GIOVANNI RICCARDO BALDELLI. Gli Ordinamenti dal 1934 al 1940: Baistrocchi, la Divisione Binaria. I Parte

  

L’Ordinamento Baistrocchi

L’Ordinamento Baistrocchi del 1934 – Ministro per la Guerra Mussolini, Sottosegretario Baistrocchi, Capo di Stato Maggiore Generale Badoglio, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Bonzani durante la fase di elaborazione e Baistrocchi all’atto dell’approvazione e dell’emanazione–, confermò quanto già espresso nel 1926, prevedendo:

  • il mantenimento della distinzione tra esercito metropolitano e coloniale;
  • il mantenimento della distinzione del personale in ufficiali, sottufficiali e truppa;
  • il mantenimento della distinzione della gerarchia dei gradi.

Nel particolare l’esercito metropolitano continuò ad essere ripartito nei seguenti elementi costitutivi:

  • il Corpo di Stato Maggiore, con tutti gli ufficiali di Stato Maggiore da colonnello a capitano, retto dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito;
  • le grandi unità, di cui vennero:
  • mantenuti i quattro Comandi designati d’Armata;
  • aboliti i Comandi della Sicilia e della Sardegna;
  • aumentati i Corpi d’Armata, portati a tredici (due in più rispetto all’ordinamento del 1926);
  • aumentate le Divisioni di fanteria, portate a trentuno (una in più);
  • istituiti quattro Comandi Superiori Alpini;
  • costituite tre Divisioni celeri;
  • l’Arma dei Carabinieri Reali, comprendente, sei Ispettorati di zona (uno in più), una Scuola centrale, venti Legioni Territoriali (una in meno), tre Battaglioni e uno Squadrone, uno Squadrone guardie del Re;
  • le Scuole Militari, ripartite in: Collegi militari, Accademia di fanteria e cavalleria, Accademia di artiglieria e genio, Scuole di Applicazione di fanteria, di cavalleria, di artiglieria e genio, Scuola di Applicazione di sanità, Scuole Centrali, Scuola di tiro di artiglieria, Scuola di Guerra, Scuole Allievi Ufficiali di Complemento, Scuole Allievi Sottufficiali;
  • l’arma di fanteria, dal quale vennero eliminati i comandi di brigata alpina e la specialità carri armati che, non più considerata autonoma, rientrava nei ranghi dell’arma, comprendeva: un comando Brigata Granatieri, trenta comandi di Brigata di fanteria di linea (uno in più), tre Reggimenti Granatieri, ottantanove Reggimenti Fanteria di linea (due in più), dodici Reggimenti bersaglieri, nove Reggimenti alpini, un Reggimento carri armati (neo costituito);
  • l’arma di cavalleria, ripartita, come nell’ordinamento Diaz in: tre comandi di brigata, dodici reggimenti, quattro squadroni palafrenieri. Nell’ambito dei reggimenti venne introdotta una novità organica che stabiliva che queste unità dovessero essere costituiti con gruppi di squadroni a cavallo o meccanizzati. Era dunque una lecita ammissione al ricorso al mezzo meccanico in luogo di quello animale tradizionale insito nelle tradizioni dell’arma.
  • l’arma di artiglieria, distinta sempre tra:
  • arma di artiglieria comprendente: tredici comandi di artiglieria di Corpo d’Armata (tre in più), trentuno reggimenti di artiglieria di divisione di fanteria (corrispondevano alla vecchia denominazione di reggimenti di artiglieria da campagna, il cui numero era stato incrementato di un’unità), dodici reggimenti di artiglieria di Corpo d’Armata (corrispondenti alla vecchia denominazione di reggimenti di artiglieria pesante campale, il cui numero era stato incrementato di un’unità), dodici reggimenti di artiglieria di divisione celere (corrispondenti al reggimento artiglieria a cavallo, ma con un nuovo organico ed aumentati di due unità), quattro reggimenti di artiglieria alpina (corrispondenti alla vecchia denominazione di reggimenti di artiglieria da montagna, il cui numero era stato incrementato di un’unità), dieci reggimenti di artiglieria d’Armata (corrispondenti alla vecchia denominazione di reggimenti di artiglieria pesante), cinque reggimenti di artiglieria contraerei (subentrati ai dodici centri contraerei), un reparto palafrenieri, tredici direzioni di artiglieria (due in più);
  • servizio tecnico delle armi e munizioni, strutturato su una direzione superiore del servizio tecnico delle armi e munizioni, stabilimenti e centri di artiglieria vari;
  • l’arma del genio, nella quale non comparivano più i due reggimenti radiotelegrafisti e il gruppo aerostieri, comprendeva tredici comandi del genio di Corpo d’Armata (uno in più), dodici Reggimenti genio di Corpo d’Armata (uno in più), due Reggimenti minatori (in più), due Reggimenti pontieri (due in più), un Reggimento ferrovieri, il Servizio studi ed esperienze del genio (Direzione Servizio studi ed esperienze del genio, Istituto Superiore delle trasmissioni, Officina radiotelegrafica ed elettrotecnica, Officina di costruzioni del genio militare, Centri vari di studio del genio);
  • il Servizio chimico militare, con un reparto chimico e deposito, vari centri esperienze;
  • i distretti militari (cento);
  • il Corpo sanitario, con tredici direzioni di sanità (due in più), tredici compagnie di sanità (una in più), un istituto chimico farmaceutico militare, ospedali ed infermerie presidiarie;
  • il Corpo di commissariato, con tredici direzioni di commissariato (due in più), tredici compagnie di sussistenza (due in più), stabilimenti vari di commissariato;
  • il Corpo di amministrazione militare;
  • il Corpo veterinario militare;
  • il Servizio automobilistico, del quale non erano più contemplati l’Ispettorato tecnico automobilistico e l’officina automobilistica, comprendeva: un servizio tecnico automobilistico e tredici centri automobilistici (uno in più).

 

La Divisione binaria

Durante la campagna etiopica la divisione ternaria aveva dimostrato in quel contesto operativo, secondo alcune autorevoli fonti, caratterizzato da un terreno fortemente accidentato, di essere pesante, di difficile comandabilità ed altrettanta duttilità di impiego. Pertanto, furono condotti specifici studi volti a progettare una divisione agile, più leggera e facilmente comandabile.

L’adozione della divisione binaria era doppiamente negativa in quanto:

  • evitava di risolvere il problema della motorizzazione delle grandi unità e di tutto l’apparato militare terrestre;
  • spogliava le divisioni, oramai eccessivamente alleggerite, della capacità di operare sul campo di battaglia da vero mattatore;

Pertanto i presunti o reali motivi che avevano spinto all’adozione della divisione binaria andavano ricercati:

  • nell’adeguamento della dottrina italiana alla guerra di “rapido corso”;
  • nel maggiore prestigio di cui avrebbe goduto l’Italia in ragione del numero di divisioni in organico (fattore che sarebbe stato sconfessato dai bollettini e dagli studi postumi alla guerra, in quanto il calcolo delle forze contrapposte, effettuato di norma solo sul numero di divisioni senza tener conto però dei suoi organici, avrebbe attribuito al Regio Esercito una forza superiore a quella reale ma, alla fine, ne avrebbe solamente ingigantito le sue sconfitte);
  • nel conseguente incremento delle promozioni al grado di generale.

La decisione di passare dalla divisione ternaria a quella binaria non fu una mera trasformazione di carattere ordinativo, come quello del passaggio dalla quaternaria alla ternaria. Fu invece un cambiamento delle funzioni della Divisione di fanteria, ancor prima della sua struttura, visto che le tolse qualsivoglia possibilità di manovra. Alla Divisione restò quindi unicamente il compito di esercitare un unico sforzo a botta dritta, lungo un’unica direttrice tattica, che si sarebbe sviluppata per successivi scavalcamenti del battaglione. La manovra fu così trasferita al livello del Corpo d’Armata.