ARRIGO PROTTI E ADOLFO SARAFINO – M.O.V.M. DI NOVEMBRE

  

PROTTI ARRIGO

Capitano s.p.e. Bersaglieri – III Battaglione libico

Irredento, riuscì a sfuggire nel 1915 all’internamento decretatogli dalla polizia austriaca e si arruolò volontario nel 6° Reggimento Bersaglieri. Nel novembre 1916 fu nominato aspirante ufficiale di complemento, divenendo sottotenente nel gennaio 1917 e tenente nell’ottobre dello stesso anno. Si distinse nelle operazioni belliche, tanto da venire decorato con una medaglia di bronzo e una croce di guerra al valor militare, ricevendo un encomio solenne da parte del generale comandante della 42ª Divisione. Posto in congedo alla fine del 1920, venne richiamato in servizio attivo l’anno dopo, venendo assegnato nel gennaio 1923 in servizio permanente effettivo presso il 3° Reggimento Bersaglieri. Nell’agosto 1929 fu trasferito nel R.C.T.C. della Tripolitana, trascorrendo in colonia quasi sei anni in servizio presso il VI Battaglione libico, dove conseguì la promozione a capitano nel luglio 1932. Al comando della 1ª Compagnia del III Battaglione libico, dopo l’inizio della guerra d’Etiopia partì per la Somalia Italiana, imbarcandosi a Tobruk il 5 febbraio 1936. Partecipò alle operazioni belliche e poi alle prime grandi operazioni di polizia coloniale. Decorato con una medaglia d’argento al valor militare, rimase gravemente ferito in combattimento a Mildab il 9 novembre 1936. Decedette il 14 dello stesso mese presso l’ospedale n. 2469 di Harrar a seguito delle ferite riportate.

«Eccezionale figura di valoroso combattente, dava in ogni circostanza prove spiccate di solide virtù militari. Alla testa della sua compagnia, primo a muovere all’attacco si slanciava contro munitissime posizioni tenute saldamente dal nemico in forze superiori, reiterando gli attacchi con indomito coraggio e sprezzo della vita. Ferito mortalmente mentre irrompeva sulle difese avversarie, incurante di sé, continuava ad incitare i suoi ascari alla lotta. Chiudeva così, di fronte al nemico, una fulgida esistenza guerriera iniziata come volontario triestino nella grande guerra ed a Fiume. Magnifico esempio di eroismo e di abnegazione. Mildab, 9 novembre 1936.»

Altre Decorazioni al Valor Militare:

Medaglia d’Argento

«Al comando della sua compagnia attaccava il nemico in posizione fortificata e con indomito valore, dopo una giornata e una notte di accanita lotta snidava l’avversario asserragliato di caverna in caverna, dando magnifico esempio di valoroso comandante. Gianagobò, 16-17 aprile 1936.»

Medaglia di Bronzo

«In numerosi combattimenti, guidò brillantemente, con slancio e fede, il proprio reparto; nell’ardita impresa su Cima Tre Pezzi, alla quale partecipava volontariamente, riusciva a superare con slancio vari reticolati nemici ed a occupare la posizione, catturando prigionieri e una mitragliatrice. Cima Tre Pezzi (Val d’Assa), notte 21-24 settembre 1918.»

Croce di Guerra

«A disposizione di un comando di reggimento, durante violento fuoco d’interdizione delle artiglierie nemiche, dimostrando zelo e coraggio encomiabile, si recò più volte per richiedere il tempestivo intervento dei rincalzi e per portare urgenti comunicazioni ai reparti impegnati, percorrendo zona intensamente battuta dal tiro avversario. Monte Sisemol (Asiago), 6 dicembre 1917.»

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SARAFINO ADOLFO

Tenente s.p.e. fanteria (alpini) – partigiano combattente

Conseguita la maturità classica nel Collegio Militare di Milano nel 1938, entrò all’Accademia di Modena dalla quale uscì sottotenente di fanteria in s.p.e. nell’agosto 1940. Destinato al 3° reggimento alpini ed assegnato al btg. «Pinerolo», frequentò la Scuola d’Applicazione d’Arma nell’inverno 1940-41 rientrando al rgt. nell’aprile. Dal gennaio 1942 al settembre dello stesso anno fu in Croazia col rgt. conseguendo la pro­mozione a tenente. Rimpatriato, venne comandato prima quale istruttore all’Accademia di Modena e poi al deposito reggimentale a Pinerolo per l’addestramento re­clute. Fece poi ritorno nei territori ex jugoslavi dove rimase fino al giugno 1943 allorché fu trasferito al btg. «Val di Fassa» dove si trovava alla dichiara­zione dell’armistizio. Prese parte alla lotta clandestina prima nella zona di Massa Carrara e in seguito in Piemonte, dove combatté nelle file della Divisione alpina autonoma «Val Chisone» della quale divenne capo di S.M. Morì in com­battimento in Frossasco il 4 nov. 1944.

«Ufficiale degli alpini, dopo l’armistizio impegnava nella zona di Massa Carrara combattimento contro forze tedesche assumendo di iniziativa anche il comando di una batteria. Ritornato in Piemonte organizzava le prime formazioni partigiane delle valli pinerolesi divenendo poi capo di stato maggiore della Divisione alpina autonoma “Val Chisone” e partecipando a varie azioni di sabotaggio. Nel novembre 1944, circondato da forze soverchianti, con una banda di patrioti si poneva alla testa di alcuni ufficiali, decisi, pur essendo consci del sicuro sacrificio, a resistere fino all’estremo per ritardare l’avanzata del nemico e consentire di mettere in salvo uomini ed armi. Impegnato il combattimento, dopo varie ore di lotta, esaurite le munizioni, nell’estremo tentativo di aprirsi un varco con le bombe a mano, veniva falciato dal fuoco nemico, unitamente agli altri ufficiali, attirati dal suo sublime esempio di eroismo. Il suo nome è divenuto leggendario in tutta la Val Chisone ed alla sua memoria fu intitolata la Divisione partigiana « Serafino » che combatté nella stessa valle valorosamente il tedesco fino alla liberazione.[]»
— Italia occupata, settembre 1943- novembre 1944.