INTERVENTO DEL GEN. C.A. (AUS) ANTONIO VITTIGLIO ALLA PRESENTAZIONE DEL CALENDARIO AZZURRO 2025
Signore e Signori buonasera!
Saluto le Autorità presenti e tutti i gentili ospiti. Saluto e ringrazio il Presidente, Carlo Maria Magnani, il Segretario Generale dell’Istituto, Domenico Caccia, e tutti i Soci del Nastro Azzurro. Ho accettato con grande piacere l’invito del Presidente Magnani a parlare nel corso di questa presentazione perché il tema del calendario per il 2025 “Il valore militare nella Guerra di Liberazione” mi è molto vicino, sia sul piano professionale che su quello personale per diversi motivi. Tra i principali ne cito due: l’esperienza più recente avuta quale Direttore Generale per il Personale Militare e quella quale Comandante della Divisione Acqui.
In qualità di Direttore Generale di PERSOMIL mi sono occupato, di concerto con una apposita Commissione nominata dal Ministro della Difesa e formata da personale delle Forze Armate e delle associazioni partigiane, di riesaminare alcuni avvenimenti della Guerra di liberazione al fine di verificare l’esistenza di atti di particolare valore per l’attribuzione di specifici riconoscimenti. Ciò è stato possibile perché nel corso del tempo, con vari provvedimenti di legge, sono stati prorogati i termini per la presentazione di proposte per ricompense al valor militare per i caduti, i comuni, le province e le città metropolitane nel periodo compreso dal 1940 al 1945, quindi anche per il periodo di interesse della Guerra di Liberazione. Una volta verificata, da parte della Direzione Generale, la correttezza dei termini di presentazione delle proposte, la citata Commissione ha verificato l’esistenza dei requisiti per la concessione, rinviando in caso di parere negativo, la valutazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Per i pareri favorevoli la Direzione Generale ha provveduto alla predisposizione dei relativi provvedimenti di concessione per il successivo inoltro per la firma al Ministro della Difesa ed al Presidente della Repubblica. Quindi anche se sono ormai trascorsi quasi 80 anni dal termine della Guerra di Liberazione ci sono avvenimenti di quel periodo ancora all’attenzione del Ministero della Difesa.
Ma tornando al calendario che oggi viene presentato possiamo, in modo forse provocatorio, chiederci se ha ancora senso presentare un calendario storico. Oggi, la presentazione di questo calendario per l’Anno 2025 dell’Istituto del Nastro Azzurro avviene sicuramente in un momento particolare, caratterizzato da grandissime tensioni internazionali. Vi sono più di 50 aree di conflitto nel mondo. Nel 2023 si sono verificati il 40% di conflitti in più rispetto al 2020. Quelli che interessano Ucraina e Medio Oriente hanno raggiunto livelli di violenza estremamente preoccupanti ed ogni giorno tutti i telegiornali e moltissime trasmissioni di informazione ci mostrano immagini molto forti di questi avvenimenti, immagini di grande crudeltà, dolore e sofferenza. Tutto ciò, se da un lato potrebbe far effettivamente sembrare le immagini e gli eventi della Guerra di Liberazione ancora più lontani e sbiaditi, dall’altro ci rammenta e ci evidenzia quanto effettivamente la pace, conquistata pagando un prezzo altissimo in termini di vittime e distruzione, sia un bene estremamente prezioso quanto labile. Mai come oggi, guardare al passato quindi ci deve aiutare a trovare l’ispirazione e la forza per affrontare le sfide del presente. Ripercorrendo gli eventi che hanno segnato la Guerra di liberazione, ricordiamo anche come, nella storia, la determinazione e l’unità abbiano permesso agli uomini e alle donne impegnati nel conflitto di superare grandi difficoltà. Oggi sono pienamente convinto che sia importante ricordare e celebrare, anche attraverso un calendario, quel coraggio e quel valore affinché il sacrificio di quei soldati, ci sia di monito e di esempio. Quindi i calendari storici acquistano un ruolo fondamentale, specialmente in un’epoca come la nostra in cui il tempo sembra scorrere sempre più velocemente, portando con sé il rischio che eventi cruciali vengano dimenticati o sbiadiscano nella memoria collettiva.
Questi calendari diventano strumenti di connessione tra le generazioni, ricordi tangibili che segnano le tappe della nostra storia e ci invitano a riflettere su chi siamo e da dove veniamo. Attraverso le immagini, le date e le narrazioni dei calendari come quello che oggi viene presentato, possiamo tornare a quei giorni lontani, rivivere i sacrifici e i valori che hanno forgiato la nostra identità nazionale. Ogni mese, ogni pagina, è un richiamo che si oppone all’oblio, una finestra sulla nostra storia che ispira e rende omaggio a coloro che hanno contribuito a costruire il nostro presente. Il tempo, con il suo scorrere inesorabile, porta cambiamento e progresso, ma è anche custode di preziose lezioni.
I calendari storici ci aiutano quindi a non perdere di vista questi insegnamenti, a preservare il senso della continuità, e a garantire che gli ideali di libertà, sacrificio e giustizia non siano solo parole, ma eredità concreta che attraversa il tempo e si rinnova nelle azioni di ciascuno di noi. Ma, ad onor del vero, il calendario per il 2025 non è l’unico strumento attraverso cui l’Istituto del Nastro Azzurro celebra e diffonde la memoria e il valore militare della nostra Guerra di Liberazione. L’Istituto è fortemente impegnato nella promozione della storia e dei valori che hanno guidato i combattenti italiani. E’ giusto quindi ricordare anche la Rivista periodica “Il Nastro Azzurro” che è presente dal 1924 ed il Sito Istituzionale. Inoltre, va ricordato l’importante lavoro di ricerca e pubblicazione del Centro Studi sul Valore Militare, fondato nel 2014 per volontà del Presidente Magnani e diretto dal Generale Massimo Coltrinari, che saluto e ringrazio. Questo Centro ha la missione di studiare, preservare e approfondire il concetto di valore militare, non solo nella sua dimensione storica, ma anche nella sua rilevanza contemporanea, valorizzando la funzione che l’Istituto del Nastro Azzurro continua a ricoprire nella nostra società. Negli anni, il Centro Studi ha pubblicato numerosi volumi dedicati ad episodi e figure della Guerra di Liberazione, alle vicende dei reparti italiani, e agli ideali che spinsero i nostri soldati a sacrificarsi per la libertà. Invito tutti coloro che sono interessati, a prendere visione di queste pubblicazioni e a cogliere l’occasione, nel corso del nuovo anno, di esplorare il contributo eroico dei nostri militari attraverso la lettura di questi volumi. Essi costituiscono una fonte preziosa di conoscenza e riflessione, una risorsa che mira a trasmettere alle nuove generazioni l’importanza del valore militare come fondamento di una Italia libera e unita. Tutta questa attività fornisce, a mio avviso, una dimensione di continuità dell’Istituto del Nastro Azzurro da considerare non solo come custode della memoria storica, ma anche come promotore di ricerca e di valori che possono orientare la società attuale.
Ma torniamo al nostro calendario che, come già ben descritto dal Gen. Daniele, ci riporta a quel fatidico 8 settembre del ‘43 ed a tutti quegli eventi che seguirono la notizia dell’Armistizio. Quando parliamo di Guerra di Liberazione, spesso dimentichiamo quanto essa sia stata una lotta articolata, che ha visto il nostro Paese trasformarsi in un vero e proprio campo di battaglia, tra eserciti stranieri e coalizioni contrapposte. È stata una guerra su molteplici fronti, ognuno dei quali ha contribuito in modo determinante alla liberazione dell’Italia, e ognuno dei quali ha richiesto eroismo, sacrificio e una ferma volontà di riscattare la nostra libertà e dignità nazionale. E parlando di eroismo, di sacrificio e di valore militare non si può non partire da coloro che nel calendario vengono definiti Nonostante tutto Eroi, quei militari che, anche se da soli, non esitarono a sacrificare la loro vita nel tentativo di salvare quella di tantissimi altri innocenti. Mi riferisco alle figure del Vice brigadiere dei Carabinieri Salvo d’Acquisto e a quella del maresciallo della Guardia di Finanza Vincenzo Giudice.
Tornando invece ai molteplici fronti che videro impegnati i militari italiani, uno dei più importanti, che ha contribuito in maniera significativa a riscattare l’immagine ed il valore delle nostre Forze Armate e dell’intera Nazione, fu l’approntamento e l’impiego in operazioni di varie unità chiamate ad affiancare le truppe anglo-americane. Il fronte, che si può definire quello del Regno del Sud, si costituì a partire dal settembre 1943, quando il governo italiano si trasferì a Brindisi dopo l’armistizio, allineandosi con le forze alleate nella lotta contro la Germania nazista. Da qui partirono, a seguito della dichiarazione di guerra alla Germania del 13 ottobre, le prime operazioni militari italiane per la riconquista del territorio nazionale, con l’obiettivo di ripristinare l’autorità italiana e contribuire alla liberazione del Paese. La prima unità regolare che prese parte alla Guerra di Liberazione fu il 1° Raggruppamento motorizzato, inquadrato nel 2° Corpo d’Armata americano, con una forza che arrivò fino a 10.000 uomini e che fu impegnato nel dicembre del ’43 nella conquista di Monte Lungo. A questa prima unità fece seguito il Corpo Italiano di Liberazione, inquadrato nel X Corpo d’Armata britannico, forte di 30.000 uomini, che operò nel settore adriatico, per giungere infine, nell’estate del ’44, alla costituzione di ben 6 Gruppi di Combattimento per un totale di quasi 60.000 uomini. E non va naturalmente sottaciuto il contributo della Regia Marina, della Regia Aeronautica, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza alle attività belliche.
Accanto a questo fronte va sicuramente ricordato il fronte costituito dai militari che parteciparono alla Resistenza fornendo un importante contributo al movimento partigiano. Oltre il 60% delle formazioni partigiane furono composte da militari ed ex militari che fornirono un importante contributo, sia in termini tecnici che operativi, e che pagarono nel contempo un grande tributo di sangue con più di 40.000 caduti.
Una forma di resistenza, silenziosa e tenace, fu quella invece offerta dal fronte costituito dai Militari Internati (IMI), che si manifestò nei campi di prigionia in Germania e in altri Paesi, inclusi quelli neutrali, dove oltre 600.000 soldati italiani si rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di collaborare con le forze tedesche. Questi internati, disarmati ma fedeli al giuramento fatto alla Patria, mantennero con il loro sacrificio il valore e l’integrità del loro impegno, pagando un prezzo altissimo in termini di privazioni e sofferenze.
Infine ultimo, ma non meno importante fronte, fu quello costituito dalle azioni poste in essere dalle varie unità delle Forze Armate, in Italia ed all’estero, all’annuncio dell’Armistizio. Partendo dalla difesa di Roma, alle azioni poste in essere dalle unità della Regia Marina e della Regia Aeronautica per giungere alla Resistenza dei nostri militari all’estero. I soldati italiani continuarono a combattere, trovandosi spesso a dover scegliere tra la resa e la lealtà all’Italia. Alcuni riuscirono a unirsi agli Alleati, altri si impegnarono in azioni di guerriglia per contrastare le forze nazifasciste. Questi militari contribuirono, con il loro sacrificio, a dare una dimensione internazionale al nostro impegno per la libertà. Gli atti eroici di porta San Paolo e la tragedia della corazzata “Roma” sono due esempi di come le nostre Forze Armate reagirono alla notizia dell’Armistizio.
Ma sicuramente l’episodio che mi lega molto a questo periodo, di cui vi avevo già fatto cenno, è quello che riguarda la Divisione Acqui che ho avuto l’onore di comandare dal 2013 al 2018. La Divisione Acqui, comandata dal Generale Gandin, che si era opposta a Cefalonia ai tedeschi, dopo 15 giorni di combattimenti, dovette arrendersi. Agli oltre 2000 uomini caduti in combattimento si aggiunsero gli oltre 5000 militari sommariamente fucilati. Molti dei superstiti perirono in mare a causa dell’affondamento ad opera di mine delle navi sulle quali furono imbarcati. Al termine della guerra degli oltre 13000 uomini della Acqui solo 2000 furono i superstiti.
Nel 2015, nella ricorrenza del 70° anniversario della Liberazione, il Ministero della Difesa, intendendo rivolgere una particolare attenzione nei confronti di tutti coloro che avevano partecipato alla Resistenza ed alla Guerra di Liberazione fece realizzare una medaglia commemorativa denominata “Medaglia della Liberazione”. In particolare l’episodio è legato all’incontro con un reduce della Divisione “Acqui”, il caporale Salvatore Breglio, durante una cerimonia organizzata nel novembre di quell’anno, presso la Prefettura di Napoli, durante la quale, gli fu consegnata la summenzionata medaglia. Il caporale Salvatore Breglio è stato l’ultimo reduce vivente della Acqui di Napoli e di tutta la Campania. Quando mi avvicinai a lui per conoscerlo Breglio mi strinse fortissimo la mano iniziandomi a raccontare con grande passione e lucidità la sua avventura, a partire dalla storica “consultazione referendaria” voluta da Gandin. Si salvò dall’eccidio perché creduto morto e rimase diverse ore sotto i cadaveri dei compagni fucilati dai nazisti, Con un racconto di forte impatto emotivo mi narrò tutte le sue vicissitudini fino al momento in cui riuscì a tornare a casa, a guerra finita. Incontrai il caporale Breglio in altre occasioni ed ogni incontro fu ricco di altri particolari, vividamente impressi nella sua memoria, relativi alla sua drammatica esperienza ed alle sofferenze ed alle privazioni che aveva patito.
Mi ritengo estremamente fortunato e privilegiato nell’aver conosciuto questo superstite ed aver potuto conoscere attraverso il suo intenso racconto di quei tragici momenti, racconto che rimarrà per sempre nella mia mente e nel mio cuore.
Ritengo quindi importante che queste testimonianze di tutti i tragici avvenimenti accaduti sui vari fronti durante la Guerra di Liberazione siano trasmesse alle generazioni future. Ognuno di questi fronti è un esempio di sacrificio, di resistenza, di valore militare che, come fa in maniera encomiabile il Nastro Azzurro, anche attraverso questo calendario storico, noi tutti abbiamo il dovere di ricordare, affinché la memoria collettiva sia alimentata non solo da immagini o date, ma da storie di soldati che hanno lottato e si sono sacrificati per una Italia libera e giusta.
E visto che si parla di calendari e del tempo che scorre chiudo questo mio intervento con un augurio, l’augurio che ogni secondo dell’anno che verrà ci porti delle novità positive, l’augurio che la lettura delle pagine di questo calendario ci faccia riflettere, ci inviti a guardare indietro per trovare la forza e l’ispirazione per guardare avanti.
Ricordiamoci che il passato è la radice della nostra identità e che la memoria è la luce che guida il nostro cammino verso il futuro. Grazie per la vostra attenzione!
