L’impiego della forza aerea statunitense nella ricognizione: dall’esordio della Guerra Fredda, alla nascita della NATO (1946-1949).
Dottrina, obiettivi e sviluppo tecnologico aeronautico
Guido Andrea Caironi
La maggior parte degli storiografi accoglie la più diffusa periodizzazione per la quale al “Guerra Fredda” può essere compresa tra il 1947-1989 o, secondo una ulteriore variante, tra il 1945 e il 1991. Il significato concreto del binomio sembrò iniziare ad acquisirsi quando, con il contributo delle armate sovietiche alla sconfitta della Germania nazista, che occuparono una gran parte dell’Europa Orientale, si insinuerà nei Paesi “occidentali” e soprattutto statunitensi, la chiarezza di una netta divergenza politico-ideologica e militare, accompagnata da un deciso timore nella potenza sovietica . La collaborazione sperimentata durante il Secondo conflitto mondiale aveva creato l’aspettativa di soluzioni concordate, soprattutto in merito ai futuri sviluppi della Germania. La nascita, nel giugno del 1945, della Organizzazione delle Nazioni Unite, sembrava voler gettare le basi per una pace duratura, verso cui gli alleati si sarebbero fortemente impegnati. Definire però i futuri sviluppi delle nazioni coinvolte richiederà un impegno affatto scontato: rivedere posizioni, definire priorità, scendere a patti con ideologie differenti, sotto il profilo politico, sociale ed economico. Si inizieranno così a tracciare due posizioni disallineate: se per l’URSS la futura coesistenza nazionale si sarebbe potuta sviluppare probabilmente solo attraverso la diffusione di una propria ideologia politica, intesa secondo modalità espansionistica e in chiave conflittuale, per gli USA. e per una gran parte dei governi europei il concetto di un mondo libero non sarebbe potuto passare se non attraverso una ferma opposizione nei confronti della mentalità, del modello e del pensiero esportato dai sovietici. Si avvieranno da questo momento quelle iconiche affermazioni che tanto peso avranno nella costituzione di quel complesso contesto geopolitico noto come “Guerra Fredda”: nel marzo del 1946 Churchill confermerà la “calata di una cortina di ferro attraverso l’Europa”, mentre George F. Kennan, diplomatico a Mosca, affermerà l’esigenza di fermezza e vigore, lasciando assumere agli USA la guida dei popoli europei, bisognosi di sicurezza. Truman si esprimerà, nel 1947, proprio in termini molto simili: “Credo che debba essere politica degli Stati Uniti l’appoggiare i popoli liberi che resistono ai tentativi di sottometterli da parte di minoranze armate o con pressioni dall’esterno” .
L’Unione Sovietica aveva già accarezzato l’idea di potersi imporre sul terreno europeo come centro di forza e soprattutto di diffusione di una ideologia comunista, pur consapevole di dover scendere a patti con la Gran Bretagna, magari ipotizzando la creazione di stati neutrali di separazione, dalla Norvegia all’Italia, passando per Germania e Austria. Il concetto di una sicurezza globale era condiviso da Stalin, ma in un’ottica di dominio territoriale, basato sulla potenza militare e forte dell’assunto, di matrice leninista, per cui le guerre fossero il frutto di una mentalità capitalista, da un lato, ma anche di una lotta di classe, dall’altro , , . Allo stesso tempo gli Stati Uniti si concepivano come esempio e modello di organizzazione sociale, efficace ed arricchita di principi morali inalienabili, di pace, altruismo, liberalismo, stabilità e libertà , . Presupposti di questo genere non potranno che favorire sentimenti di paura e ostilità, avvalorati dalla giustificazione dell’esigenza di una mobilitazione collettiva occidentale .
L’acclarato possesso dell’arma atomica da parte degli USA favorirà la consapevolezza di aver raggiunto un’egemonia militare significativa, strategicamente preminente e in grado di offrire maggiore capacità negoziale . Alla fine dell’agosto del 1947, gli analisti suggeriranno la formulazione di un piano per una eventuale guerra globale con i sovietici, sospettando lo sviluppo di un ulteriore conflitto entro i successivi tre anni. Il primo piano di guerra globale diverrà noto come piano BROILER, poi denominato FROLIC e in seguito GRABBER (marzo 1948): gli Stati Uniti avrebbero avuto poca scelta se non ricorrere a una campagna di bombardamenti atomici, fulcro di una netta e devastante risposta all’aggressività sovietica. Di fatto, nella valutazione dell’attuale non operatività, perché non ancora implementata l’adeguata tecnologia aeronautica nell’ambito della ricognizione e del bombardamento a lunghissimo raggio, si sarebbero impiegati già collaudati bombardieri strategici, con partenza da locazioni basate in Europa e, soprattutto, in Gran Bretagna (ma, ovviamente, anche nel resto del globo). Strategie di questa tipologia si fonderanno sull’assunto che il monopolio americano del possesso dell’arma atomica avrebbe controbilanciato la minaccia sovietica, seppur massiccia, ma basata su armamenti convenzionali, e fornirà la più adeguata speranza nelle probabilità di una rinascita e di un rafforzamento della porzione occidentale dell’Europa. Il centro Europa, di fatto, secondo le dichiarazioni di Bernard H. Liddel Hart, si troverà in una condizioni di “schermo di carta”, o “scudo debole” e si sarebbe pertanto dovuto rafforzare attraverso il potere nucleare a disposizione dei soli Stati Uniti. Fin tanto che gli Stati Uniti avessero disposto dell’esclusività dell’arma atomica, la risposta strategica ad un eventuale e anche solo iniziale impegno bellico sovietico sarebbe stata la seguente: mantenere risorse convenzionali a difesa, e ricorrere a massicci e rapidi bombardamenti atomici di annientamento (strategia nota come “massive retaliation”). La firma del Patto Atlantico, segnerà la volontà di rinsaldare legami politici, ma soprattutto militari tra i Paesi firmatari, al fine di preservare pace, libertà, democrazia e sicurezza delle rispettive istituzioni, unendo gli sforzi in una difesa collettiva, decisamente però sbilanciata a favore della capacità offensiva nucleare statunitense .
La scoperta degli studi e della realizzazione dell’arma atomica anche in seno all’U.R.S.S., nella seconda metà del 1949 (nei giorni successivi al 3 settembre 1949, un aereo WB-29 da ricognizione operata dal Servizio Meteorologico dell’USAF., dotato di filtri speciali e progettato per collezionare detriti radiologici che un test atomico avrebbe inevitabilmente disperso in atmosfera, dimostrò l’avvenuta esplosione di un ordigno nucleare sovietico) , insinuerà una palese incrinatura nel senso di sicurezza statunitense, fino ad allora basato proprio sulla dottrina della “rappresaglia nucleare massiva”. L’antagonismo ideologico si andrà da questo momento a impostare su di un conflitto basato sull’equilibrio delle due potenze, in un delicato gioco di contrappesi e bilanciamenti, sia relativo alle sfere di influenza politica, sociale, economica e militare, sia nel concetto di difesa e sicurezza nazionale , .
In una condizione di questo tipo comprendere lo sviluppo bellico e tecnologico e soprattutto le disponibilità e le risorse dell’avversario diventerà un’esigenza irrinunciabile. Il cosiddetto progetto TROJAN, approvato nel gennaio 1949, prevederà la targhettizzazione di puntamento atomico di 70 città sovietiche, ritenute centri vitali, genericamente intesi, del potere politico, economico e industriale. Mosca e Leningrado saranno incluse nella lista dei 20 obiettivi prioritari. Una tale dottrina avrebbe previsto una scorta di armi atomiche non immediatamente sottovalutabile e la considerazione delle ingenti difficoltà operative connesse al raggiungimento aereo delle città individuate, non tutte situate in prossimità dei confini “europei”, e soprattutto alla luce della importante carenza di informazioni specifiche, di ambito ricognitivo, delle aree previste per il bombardamento , . Di contro l’acquisizione di informazioni sull’assetto bellico avversario, sulla dislocazione delle risorse economiche, energetiche e politiche e sui sistemi di difesa e attacco sovietici, diventerà un requisito fondamentale.
I principi della ricognizione tattica erano già stati ampiamente riconosciuti e verranno poi riconfermati anche nel futuro, nella necessità di garantire una raccolta informativa nell’ambito del cosiddetto “battlefield” e dell’ambiente immediatamente ad esso circostante (in genere non oltre le 150 miglia rispetto al punto di battaglia). Obiettivi di una ricognizione tattica risiedevano nella possibilità di individuare la disposizione dell’avversario, il suo potere di attacco e difesa e le tecnologie poste in campo . La ricognizione strategica mirerà invece all’individuazione dei potenziali obiettivi avversari posti a lungo o lunghissimo raggio, identificabili come target militari, civili o industriali, la cui distruzione avrebbe annientato i centri vitali della struttura politica ed economica del nemico. Quest’ultima capacità, di fatto, risultava pressoché carente da parte dell’USAAF., nei primi due anni successivi al termine del secondo conflitto mondiale e proprio la necessità di una sua implementazione spingerà le autorità statunitensi all’individuazione di uno specifico programma di sviluppo: accrescimento delle capacità di ricognizione a lungo e lunghissimo raggio e costituzione di una forza aerea autonoma, che sfocerà nella costituzione della United States Air Force (18 settembre 1947, National Security Act ), dotata (o dotabile) delle più adeguate risorse tecnologiche aeronautiche . Nel prosieguo delle tensioni militari, successive al termine del Secondo conflitto mondiale, la ricognizione aerea acquisirà quindi sempre più dignità, sia nell’ambito della raccolta di informazioni sulle capacità nemiche sul campo (ricognizione tattica) che soprattutto rispetto alle modalità più generali di conduzione di un’intera campagna bellica (ricognizione strategica).
L’attività ricognitiva aerea, dapprima principalmente fotografica ed osservativa, fornirà sempre maggiori capacità di identificazione dei bersagli più vitali per l’avversario, favorendone il successivo annientamento, ma soprattutto stabilendo i più adeguati obiettivi e i piani di volo per l’attacco e l’esfiltrazione . Queste fondamentali finalità condurranno gli strateghi a riconoscere la necessità di colmare il vuoto creato dall’inesistenza di una strutturata intelligence di tipo strategico, favorita anche dagli oggettivi limiti tecnologici dell’immediato dopoguerra. Di conseguenza, le carenze di intelligence del primo piano di guerra del Joint Chiefs of Staff (JCS), furono proprio il carburante per dare impulso alle riflessioni in merito ai principi teorici e alla costituzione, progettazione e realizzazione di tecnologie adeguate a garantire una efficace ed efficiente ricognizione aerea strategica.
La fiducia nelle procedure di ricognizione formulate all’esordio del secondo conflitto, svanì quando gli aerei da foto ricognizione Bristol Blenheim, decisamente lenti, subirono ingenti perdite da abbattimento nemico. Anche qualora fosse stato possibile scattare fotografie, molto spesso veniva avvertita la cocente delusione nel constatare come grandi sacrifici venissero spesso vanificati da macchine fotografiche congelate, lenti appannate e pellicole danneggiate. Tanto è che i principi di ricognizione diurna si trasferirono alla più solo relativamente sicura ricognizione notturna dove, sebbene gli aerei potessero avvantaggiarsi dell’oscurità per celarsi, e compensare carenze di quota e velocità, la mancanza di luce rendeva più complessa la conduzione del velivolo, la definizione dei piani di volo, la loro precisione e la qualità delle immagini ottenute.
I velivoli statunitensi a disposizione nel primo dopoguerra non disponevano dell’autonomia, delle tangenze operative e dell’affidabilità per poter operare missioni di penetrazione in Unione Sovietica e gli aerei da foto ricognizione, basati sulle strutture portanti dei già esistenti bombardieri, non disponevano di velocità e tangenza necessarie a garantirne l’adeguata sicurezza ed efficacia. Fino a quando i progressi tecnologici non avrebbero risolto questi dilemmi, l’Unione Sovietica sarebbe restata in gran parte impermeabile alla ricognizione fotografica, sia limitatamente all’acquisizione di informazioni sui bersagli, alla pianificazione di attacchi aerei efficaci e mirati, sia ai fini della necessaria mappatura geografica.
Per condurre una guerra aerea contro l’Unione Sovietica, i pianificatori strategici necessiteranno di informazioni su tutti gli aspetti dell’economia sovietica e sul potenziale bellico a disposizione. Una campagna aerea di precisione avrebbe esigito specifiche indicazioni sulla rete di trasporto, sulla tecnologia di distribuzione elettrica, sulle posizioni chiave degli impianti e sull’approvvigionamento di materie prime . Si puntò allora ad individuare una sequenza di aree urbanizzate, designandole a target specifici, senza però raggiungere un impianto strategico più definito e militarmente efficace . Valutate, peraltro, le iniziali limitate scorte di armi nucleari statunitensi, la ricognizione aerea strategica diventerà d’obbligo un obiettivo mandatorio, fondamentale per il successo della guerra aerea: sarà fondamentale scoprire con precisione gli obiettivi più importanti avversari, rappresentati non tanto da centri urbani generici, quanto da strutture militari, impianti industriali, o di interesse politico, per poterli adeguatamente colpire senza disperdere inutilmente forze e risorse , .
Questi primi anni del dopoguerra orienteranno l’attenzione statunitense nei confronti sia dello sviluppo di capacità tattice ricognitive, ma soprattutto dell’esigenza di una ricognizione strategica . La prima fu affidata al Tactical Air Command ; la seconda diverrà appannaggio dello Strategic Air Command. Entrambe le strutture vennero costituite il 21 marzo 1946 e assorbite dal settembre del 1947 dalla neonata Unite States Air Force.
L’intelligence occidentale diventerà strumento di indispensabile ricerca e comprensione, non solo tattico, ma soprattutto strategico, per l’adeguata conoscenza sia dell’assetto militare, sia delle nuove tecnologie avversarie (già operative, o in fase di sviluppo), sia ai fini dell’individuazione della portata offensiva e difensiva “nemica” . La raccolta informativa e le analisi convergeranno innanzitutto sulla ricerca dell’eventuale individuazione di una dotazione offensiva nucleare e di distruzione di massa da parte dell’URSS, ricomprendendo le ricerche anche all’ambito chimico e biologico e nei riguardi dello sviluppo della neonata, ma promettente, tecnologia missilistica (di offesa e difesa, quest’ultima ricomprendente i c.d. Surface to Air Missiles) e satellitare sovietica. L’insieme di queste nuove dottrine, orientate a consolidare l’importanza dell’aspetto strategico della ricognizione, verranno più largamente condivise, ma soprattutto concretizzate, alla fine degli anni ’40 .
Il Generale Arnold affermerà l’esigenza di “una continua conoscenza del potenziale nemico”, affidata allo Strategic Air Command: oltre al bombardamento strategico il SAC si sarebbe dovuto esplicitamente occupare della conduzione, alla massima distanza possibile, delle attività di ricognizione, sia sul mare che sulla terra, per poter ottenere conoscenza circa un eventuale imminente attacco sovietico e definire gli obiettivi di un eventuale e preventivo bombardamento statunitense , transitando anche attraverso la conoscenza del territorio ostile e delle aeree ritenute strategicamente importanti. Anche Clark Clifford, consulente del Presidente Truman, ribadì la necessità di un sistema organizzato di ricognizione, non solo tattica, bensì soprattutto strategica, per l’acquisizione di fonti informative nei confronti dell’Unione Sovietica . Le Aerial Mapping Missions, di pertinenza prevalentemente ricognitiva, verranno potenziate (un esempio sarà esplicitato dall’operazione EARDRUM, di georeferenziazione e mappatura della Groenlandia, Islanda, Alaska e porzioni settentrionali della penisola scandinava) . Con l’avvio dell’operazione FLOODLIGHT (agosto 1946 – settembre 1948) saranno organizzati diciassette voli verso il Polo Nord: si osserveranno ampie aeree alla ricerca di eventuali possibilità di costituzione di basi aeree di partenza per missioni verso l’URSS, ma si aggiungeranno importanti raccolte informative anche nell’ambito delle condizioni meteorologiche (indispensabili per la pianificazione di successive missioni) e si opererà una ulteriore raccolta di informazioni di tipologia elettronica.
Considerata la preminente vocazione strategica il SAC andrà a definire le tipologie di aeromobili da impiegarsi, di cui una piccola componente sarà di matrice anche tattica: B-36 e RB-36 Peacemaker , RB-29 Superfortress, RB-50 Superfortress (evoluzione del B-29), KB-29 da rifornimento in volo (ad incremento della portata operativa degli RB-29), RB-45 Tornado, C-82 Packet, C-97 Stratofreighter, C-124 Globemaster II, RF-84 Thunderflasgh: questi ultimi quattro velivoli chiaramente di tipologia tattica, di cui quelli contrassegnati con la “C”, “Cargo”, impiegati per il trasporto logistico). ,
Per attività di ricognizione tattica (o osservazione) verranno inizialmente impiegati dal Tactical Air Command, velivoli già più che collaudati, come il bimotore a elica Beechcraft 18, costruito addirittura negli anni ’30; il FA-26C, versione da osservazione del noto bombardiere (“Attacker”) A-26 Invader; piuttosto che gli F-9, aggiornamento da ricognizione del B-17 Flying Fortress. Si trattava di velivoli ancora rigorosamente propulsi da motori a pistoni, con limiti oramai divenuti critici in fatto di velocità e di tangenza operativa. Alla fine della guerra mondiale l’USAAF metterà all’opera i propri ingegneri per lo sviluppo di tre nuove tipologie di aeroplano squisitamente dedicate alla ricognizione. Il primo fu il Northrop F-15A Reporter, aggiornamento del P-61 Blackwidow, caccia notturno, caratterizzato da validissime performance alle alte quote . L’originario contratto di acquisizione sarà però cancellato per motivi di budget. Il secondo sarà il Republic XR-12 Raimbow (la “X” designerà anche in futuro la connotazione “Experimental”), molto veloce e capace di una quota di tangenza di 40.000 piedi, nonostante fosse propulso da motori a elica e pistoni. Verrà dotato di un triplice vano ospitante le fotocamere da ricognizione e addirittura di un laboratorio avio-trasportato per lo sviluppo delle pellicole. La sperimentazione sarà sospesa e il velivolo troverà occupazione perlopiù in ambito civile. Il terzo velivolo sarà lo Hughes XR-11, portato in volo per la prima volta proprio dal celeberrimo Howard Hughes, velivolo dalle linee filanti, bimotore, costruito in Duramold, materiale composito resinoso. Offrirà una cellula pressurizzata per il pilota e l’operatore radio/navigatore che, a sua volta, poteva ricoprire l’incarico di fotografo e pilota stesso. Sarà inoltre dotato anche di un sistema di pilotaggio automatico, adatto per svolgere missioni di lunga durata a vantaggio di una riduzione dell’affaticamento del pilota. Per motivi economici anche questo progetto verrà sospeso e il velivolo, che montava soluzioni avveniristiche, sarà accantonato .Si ricorrerà quindi a già collaudati e diffusi bombardieri, riconvertiti o riprogettati per attività di ricognizione. L’impiego, a scopo di raccolta informativa, soprattutto, ma non solo fotografica, dei bombardieri B-24 e perlopiù B-29 Superfortress, renderà disponibili risorse per l’attività ricognitiva dello Strategic Air Command: con tangenze operative decisamente già significative e dotazioni specifiche, l’impiego di questi velivoli inaugurerà anche l’epoca dell’intelligence elettronica (ELINT, Electronic Signals Intelligence). I velivoli saranno dotati di apparecchiature (inizialmente spesso ingombranti e decisamente poco aerodinamiche) atte a scandagliare le comunicazioni e a disturbare i segnali radio e radar avversari. Si può affermare che l’introduzione dei sistemi di raccolta informativa elettronica offrirà un efficace avvio al passaggio da una ricognizione “a piccola scala”, decisamente tattica, verso una ricognizione ad ampio raggio, più eminentemente strategica. Anche gli aerei da trasporto C-47 e gli ex bombardieri B-17 furono equipaggiati con strumentazioni elettroniche (il quartier generale USAF in Europa (USAFE) doterà due bombardieri B-17 di due ricevitori di ricerca AN/APR-4 e antenne di radiogoniometria AN/APA-17 e AN/APA-24, atte sia ad individuare, che triangolare ed eventualmente disturbare dispositivi radar sovietici, oltre che per perfezionare le tecniche di navigazione aerea.
La ricerca aeronautica si orienterà inoltre nello sviluppo di una differente tipologia di motorizzazione, che potesse soppiantare il motore a pistoni. Il turboreattore avrebbe permesso di affrontare e risolvere tutta una serie di limitazioni operative. Si otterrà un cospicuo incremento della velocità del velivolo, innanzitutto, offrendo a parità di peso del blocco motore una spinta propulsiva decisamente superiore e la possibilità di volare a quote sempre più elevate, risentendo molto meno (o per nulla, negli sviluppi più avanzati) delle modificazioni stechiometriche del rapporto aria-carburante. Gli statunitensi ovviamente non resteranno inermi di fronte allo sviluppo di più adeguate modalità propulsive: il Lockheed F-80 Shooting Star, entrato in servizio nel 1946, portò allo sviluppo di una versione da ricognizione tattica (RF-80), addirittura nella versione “EF” con il pilota posizionato in posizione prona, quindi ancora più orientato verso l’osservazione ambientale e l’FP-80A da ricognizione fotografica tattica. La limitata autonomia non ne faranno mai un velivolo da ricognizione strategica ma, per le sue non particolarmente brillanti doti aeronautiche, compensate però da una particolare docilità di pilotaggio (per gli standard dell’epoca) ne renderanno nel prossimo futuro uno dei più ricercati aviogetti da training. Nel novembre del 1947, in una frenetica corsa alla ricerca dell’aviogetto più performante in ambito tattico, inizierà la propria carriera il Republic F-84 Thunderjet, capace di velocità prossime ai 1.000 km/h in quota, implementato come bombardiere tattico nucleare, ma anche impostato, a partire dagli anni ’50 nella versione RF-84F Thunderflash, per compiti di ricognizione tattica visiva e fotografica .
La ricerca di una maggiore velocità e soprattutto quello dell’incremento della tangenza operativa e dell’autonomia diventeranno una esigenza mandatoria. Molti sforzi verranno profusi nell’ambito della ricerca in questo senso, la quale confluirà nella sperimentazione del famoso Bell X-1: il 14 ottobre 1947 il velivolo, in rigoroso volo livellato, raggiungerà la velocità di Mach 1,06 . Lo studio e l’implementazione del propulsore a reazione diventerà funzionale non solo ai fini di un incremento della velocità assoluta di navigazione, ma soprattutto della tangenza operativa, dove l’aspirazione dell’aria atmosferica, molto più rarefatta e a bassissime temperature, richiedeva ai piloti continui aggiustamenti sulla miscelazione del binomio ossigeno-carburante e continue variazioni del passo delle eliche. Sicuramente però il B-29, nella sua versione “da ricognizione” (RB-29, inizialmente denominato F-13), resterà, nei primi anni dello Strategic Air Command, l’aereo di punta per operazioni di ricognizione, fotografica ed elettronica, in virtù sicuramente della sua significativa autonomia, della capacità di volare ad alte quote con minor impatto per l’equipaggio (cabina pressurizzata) e per la disponibilità del velivolo pressoché in tutti i teatri operativi (europei, statunitensi, orientali). È opportuno inoltre valutare quanto gli statunitensi posero in campo in merito all’ulteriore implementazione dell’autonomia (e quindi del lungo raggio di azione) di tali velivoli, attraverso l’introduzione dei KB-29 “Tanker”, spesso coadiuvati in fase di decollo, considerando il sovrappeso a pieno carico dell’aggiunta di carburante, di razzi JATO (Jet Assist Take Off). Verso la fine degli anni ’40 diventeranno fruibili anche i velivoli RB-50, RB-36, con cellule e motorizzazioni decisamente più performanti e i RB-45 e RB-47, jet-propulsi . Il RB-50 di fatto si costituirà come una evoluzione migliorativa del RB-29, mantenendone la motorizzazione a pistoni, ma provvisto di uno specifico vano, posizionato nel retro della fusoliera, nel quale verranno installate nove fotocamere, suddivise in quattro postazioni e strumentazione di rilevamento elettronico e meteorologico. Poteva utilizzare due serbatoi sganciabili da 700 galloni, posizionati sotto le ali, capaci di incrementarne così l’autonomia di volo . Il RB-36, disponibile dal 1947, diventerà l’aereo a propulsione termica tradizionale più potente mai costruito, verosimilmente però l’ultimo di una serie di velivoli di questa tipologia: dotato di ben sei propulsori a pistoni, in grado di disporre di una tangenza operativa di ben 13.000 metri, con una autonomia di 16.000 Km non sarà però esente da importanti problemi tecnici. I progettisti si accorsero, a seguito della strategia di costruzione che prevedeva i motori montati in posizione “spingente” (ad elica quindi posteriore), di quanto i carburatori, in questo caso non adeguatamente riscaldati dall’aria proveniente dal blocco termico del motore, risentissero delle bassissime temperature riscontrate alle alte quote . Se la ricognizione (e il bombardamento) strategico punterà a tangenze operative sempre più spinte, diventerà inevitabile che la tecnologia del turboreattore dovesse venire acquisita anche dai più grandi velivoli. Tra la fine del 1947 e l’inizio del 1948 diventeranno operativi il bombardiere B-45 “Tornado”, con la relativa versione “RB” da ricognizione e il B-47 Stratojet (RB-47 da ricognizione, prodotto in quantità significative però solo a partire dagli anni ’50): il velivolo sarà finalmente dotato di motori a getto (quattro il primo, sei il secondo), soluzione che permise di incrementare ulteriormente la tangenza operativa, ma soprattutto la velocità. La capacità di volare ad alte quote e a velocità più sostenute ne garantiva una più alta possibilità di sopravvivenza in fase di attacco, se impiegati come bombardieri, riducendone le possibilità di intercettazione aerea, e favoriva lo scopo ricognitivo, permettendo transiti più rapidi al di sopra dei cieli “ostili”, minor tempi di permanenza in volo al netto dell’intera missione (con riduzione del fattore di affaticamento per i piloti).
La tecnica fotografica si evolverà molto rapidamente: vennero progettate apposite gondole ospitanti la varie telecamere, con visione verticale e obliqua, sia al fine di coprire un più ampio ambito di ricerca, sia capaci di offrire scatti composti e sovrapposti, restituendo agli analisti di intelligence immagini stereoscopiche. Per molti anni la fotografia rappresenterà un aspetto molto significativo della ricognizione aerea, così come l’analista fotografico sarà una figura importante, in grado di rilevare installazioni, civili, industriali e militari, nonché, considerando il grado di sviluppo di apparecchiature a sempre più ampia definizione, addirittura singoli veicoli disposti sul terreno. L’introduzione della fotografia a infrarossi, che impiegherà particolari pellicole sensibili allo spettro di luce specifico e di fatto sensibile alle variazioni di calore, permetterà di raccogliere importanti informazioni circa la presenza di strutture industriali, delle acque di raffreddamento degli impianti di produzione nucleare, ma anche degli spostamenti di contingenti di terra e di mare (riscaldamento dei motori delle navi, o dei veicoli terrestri).
Infine, assolutamente da non sottovalutare, sarà rappresentata dalla portata della capacità di ricognizione elettronica (ELINT, Electronic Intelligence), dotata di varie sotto-specializzazioni: Communication Intelligence, COMINT e Telemetry Intelligence, TELINT. A sua volta l’ELINT si suddividerà in un ramo tecnico (TechELINT) e in uno operativo (OpELINT). Il primo definirà la struttura del segnale, le caratteristiche di emissione, le modalità di funzionamento, le funzioni dell’emettitore e le associazioni con sistemi d’arma che avrebbero operato a mezzo di onde elettromagnetiche, come radar, radiofari, disturbatori e segnali di navigazione (beacon). Scopo principale della TechELINT risiederà nella possibilità di ottenere parametri di segnale in grado di definire le capacità e il ruolo svolto dall’emettitore e quindi favorire la progettazione di apparecchiature di rilevamento radar, contromisure elettroniche o, ma solo in anni più recenti, armamenti atti a neutralizzare direttamente le fonti emettitrici. Il secondo aspetto dell’ELINT (OpELINT), si concentrerà, nell’ambito di una ricognizione di matrice tendenzialmente tattica, sull’individuazione di obiettivi ELINT specifici e sulla determinazione dei modelli operativi dei sistemi, al fine di elaborare i cosiddetti Electronic Order of Battle (EOB). Le informazioni dedotte dai ricognitori dotati di tecnologia OpELINT serviranno a supportare i pianificatori operativi e i comandi tattici sul campo di battaglia . Apposite antenne di rilevamento saranno montate sui velivoli da ricognizione strategica, allo scopo di captare comunicazioni (seppur criptate), stabilire le distanze degli obiettivi anche da posizioni remote e individuare la locazione dei radar di sorveglianza sovietici, ai fini di un eventuale aggiramento (o mascheramento) in caso di attacco diretto . All’indomani della costituzione del “ramo” europeo dell’USAF (USAFE) verrà intrapreso un aggressivo programma sia in ambito di TechELINT che di OpELINT, comprendente la creazione di un progetto di cooperazione congiunto con i diversi partner della NATO.
Risulta importante un’aggiunta relativa alla firma del Trattato Nord Atlantico, avvenuta il 4 aprile 1949 (data oltre la quale terminano le principali indagini relative al presente lavoro) e ratificato dai suoi dodici firmatari iniziali tra il 3 maggio e il 24 agosto 1949. Durante l’anno successivo alla firma, una serie di negoziati sulla struttura dell’alleanza contribuì a trasformare il Trattato Nord Atlantico nell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (North Atlantic Treaty Organization). , La stessa NATO definirà tutta una serie di accordi, volti a standardizzare linguaggio e soprattutto comportamenti, oltre che specifiche tecniche relative agli equipaggiamenti, da adottare da parte dei Paesi membri, note come STANAG (Standardization Agreements): la sigla terminologica che definirà l’atto della ricognizione diverrà nota a tutti gli Stati membri, negli anni a seguire, come “RECCE”, sostituendo la terminologia “Reconnaissance”, “Recognition”, ovvero “Recon”.
L’appropriazione da parte sovietica delle conoscenze sviluppate dai tedeschi per la progettazione e lo sviluppo dei primi missili, noti come V-2 (Vergeltungswaffe 2), porterà l’Unione Sovietica ad acquisire importanti implementazioni nell’ambito della missilistica. L’SS-1a Scunner (R-1), impostato dall’ottobre del 1948, sarà di fatto una copia del tedesco V-2 . L’Unione Sovietica svilupperà, negli anni immediatamente successivi, anche il primo missile contraereo “terra-aria” (Surface to Air Missile, SAM), noto come S-25 (C-25 in scrittura cirillica, Berkut per la NATO). La sua tangenza operativa giungeva fino ai 18.000 metri, con velocità bisoniche, cosa che renderà decisamente rischiosi i voli di ricognizione al di sopra dei territori dell’URSS.
Si implementerà quindi l’adeguazione tecnologica per portare gli aeromobili a volare a quote sempre più elevate, non tanto al fine di ridurre la probabilità di individuazione radar (obiettivo di fatto spesso irraggiungibile), quanto quella di intercettazione, da parte dei missili terra-aria. In questo senso lo sviluppo di propulsori a reazione sempre più performanti renderà le tangenze operative dei velivoli significativamente più elevate. Gli studi proseguiranno molto rapidamente, sia in merito agli effetti sugli equipaggi all’esposizione alle alte quote (radiazione solare, rischio di decompressione in cabina), sia in merito a soluzioni aerodinamiche specifiche per il volo a quote dove l’aria, estremamente rarefatta, avrebbe creato estreme riduzioni della portanza alare. Il velivolo U-2 rappresenterà il vertice di sviluppo di una filosofia di questo tipo: per quanto relativamente lento, disponeva di una tangenza operativa di oltre 20.000 metri, restituita grazie allo sviluppo di una grandissima superficie alare, se rapportata alle dimensioni e al peso della macchina. Questa soluzione garantirà all’esordio dei primi voli, la capacità di essere praticamente irraggiungibile dai missili antiaerei sovietici. Si tratterà però di un velivolo molto complesso e di difficilissimo pilotaggio che comporterà per il pilota un carico di lavoro eccezionale, una non banale predisposizione a questo tipo di volo e specifici, lunghi e complessi addestramenti.
Una successiva soluzione verrà invece interpretata nell’implementazione delle velocità di crociera dei nuovi ricognitori: ad altissime velocità i tempi di un eventuale inseguimento da parte di un missile terra-aria si sarebbero dilatati al punto che molti propulsori missilistici avrebbero terminato il relativo combustibile prima di raggiungere il velivolo. Si renderà inoltre pressoché impossibile (almeno fino allo sviluppo da parte sovietica di specifici intercettori ad alta velocità) l’intercettazione aerea diretta. Inoltre, i più ridotti tempi di sorvolo dell’area avversaria, avrebbero mantenuto un più alto livello di sicurezza per il velivolo stesso, il pilota e soprattutto per il materiale fotografico raccolto. Solo però dai primi anni ’60 venne progettato e sviluppato il Lockheed A-12 (nome in codice OXCART) , più avanti sostituito dal più ramoso e performante SR-71 Blackbird, quest’ultimo capace di velocità di 3,28 MACH a 25.000 metri di quota.
Concludendo, si può affermare che da una più classica Human Intelligence (HUMINT) si transitò, tra il 1946 e il 1949, ad una ricerca informativa di più ampio respiro, impostata sull’indagine dei dati ottenuti anche e soprattutto attraverso avvicinamenti aerei, sorvoli, ascolto, osservazione, fotografia e indagini elettroniche. L’aviazione divenne a questo punto una risorsa irrinunciabile, da ambo le parti, dove la ricerca e l’implementazione di una supremazia aerea in questo senso fu alimentata da programmi di sviluppo estremamente raffinati e avveniristici. Il bilanciamento tra le esigenze militari e i limiti imposti dalle capacità di ottenimento delle adeguate informazioni avrebbe esigito il massimo sforzo, da parte degli organismi preposti a tali compiti (il SAC in primis), per l’implementazione di ulteriori tecnologie di raccolta e di analisi dei dati, attraverso la progettazione e la costruzione delle più adeguate risorse aeree .
Il progredire della necessità di raccogliere informazioni sull’avversario sovietico portò a definire varie strategie di ricognizione, operate su tutto il globo. Lo stesso SAC dispose una serie di irrinunciabili esigenze, tra cui quella di operare voli a lungo e lunghissimo raggio, che avrebbero permesso il costeggiamento dei confini dell’URSS o addirittura la loro violazione e con la più alta probabilità di rientro, riconsegnando quindi agli analisti il materiale raccolto. Già dal dicembre del 1947 alcuni velivoli si portarono sulla verticale di aeree chiaramente di pertinenza sovietica, pur in missioni non apertamente autorizzate. Molteplici sconfinamenti degli spazi aerei, che potevano minare gli equilibri tra i paesi e favorire scontri concreti, in realtà venivano spesso giustificati come “errori operativi”, dettati da limiti specifici nell’ambito delle possibilità di navigazione a quote così elevate e soprattutto a distanze ragguardevoli rispetto al punto di decollo. Tra errori non voluti e sconfinamenti volontari, non era però possibile chiarire quanto fossero più rappresentati i primi rispetto ai secondi, considerando peraltro come molte delle missioni operative si svolgessero sotto il più riserbato segreto .
Studi, progetti ed esperimenti condurranno i velivoli a velocità e quote sempre più sostenute, fondamentali dopo l’introduzione dei Surface to Air Missiles sovietici, per limitare il più possibile eventuali perdite di velivoli; all’applicazione di dispositivi elettronici atti alla raccolta dei dati e alla protezione passiva (warning systems), all’implementazione di strumentazioni avioniche sempre più all’avanguardia.
La conduzione di operazioni di ricognizione permise alle forze statunitensi di raccogliere un bagaglio notevole di conoscenze sullo stato dell’arte, intenzioni e possibilità operative, tattiche e strategiche dell’avversario, favorendo la pianificazione di potenziali attacchi di contrasto a velleità belliche sovietiche, in quello che fu definito un vero e proprio “circolo della paura” . La ricognizione, sia fotografica che elettronica, ha inoltre favorito un ulteriore propellente alla crescita tecnologica, rendendo possibile l’impostazione di nuovi progetti e costruzioni, in ambito di tecnologie di intelligence e di evoluzione degli aspetti più prettamente legati al mondo dell’aviazione, promosse da un governo che riteneva indispensabile favorire una netta superiorità aerea sull’avversario . La ricognizione, e le informazioni da questa dedotte, resero inoltre disponibile una ulteriore possibilità di deterrenza: il riscontro, da parte sovietica, delle capacità statunitensi di elusione dei sistemi di difesa propri e i malcelati sorvoli operati sul territorio dell’URSS, sovente senza possibilità di alcuna efficace risorsa di intercettazione, hanno sicuramente impattato sul sentimento di protezione sovietica. Quest’ultimo aspetto, a sua volta, incoraggiò i governi dell’est a potenziare i propri programmi di ricerca, sia in ambito atomico, che di sorveglianza e ricerca informativa. L’Unione Sovietica si renderà infatti capofila nella ricerca di nuove forme di osteggiamento, basate sia sul potenziamento dell’arma aerea, ma anche sulla missilistica e sulla conquista dello spazio, nuova e interessante frontiera operativa che non ha purtroppo ritrovato spazio in questa trattazione .
