ROSSI AURELIO
Maggiore cpl. 187° rgt. paracadutisti


Diciottenne, studente universitario, partecipò alla prima guerra mondiale distinguendosi in numerosi fatti d’arme, prima col battaglione d’assalto del 13° reggimento bersaglieri e dopo in reparti di arditi. Congedato col grado di tenente di complemento e laureatosi in legge, fu attratto dai grandi viaggi e dalla caccia grossa nella regione dei grandi laghi e nelle terre dell’Africa Centrale. Rari esemplari della fauna africana collezionati in dieci anni di caccie e di esplorazioni, furono donati al Museo Civico di Storia Naturale di Milano e le sue esperienze vennero narrate in un volume pubblicato a Milano edito Mondadori nel 1931. Nel 1935, richiamato a domanda, fu assegnato al III battaglione libico in Tripolitania col quale partì nel febbraio 1936 per l’A.O. (Africa Orientale) dove promosso capitano assumeva il comando della 1^ compagnia del IX battaglione libico. Rimpatriato fu congedato alla fine del 1936; dal febbraio al marzo 1940, trascorse un periodo di richiamo a Bengasi presso il 2° deposito fanteria libica. Richiamato nuovamente a domanda nel dicembre dello stesso anno, partì nel gennaio successivo per l’Albania col 51° fanteria. Ferito pochi giorni dopo sul fronte greco-albanese e rimpatriato, riprese servizio sei mesi dopo presso il deposito reggimentale. Non soddisfatto però della vita di guarnigione, ottenne di passare nella specialità paracadutisti e nel gennaio 1942 fu destinato al VII battaglione paracadutisti mobilitato. Assunto in seguito il comando del IX battaglione del 187° reggimento paracadutisti Folgore, partì per l’A.S. (Africa Settentrionale) nel luglio dello stesso anno.
“Ufficiale di complemento, quattro volte ferito, mutilato di guerra, già cinque volte decorato al valor militare, accorreva volontario fra i paracadutisti affascinato dal miraggio di potersi meglio offrire all’audacia e al rischio. Distintosi in numerosi combattimenti per capacità, coraggio e sprezzo del pericolo, sosteneva, in critica situazione, un violento attacco di reparti corazzati stroncandolo e infliggendo all’avversario gravi perdite di uomini e mezzi. Posto quindi a presidio di una posizione divenuta l’obiettivo centrale dell’offensiva avversaria, resisteva con tenace fermezza, sempre presente fra i suoi uomini nei punti più esposti, a violentissimi reiterati attacchi che rintuzzava con audaci contrattacchi. Ferito gravemente rifiutava di lasciare il comando del battaglione e, indomito, persisteva nella cruenta impari lotta. Colpito mortalmente pronunciava fiere parole animatrici per i suoi soldati e immolava con sublime eroismo la sua vita educata al più puro amore di patria ed alla sacra religione del dovere. – A.S., 20 agosto – 3 settembre 1942.”
Altre decorazioni al Valor Militare:
Medaglia d’Argento – Monte Asolone, 15 gennaio 1918
Medaglia d’’Argento
“Giovane pieno di ardimento e di coraggio incaricato di un compito delicato ed importante, sprezzando il pericolo, usciva più volte dai nostri reticolati per portarsi sotto le trincee avversarie. Colpito durante l’esecuzione del suo mandato da pallottola nemica che gli attraversò il petto, ricusando il soccorso dei suoi uomini, impartiva loro gli ordini per la prosecuzione del servizio finché cadde svenuto. (Monte Grappa. 1° giugno 1918);
Medaglia d’’Argento
“Assieme ai primi arditi del suo plotone si slanciava sul rovescio delle prime linee avversarie. Benché ferito da pallottola di mitragliatrice, rimaneva sulla posizione e non si ritirava se non dopo aver raccolto importanti documenti sul nemico, dando prova di coraggio e abnegazione. (Monte Pertica, 26 ottobre 1918)”
Medaglia di Bronzo
“Comandante di compagnia in avanguardia, improvvisamente attaccato fa forze ribelle appostate in posizione dominante, le contrattaccava prontamente con arditezza ed energia. Guidando i suoi uomini all’assalto annientava a colpi di bombe a mano, un forte nucleo di ribelli asseragliatisi a difesa. Impegnava poi, in ripetuti corpo a corpo, le restanti forze nemiche che costringeva alla fuga, abbandonando sul terreno numerosi morti, fra i quali lo stesso capo.” Cembibiet (A.O.) 24 agosto 1936
Medaglia di Bronzo
“Preparava e guidava con impeto e slancio il suo reparto all’attacco di munite posizioni nemiche. Contrattaccato da forze soverchianti le conteneva prima e poi le arrestava e, contrattaccandole a sua volta, le costringeva a ripiegare. Ferito ad una mano e ad un occhio, rimaneva al suo posto incurante di ogni pericolo. Esempio di fede e di alto senso del dovere.” Quota 93 (Fronte greco) 25 gennaio 1941
Croce di Guerra
“In un colpo di mano effettuato nottetempo contro un’importante posizione nemica, dava prova di capacità di comando e di personale valore. Sulla conquistata posizione resisteva vittoriosamente a un violento ritorno nemico, contribuendo con ciò efficacemente alla riuscita di un’azione, dalla quale dipendeva la sicurezza del nostro schieramento.” Passo Mecan (A.O.) 1° aprile 1936
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LEVITZ GIORGIO OTTONE
Aviere scelto elettricista


Nel luglio 1940, diciottenne appena, lasciò la famiglia e il lavoro in un noto studio fotografico di Trieste per arruolarsi volontario in Aeronautica in qualità di allievo elettricista. Frequentati i corsi presso le Scuole specialisti di Novara e di Napoli, fu destinato, nell’agosto 1941, a Rodi, nell’Aviazione dell’Egeo. Assegnato all’aeroporto di Gudurrà e nominato aviere scelto elettricista, fu trasferito nel sett. dell’anno successivo all’altro aeroporto dell’isola, quello di Marizza, dove si trovava l’8 sett. 1943, alla dichiarazione dell’armistizio. Dopo la morte ebbe la promozione a primo aviere con anzianità 1 ° marzo 1943.
“Dopo avere preso parte attivamente alle operazioni belliche che precedettero la resa di Rodi, evitò la deportazione in prigionia dandosi alla macchia. Successivamente sollecitato da un compagno d’arme accettò di prendere servizio con i tedeschi alla stazione radio allo scopo di attingere notizie e trasmetterle al Comando inglese. Per molti mesi nonostante il rischio mortale sempre incombente, adempì scrupolosamente il compito assegnatogli arrecando notevole contributo alle azioni belliche degli alleati nell’Egeo. Scoperto dal nemico sopportava stoicamente interrogatori e sevizie e immolava la sua giovane vita dinanzi al plotone di esecuzione al grido di «Viva l’Italia» Rodi – Egeo, 9 settembre 1943 – 20 settembre 1944.”
