ANTONIOL GINO AGOSTINO
Sergente maggiore fanteria (alpini), partigiano combattente


Appartenente a modesta famiglia di agricoltori, emigrò giovanetto in Francia come operaio. Chiamato alle armi nel marzo 1932, fu arruolato nel battaglione Feltre del 7° reggimento alpini. Congedato nel settembre 1933 fu richiamato nell’aprile 1935 e con il battaglione Pusteria partecipò, nel 1936, alle operazioni militari in A.O. (Africa Orientale). Richiamato ancora alle armi nel febbraio 1941, partecipò alla seconda guerra mondiale in formazioni alpine sul fronte albanese, poi nel Montenegro. Dopo gli eventi sopravvenuti all’armistizio, sfuggito alla cattura dei militari tedeschi, fece parte della formazione partigiana 5^ Divisione alpini, Brigata Corsaglia.
“Sottufficiale di elevati sentimenti ed animato da vivo amor patrio, si arruolava tra i primi nelle file partigiane altamente distinguendosi per slancio entusiastico e per coraggiosa fermezza. Organizzatore capace e comandante esemplare, portava il suo reparto ad alto livello per spirito combattivo, per addestramento e per efficienza guerriera. Nei duri combattimenti dell’inverno 1943-44 si prodigava in una lotta senza quartiere contro forze soverchianti, contendendo aspramente al nemico il terreno e riconquistando posizioni in disperati attacchi. Nel combattimento della successiva primavera tenacemente difendeva posizioni di montagna lottando in condizioni di schiacciante inferiorità. Soverchiato il suo reparto da forze superiori, decideva generosamente di offrire la vita per la salvezza dei suoi uomini ed impegnava da solo il nemico col suo mitragliatore dall’alto di un casolare. Fatto segno a violento fuoco e gravemente ferito, continuava a combattere, cadendo alla fine crivellato di colpi, ma con l’arma ancora in pugno. – Fontane (Val Corsaglia), 15 marzo 1944”
Altre decorazioni al Valor Militare:
Medaglia Bronzo
«Comandante di squadra fucilieri, assaltato due volte a colpi di bombe a mano da preponderanti forze riusciva a contenere il nemico e ricacciarlo e, nonostante fosse fatto segno a violento fuoco non esitava a piazzare il fucile mitragliatore in posizione scoperta e ad aprire il tiro contro forti nuclei nemici. Leggermente ferito, dopo una sommaria medicazione, ritornava al suo posto di combattimento e, incurante del preciso fuoco avversario, continuava nella lotta fino a combattimento ultimato. Esempio di sprezzo del pericolo e di alte virtù militari. Pljevlje, 1 dicembre 1941.»
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CENTRO FRANCO
Partigiano combattente


Apprendista meccanico a Mondovì, si diede alla lotta clandestina di resistenza dopo aver visto arrestare il padre e dare alle fiamme la sua casa. Raggiunta, nel 1944, una formazione partigiana della 99^ Brigata garibaldina L. Fiore della 6^ Divisione Garibaldi Langhe divenne la più infaticabile e preziosa staffetta. Catturato nel corso di una pericolosa missione il 12 febbraio 1945 dopo tre giorni di interrogatori e di torture veniva fucilato sulla piazza del piccolo paese di Castiolo d’Alba.
“Quattordicenne, abbandonò la famiglia per unirsi ai partigiani e combattere i nazifascisti. Portò a termine brillantemente tutti i compiti affidatigli quando, in una pericolosa missione, venne catturato con indosso documenti del Comando. Conscio della loro importanza riusciva a distruggerli, affrontando poi stoicamente le più atroci torture senza svelare la dislocazione dei compagni. Innanzi al plotone di esecuzione, invitato a valersi della sua giovane età per chiedere grazia, fieramente rispondeva: Chiedo soltanto che mi fuciliate lasciandomi la stella tricolore, simbolo garibaldino della mia fede. Il piombo nemico stroncò la sua eroica giovinezza. – Benevello – Cuneo, 15 febbraio 1945.”
