PIERFRANCO BONETTI E PEDRO FERREIRA – M.O.V.M. DI GENNAIO

  

BONETTI PIERFRANCO

Sottotenente cpl. genio, partigiano combattente

Studente universitario a Milano nella facoltà di lettere e filosofia, si arruolò il 1° marzo 1941 quale allievo ufficiale di complemento nella Scuola allievo ufficiale del genio a Pavia. Nominato sottotenente nel marzo 1942, fu assegnato al deposito del 14° reggimento genio in Belluno. Un mese dopo, destinato al XXI btg. artieri mobilitato del XIV C.A., raggiungeva a Podgoritza (Montenegro) il reparto dove rimase fino alla data dell’armistizio.

“Ufficiale del genio, all’onta della resa preferiva l’incerto destino del ribelle della montagna. Raccolti ed organizzati parecchi militari sbandati, a capo di essi combatteva a fianco di una formazione partigiana della zona il cui comandante, in riconoscimento del suo slancio e del suo spirito combattivo, gli affidava il comando di una compagnia. Riunitosi finalmente ai fratelli italiani combattenti in Balcania, ne seguiva le sorti, percorrendo migliaia di chilometri tra sacrifici e privazioni di ogni genere. Nel corso di un duro combattimento contro bande musulmane albanesi, accerchiato da un forte ed agguerrito contingente nemico ed in difficile situazione, resisteva con accanimento per parecchie ore, fornendo mirabile esempio di ardore combattivo e di eroismo. Colpito a morte chiudeva, sul campo di battaglia, la sua giovinezza eroica, tra i propri soldati da lui guidati in ogni circostanza al combattimento con eccezionale coraggio.” — Montenegro e Sangiaccato, 9 settembre 1943 – 7 gennaio 1944.

 

FERREIRA PEDRO

Sottotenente s.p.e. fanteria, partigiano combattente

Sottotenente di complemento nel 3° reggimento artiglieria d’Armata, nell’agosto 1941, rinunciava al grado ed entrava come allievo all’Accademia Militare di Modena nell’ottobre dello stesso anno, uscendone sottotenente in s.p.e. di fanteria nel marzo 1943. Destinato al 25° reggimento fanteria della Divisione «Bergamo» e, frequentata la Scuola di applicazione, raggiunse il reggimento mobilitato in Dalmazia, nei pressi di Spalato. Dopo l’armistizio dell’8 settembre combatté prima nelle bande partigiane jugoslave nel Friuli orientale. Passato poi in Piemonte, costituì in Val Grana la banda «Italia Libera» da cui ebbero origine le Brigate della 1ª Divisione Alpina «G.L.» della Val di Lanzo. Trasferitosi successivamente in Val Aosta, organizzò le «Brigate Mazzini» raggruppate, nell’estate 1944, nella 7ª Divisione Alpina «Giustizia e Libertà» di cui tenne il comando.Compilò e presentò alle maggiori autorità del C.L.N. un Progetto di «Statuto delle Forze Italiane delia Resistenza» per la formazione di un’unica organizzazione militare apolitica, progetto che non poté aver seguito per disaccordo delle parti contraenti. Il 4 nov. 1946, l’Università di Genova conferì alla sua memoria la laurea «ad honorem» in scienze commerciali.

“Fiera figura di partigiano, dopo avere combattuto contro il tedesco oppressore in terra straniera, accorreva sul patrio suolo per continuare la lotta di liberazione. Le valli di Lanzo, di Chialamberto e di Aosta conobbero la sua insonne attività che le trasformò in potenti baluardi contro l’avanzata nemica. Champorcher, Bardonetto, Gressoney videro brillare il suo valore in audaci azioni che costituiscono luminose pagine della storia partigiana. Catturato una prima volta e liberato in seguito a scambio di prigionieri riprendeva il suo posto di combattimento finché, caduto per la seconda volta nelle mani dell’avversario, veniva condannato a morte. Nell’attesa dell’iniqua esecuzione scriveva il suo testamento spirituale dedicato ai compagni di lotta, e, al canto degli inni della Patria, con sul petto il distintivo di partigiano, affrontava il plotone di esecuzione e cadeva dopo avere comandato, eretto nella persona, il fuoco fratricida, gridando «Viva l’Italia».” — Torino, 23 gennaio 1945