 2) “Paesi Limitrofi in Conflitto”, sempre usando lo stesso criterio del parametro precedente si sono contate le Nazioni confinanti attualmente in conflitto con altre, poiché possono influenzare di molto la stabilità politica dello Stato vicino, destabilizzandolo e determinando un alto rischio di crisi economica nello stesso, ma anche trascinarlo anch’esso nel conflitto. 3) “Rifugiati”, ad oggi sempre più persone sono costrette a lasciare le proprie case a causa di conflitti, violenze, persecuzioni, violazioni dei diritti umani, ecc. Ad oggi, con i conflitti ancora irrisolti e il rischio che se ne possano creare altri nuovi, un aspetto che definisce questo XXI Secolo è proprio il numero sempre crescente di gente costretta, essendoci meno opzioni alternative, a rifugiarsi in Stati confinanti o comunque lontano all’estero. Ciò rappresenta una bella sfida per le capacità di una Nazione, aggiungendosi al contrasto di traffici d’armi, tratta di esseri umani, droga, risorse preziose, gruppi armati, criminalità organizzata e non, terrorismo, ribelli, ecc., tutte situazioni a cui se lo Stato non riesce a reagire possono condurre a conflitti che si espanderebbero in tutta l’area regionale. A fine 2021, da rapporti dell’UNHCR (United Nations High Commissioner for Refugees cioè Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, o anche Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati), si è arrivati a 89,3 milioni di rifugiati nel mondo, più del doppio di 10 anni fa. 4) “Disoccupazione”, si sa che bassi livelli occupazionali comportano opportunità economiche nulle e possono portare a divari sociali a cui ne consegue la formazione di gruppi ribelli, diffusione e aumento di criminalità e senso d’insicurezza, riuscendo difficilmente, o comunque non potendo, a dissuadere e impedire atti di violenza a danno dello Stato o della popolazione. Secondo i dati del The World Bank Group (Banca Mondiale) la media della disoccupazione mondiale è del 6,2% basata sulla stima 2021 dell’ILO (International Labor Organization), non si ha ancora una media 2022-2023. 5) “Sfruttamento di Petrolio, Oro e Diamanti”, quali Risorse Strategiche per uno Stato, specie se in grosse quantità, possono attirare vari attori sia interni che esterni, ad esempio Governi esteri, potenze internazionali, grandi aziende multinazionali, ecc., con l’intenzione di accaparrarsele e sfruttarle in diretta competizione con altre Nazioni. Queste risorse preziose sono spesso associate alle cause principali dello scatenarsi o prolungarsi di conflitti in vari modi. Il petrolio “fa gola” a tutti e ciò può determinare conflitti o colpi di Stato per cambiare il Governo a proprio favore o controllarne comunque una porzione territoriale; oro e diamanti anch’essi come il petrolio sono tra le cause del perdurare dei conflitti (si prenda ad esempio il Continente africano). Inoltre, il regime politico del Paese può influire notevolmente sulle proprie risorse naturali, costituendo un Fattore di Squilibrio, e ciò si verifica tipicamente con regimi non democratici a partecipazione politica scarsa, debole controllo dell’esecutivo, ricorrendo spesso a sistemi autoritari e repressivi per proteggere le risorse, aumentando così i divari e le vittime nella popolazione civile. 6) “Area Geografica”, intesa come la superficie totale del Paese. 7) “Area Forestale”, ossia la porzione di superficie coperta appunto da foreste. Si nota che con l’aumentare sia dell’ampiezza del territorio da controllare sia della superficie coperta da foreste aumenta anche la complessità di gestione delle relative problematiche.
Dalle analisi effettuate, Cuba non è stata, e non è attualmente, coinvolta in un conflitto apertamente dichiarato con nessun Stato estero negli ultimi 10 anni.
Come detto in precedenza, non si è tenuto quindi conto di scontri interetnici interni al Paese, attentati terroristici, rivolte, ecc., ma si sono stimati solo ed esclusivamente i conflitti ufficializzati interstatali tra Nazioni.
Il Paese non presenta particolari problematiche di sicurezza, ma negli ultimi anni è aumentata la microcriminalità con furti, scippi e aggressioni anche armate, attacchi contro autobus, effrazioni in abitazioni private; per certi tipi di reato gravi, come casi di omicidio, pedofilia e spaccio di stupefacenti, può ancora essere applicata la pena di morte. Per prevenire atti di spionaggio dall’esterno, il Governo cubano vieta ai turisti in visita nel Paese di fotografare personale in uniforme, siti ed edifici militari, ecc., nonché qualsiasi attività politica da parte di gente straniera.
Per quanto concerne i pericoli naturali vi è la possibilità che si verifichino uragani con allagamenti e danni a infrastrutture, terremoti specie nella parte orientale dell’isola, ondate di alta marea ed eruzioni vulcaniche.
Il Paese ospita attualmente 199 rifugiati, secondo le ultime stime disponibili datate nel 2021, da dati raccolti dal The World Bank Group, che nella maggior parte dei casi sono stati costretti ad abbandonare la propria terra a causa della criminalità e della violenza regnanti, ma tante volte anche per conflitti interni alla popolazione, guerre tra fazioni etnico-religiose, o a causa di guerre perduranti, motivi politici o economici e ricerca di nuove opportunità socio-economiche. Il tasso di disoccupazione a Cuba è di circa 1,47% dai dati ricavati dalla Banca Mondiale secondo l’ultima stima disponibile, datata 2021, dell’ILO, quindi al di sotto della media mondiale (6,2%).
Per quanto concerne lo sfruttamento di risorse strategiche come petrolio, oro e diamanti: sul territorio cubano sono disponibili riserve di petrolio greggio pari a 124 milioni di barili, con una produzione giornaliera di 38.400 barili (stime 2021, fonte The CIA World Factbook); per quanto riguarda oro e diamanti attualmente non sono disponibili dati di riserve e/o produzione. Non essendoci quindi disponibili grosse quantità di dette risorse preziose, si è contato ciò come ininfluente sulla sicurezza nazionale cubana.
In base ai dati raccolti e dalle analisi effettuate si è poi sviluppato uno Scenario, contando i Fattori di Squilibrio, rappresentati dai 7 parametri utilizzati, in relazione alla Capacità dello Stato (Sicurezza) su cui essi fanno pressione, per avere un quadro generico della situazione del Paese in esame dai vari punti di vista: conflitti interstatali nell’area in cui esso e i suoi confinanti possono essere coinvolti, presenza o assenza di rifugiati, tasso di disoccupazione, sfruttamento di risorse strategiche (petrolio, oro, diamanti), ampiezza della superficie geografica e forestale. Ne è risultato così uno scenario di sviluppo, in cui le Capacità dello Stato sono abbastanza forti, indicando che il Paese è in un “circolo virtuoso”.
