SINISI VITO
Maresciallo di 3ª classe A.A.


Dopo aver frequentato la Scuola industriale di Melfi nel 1927 si arruolò nella Regia Aeronautica, frequentando il corso armieri presso la Scuola specialisti di Capua. Assegnato alla 180ª Squadriglia idrovolanti, tra il 1928 e il 1931 prestò servizio presso l’Aeronautica della Cirenaica. Rientrato in Italia con il grado di primo aviere, successivamente prestò servizio presso la 184ª squadriglia idrovolanti del 3° Stormo Bombardamento Marittimo a Pola, poi sull’aeroporto di Foggia e infine al 20° Stormo Bombardamento Terrestre sull’aeroporto di Centocelle. Nel marzo 1935 partì per l’A.O.I. partecipando alla guerra d’Etiopia per rientrare in patria nel 1936 con il grado di sergente maggiore. Nel corso del 1939 fu promosso maresciallo di 3ª classe, e dopo l’entrata in guerra, il 10 giugno 1940, passò alla specialità aerosilurante, assegnato in forza alla 279ª Squadriglia, del neocostituito 131° Gruppo Autonomo Aerosiluranti. Nel giugno del 1941 con la sua squadriglia, fu distaccata sull’aeroporto di Derna.
Maresciallo armiere di provata capacità e di ardimento, volontariamente partecipava ad una rischiosa azione di aerosiluramento contro unità navali nemiche. Durante la missione, svoltasi sotto l’infuriare di una violentissima reazione contraerea, manteneva contegno calmo e sereno. Attaccato da caccia, rispondeva con la propria arma all’offesa nemica, fino a quando una raffica lo abbatteva mortalmente ferito. Costretto il velivolo ad ammarare, veniva accolto sul battellino di salvataggio. Con le carni straziate dal piombo nemico sopportava con stoica fermezza il tormento di una lunga permanenza in mare, senza un lamento, solo timoroso di essere d’impaccio ai camerati col proprio corpo ormai inutile. Sentendosi prossimo alla fine rivolgeva ai compagni parole di saluto per la Patria e per la sua famiglia pregando di essere, dopo morto, gettato in mare. Quindi spirava con la nobile serenità dei più puri eroi italici. Cielo del Mediterraneo Orientale, 24 giugno 1941
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LECCIS GIOVANNI
Caporal Maggiore – 1° Raggruppamento Speciale Genio Guastatori


Operaio in un oleificio del suo paese, fu chiamato per il servizio di leva, presso il 7° reggimento genio a Firenze, il 14 gennaio 1941. Chiesto di essere ammesso alla specialità guastatori del genio, fu inviato all’apposito corso presso la Scuola di Civitavecchia, quindi veniva assegnato alla 3^ compagnia del XXXI battaglione guastatori. Il 15 settembre dello stesso anno partiva per l’A.S. (Africa Settentrionale). Caporale nell’ottobre successivo e caporal maggiore nel marzo 1942, morì nell’ospedale da campo 240 in seguito alla grave ferita riportata il giorno stesso.
Di tempra unica per l’ardore, la disciplina e l’ascendente, sempre volontario nelle più dure imprese, si distingueva diverse volte nella difesa ad oltranza, lasciando avvicinare gli elementi avanzati nemici per poi annientarli col tiro infallibile delle sue armi e delle bombe a mano. Prescelto quale portatubi all’assalto di forte posizione e destinato al settore più delicato, si lanciava generosamente alla testa dei suoi uomini, calmo e sprezzante fra l’imperversare della reazione nemica. Dopo aver individuato e disarmato diverse mine che sbarravano l’accesso ai reticolati, giungeva primo sotto gli stessi e attirava su di sé il fuoco creando, con preciso lancio di bombe a mano, la cortina fumogena. Visto cadere un compagno portatubi, s’impadroniva del suo ordigno e lo faceva brillare, col proprio, sotto il reticolato, creando una prima breccia. Poi, con veemente slancio, portava un altro tubo per ampliare il varco e veniva ferito da pallottola di fucile. Sanguinante, raccoglieva con sforzo supremo tutte le sue forze, ormai allo stremo, ed al compagno che gli si era avvicinato per soccorrerlo, sdegnosamente rifiutando ogni cura, strappava di mano il tubo esplosivo, si dirigeva ancora sotto i grovigli ed accendeva la terza carica. Nel compimento del sublime gesto, un colpo di cannone anticarro lo colpiva in pieno petto smorzandogli sulle labbra le invocazioni alla Patria e stroncando l’ardente giovinezza nella visione della vittoria. Fulgido esempio di guastatore degno degli eroi leggendari della terra sarda. – Fronte di Tobruk, 20 giugno 1942.
